Teatro dell’opera di Roma: tutti vogliono occupare la poltrona di direttore, ma nessuno parla di cultura.

Apprendiamo dai media la polemica, veramente di basso livello, relativa alla nomina di Luca De Fusco come nuovo direttore del Teatro dell’Opera di Roma. Il Sindaco della città eterna parla di “colpo di mano” da parte dell’opposizione di destra. Nicola Zingaretti, addirittura (e da che pulpito viene la predica) dice che nella visione degli avversari di destra “La cultura serve a non servire, per questo la destra vuole occupare tutto”.  Detto da chi ha costruito proprio sulla base dell’egemonia culturale, escludente e mortificante per i non allineati, le proprie fortune politiche la cosa suona ridicola.

Le destre, da parte loro, rivendicano la “democraticità” dell’operazione. Anche se il CdA che ha nominato De Fusco era dimezzato, da un punto di vista formale l’operazione è legale e legittima.

Tanto rumore e clamore per una poltrona. La vicenda brucia perché la giunta Gualtieri si è fatta soffiare sotto il naso uno degli enti culturali più prestigiosi della capitale. La poltrona persa diventa un caso cultural politico esistenziale. Ci manca solo che diventi una questione di antifascismo militante tirato in ballo per il bavero della giacca.

Al basso cabotaggio si aggiunge l’arroganza di chi è abituato a governare la cultura romana ed ora si trova privato del giocattolo preferito.

Fa molto arrabbiare anche il fatto che le destre hanno utilizzato l’affaire Teatro dell’Opera come mero cavallo di Troia per mettere in difficoltà l’avversario. In realtà all’opposizione di destra della cultura non importa niente o quasi e non hanno nemmeno, su Roma, le risorse umane per portare avanti un organico disegno di politica culturale alternativa. Tant’è che Luca De Fusco si è affrettato a precisare che lui non è “non è di sinistra, ma nemmeno di destra”.

De Fusco è un coniglio, prestigioso senza dubbio, tirato fuori dal cappello del sempreverde Gianni Letta.

In tutto questo parlare della poltrona resta schiacciata la cultura. I due contenenti, Gualtieri e la sua opposizione di destra, parlano di tecnicismi e tatticismi sulle nomine, ma nessuno, al momento, ha presentato un piano organico per il futuro del Teatro dell’Opera, per le sue direttrici  culturali e la sua gestione.

Risorgimento Socialista

Federazione di Roma e del Lazio