di Franco BARTOLOMEI – La risoluzione storica definitiva del rapporto conflittuale dell’ Occidente Cristiano con il Mondo Islamico , in termini di dialogo e comprensione culturale , collaborazione politica economica ,scambio e integrazione reciproca , puo’ rappresentare realmente un punto di svolta in un complessivo processo di maturazione democratica delle nostre società , sia sotto il profilo della qualità dei rapporti sociali ed economici e sia sul terreno del superamento della natura imperialista delle relazioni internazionali , che finora ha sempre contraddistinto il rapporto prevalenti dell’ occidente nei rapporti con il sud del mondo , in cui la logica della accumulazione capitalistica ha sempre trovato forza e giustificazione morale in una autocoscienza di superiorità civile , culturale ed etica , di originario fondamento religioso , verso il resto del mondo non Cristiano , che ha caratterizzato l ‘ Occidente , e che la cultura Cattolica ha posto in discussione con radicalità solamente con il Concilio Vaticano II , più di 700 anni dopo San Francesco.
Il Sionismo, peraltro , ha tratto sempre forza espansiva da questa contraddizione culturale che ha sempre caratterizzato la coscienza culturale dell’ occidente, volgendola lucidamente a vantaggio del suo progetto della grande Israele.
E’ infatti evidente come la crociata delle destre europee contro i migranti islamici , sicuramente favorita dalla incompatibilità tra la crisi delle condizioni di vita delle popolazioni europee ,prodotta dalla politiche di austerita’ e dalla stagnazione strutturale del sistema liberista, e le naturali difficoltà economiche e sociali di un processo di integrazione etnica di massa , sia sostenuta a livello globale dalla maggior parte del mondo politico e culturale che sostiene Trump,in diretta continuità con i vecchi neocon ,a cominciare dai principali ambienti , politici , culturali e economici dell ‘Universo Sionista .
Le due grandi religioni, Cristianesimo e Islamismo , rappresentano e diffondono al contrario , nonostante la permanenza di grandi difficoltà nel rapporto reciproco , un impianto etico che orami e’ strutturalmente avverso e incompatibile con un sistema economico sociale che nel vortice della sua necessità di espansione ingloba , come mai fatto in precedenza , la totalità della personalità dei soggetti consumatori , trasformando in merce la totalità della vita esterna ed interiore degli individui .
In questo, come ha correttamente detto Preve, e ben prima di lui Giulio Girardi , Leonardo Boff, e tutta la Teologia della Liberazione , rappresentano un baluardo culturale diffuso alla espansione della egemonia del capitale nella moderna forma liberista e finanziaria.
E’ evidente che questo percorso di avvicinamento tra le due grandi religioni , sul terreno della comprensione culturale, e della collaborazione in un comune orizzonte di costruzione sociale , passa per due fattori determinanti , da un lato la irreversibilità dell’ orizzonte conciliare fondato sull’ universalismo Cristiano e sulla traduzione sociale di un impianto etico sociale pacifista ,solidale e inclusivo , che riesce ormai ad influenzare tutta la differente comunità Cristiana , e dall’ altro il consolidamento di un processo nel mondo islamico , da tempo avviato ma ancora non pienamente sviluppato , di riorientamento della fede religiosa in termini etico/ sociali sui rapporti economici reali e sulla conseguente definizione dei rapporti di potere, interni ed internazionali, che il mondo sciita sta affrontando in modo aperto , e che il mondo sunnita fatica a riprendere con decisione dopo la crisi dei Socialismi arabi , ancora dilaniato dalla tempesta fondamentalista che lo ha sconvolto , certamente favorita da parte non piccola dei centri strategici USA , e sostenuta dalle monarchie arabe wahabite legate agli interessi petroliferi e all’ occidente finanziario, e collaborazioniste con il mondo sionista , che hanno interesse a confinare il messaggio coranico ad una dimensione repressiva e regressiva , del tutto avversa alla grande mite tradizione dell’ Umanesimo Musulmano.