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Pisa, Firenze, Napoli e non solo: quelle manganellate vengono da lontano

di Manfredi Mangano

Venerdì 23 febbraio 2024, a Pisa e Firenze, in occasione di uno sciopero generale proclamato dai COBAS, sindacati di base, studenti e comunità palestinesi sono scesi in piazza per protestare contro la guerra in Palestina: l’obiettivo dei cortei erano universitarie e consolato americano, per dare un segnale contro la politica americana di sostegno incondizionato all’azione militare israeliana.

Ciò che è successo è ben noto: in entrambe le città, le forze dell’ordine hanno sbarrato la strada ai manifestanti, e sono partite le cariche, con un bilancio pesante: 18 feriti, tra cui 8 minorenni e un poliziotto. Le polemiche sono state pesanti e trasversali e hanno mosso anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha definito “un fallimento” l’uso della forza contro i ragazzi.

Le scene di Pisa e Firenze erano già state anticipate dalla violenta repressione, a Napoli, sempre di un corteo pro- Palestina: ma questo trend che vede il dissenso sempre più mal tollerato arriva purtroppo da lontano.

Ricordate i famosi Decreti Sicurezza, di cui Salvini era orgoglioso promotore? Molta attenzione si era canalizzata sulle norme ingiuste e crudeli rivolte verso l’immigrazione e i salvataggi in mare, che sono state poi modificate e in parte abolite durante il governo giallorosso. Purtroppo però, restano al loro posto, e nessuno gli ha mai dato la dovuta attenzione, le norme che Salvini ha fortemente voluto e poi anche inasprito negli anni, relative alla repressione delle manifestazioni.

Tra 2018 e 2019, da Ministro dell’Interno, Salvini ha infatti reintrodotto con il primo Decreto

Sicurezza il reato di blocco stradale, punito con la reclusione da uno a sei anni. A questa norma, si è poi aggiunta una stretta sulle manifestazioni, che ampliava i poteri dei prefetti nel vietare o limitare le manifestazioni che possano arrecare “disturbo all’ordine pubblico o alla sicurezza dei trasporti”, e nel permettere identificazione e perquisizione dei partecipanti, oltre a prevedere circostanze aggravanti per reati commessi nel corso delle manifestazioni, tra cui anche danneggiamento, la resistenza a pubblico ufficiale, l’interruzione di ufficio o servizio pubblico o di pubblica necessità. Di fatto, qualsiasi cosa succeda in una manifestazione diventa potenzialmente un reato, e anche organizzare una manifestazione diventa molto più pericoloso: pensiamo agli scioperi, o anche solo alle proteste di un pacifico comitato di quartiere. Quanti di questi sarebbero efficaci senza disturbare almeno un po’ i trasporti, o la giornata di chi si reca al lavoro?

Queste norme, negli anni, non sono mai state abolite, un grave macchia sulla coscienza del PD e del Movimento 5 Stelle: si tratta di armi formidabili per la repressione di qualunque tipo di manifestazione scomoda: tanto per ribadire la propria posizione, del resto, nel 2023, la Lega ha presentato una proposta di legge per aumentare le sanzioni, sostituendo la multa con la reclusione da 6 mesi a 3 anni, e per estendere il Daspo- cioè il divieto di accedere ad alcune aree della città anche ai manifestanti che bloccano le strade.

Tra le vittime più note di questa normativa, 9 pastori sardi, sotto processo con l’accusa di aver sversato latte sulle strade durante le proteste del 2019: Salvini prima aveva recato la sua solidarietà ai manifestanti, e poi su di loro era calata la scure degli arresti. Per loro, l’accusa aveva chiesto una pena di 9 mesi, ma fortunatamente sono stati prosciolti.

La nostra posizione non è quella che chiamano ACAB, “All Cops Are Bastards”: le forze dell’ordine sono un tassello fondamentale della democrazia e della sicurezza di tutti, compresi i più deboli.

Ma, scientificamente, in questi anni è in corso un tentativo di rendere chiunque protesti un potenziale criminale. Le manganellate agli studenti arrivano da lontano: da un sistema politico sempre più intollerante e spaventato. Oggi tocca a quelli che Salvini chiama sprezzante i “gretini”, o agli studenti che manifestano per la pace: ma può toccare a chiunque di noi, dagli operai che non vogliono la chiusura di una fabbrica ai contadini che protestano contro i prezzi da strozzini. Man. Man.