di Franco Bartolomei, coordinatore nazionale Risorgimento Socialista
Netanyahu che fine ha fatto? È sparito da 4 giorni, cosa mai accaduta e del tutto impensabile in un momento di assoluta emergenza come questo, a meno che non ci siano cause gravi che lo costringano al silenzio.
Affiora in giro la sensazione che si sia aperto uno scontro all’interno dell’asse USA/Israele. Soprattutto all’interno delle sfere decisionali strategiche e militari che, di fronte alle enormi difficoltà che vanno emergendo in conseguenza della formidabile ed eroica resistenza della Repubblica Islamica, potrebbero chiedere conto alla presidenza USA della pressione esercitata dal governo di Israele per attaccare l’Iran a tutti i costi.
È evidente che gli americani hanno sbagliato tutte le valutazioni sull’Iran che, come noi di Risorgimento Socialista avevamo immediatamente previsto, è in grado di reggere con forza il campo e addirittura di contrattaccare con successo. Il momento è delicatissimo, perché un impero senza scrupoli come gli USA, aggressivo e abituato a stravincere, di fronte a una pesante battuta d’arresto è perfettamente nelle condizioni di fare quelle scelte folli e distruttive a cui con chiarezza punta il suo alleato sionista.
La Repubblica Islamica è in grado di reggere sufficientemente bene lo scontro nei termini attuali, ma è sempre più necessario che un insieme di forze e paesi a livello globale spingano per chiudere la guerra e far terminare l’aggressione all’Iran. Spagna e Irlanda, Messico e Brasile e una buona parte del Commonwealth da una parte, e la Cina Popolare e la Russia dall’altra, hanno già fatto il loro; ora è il momento della mobilitazione in Occidente di un grande movimento per la pace, unitario e di massa, che da un lato tenga fuori dalla guerra l’Europa respingendo la logica interventista della NATO e, contemporaneamente, negli USA metta la presidenza americana con le spalle al muro sul punto chiave della sua connessione subalterna con il sionismo.
Un grande movimento per la pace in grado di creare nelle società occidentali una spaccatura frontale nell’opinione e nella coscienza dei paesi, e in grado di accendere un clima di scontro sociale come già avvenuto in passato. Non sottovalutiamo il fatto che questa è la prima guerra imperialista fatta dagli USA con una spaccatura verticale del suo intero arco di rappresentanza politica, e con i grandi paesi europei dell’occidente atlantista che non hanno fatto parte dei processi decisionali che l’hanno determinata.
L’unico compito di tutti i socialisti e di tutti i veri democratici è sostenere senza esitazioni questo fronte di lotta per la pace. Se non riusciamo in questo intento i pericoli sono gravissimi, perché il rischio reale di una sconfitta, nel quadro concreto che si è determinato nel rapporto tra sionismo ed imperialismo, porterebbe con grande probabilità gli USA a scelte inaudite ed ancora più criminali. Dobbiamo assolutamente evitare che questo accada.