Qualche considerazione sulla vicenda Marino , per capire meglio perche e’ ora di farla finita con il PD romano.

Il candidato a sindaco di Roma, Ignazio Marino, durante un incontro con i cittadini romani nel quartiere della Garbatella, 01 giugno 2013. ANSA / ETTORE FERRARI

1) l’invenzione di Marino Sindaco è stata costruita per arginare la crisi di credibilità del PD romano, attraverso la proposizione di una personalità che fosse in grado di garantire al PD la riconquista della amministrazione comunale, e con essa la possibilità di ricostruire il tessuto dei suoi interessi e della sua enorme rete di potere nella gestione della città, riuscendo ad apparire contemporaneamente come un segnale di discontinuità, sul piano dell’immagine, rispetto un personale politico direttamente espressione di una gestione del potere nella città, sempre meno cristallina con il passare degli anni, consolidato in mano all’apparato romano del PDS-DS-PD ormai da più di venti anni, con la sola eccezione dell’ episodica giunta Alemanno , figlia del disastro politico combinato da Veltroni alle politiche del ’98 .

2) Il disegno costruito con furbizia, e con una buone dose di presunzione da Bettini, dopo essere riuscito nella prima parte della sua attuazione, è franato miseramente di fronte all’emergere contemporaneo e contrastante dei pregi e dei difetti di Marino, che lo hanno reso inservibile ai fini per cui era stato inventato dal PD come sindaco di Roma .

3) Marino ha dimostrato la sua indisponibilità forte ad accettare una gestione acritica e passiva di tutto il pesante tradizionale tessuto gestionale del PD romano, che attraverso la sua giunta andava a ricostituire la sua rete, esclusiva ed assorbente, nella gestione ed intermediazione degli enormi interessi che gravitano sulla città, anche in relazione alla crescita esponenziale di attività che il nuovo Papato, universalista e terzomondista, è in grado di assicurare in prospettiva alla città ed al suo tessuto produttivo e commerciale .

4) Al tempo stesso Marino ha purtroppo, per lui e per noi, che abbiamo cercato di difenderlo in tutti i modi , accompagnato questa sua lodevole intenzione di fondo, che lo portava a svincolarsi dalla rete di interessi che aveva promosso la sua candidatura con un intento assolutamente condizionante, con un notevole dilettantismo e con un personalismo accentuato, ed un po’ presuntuoso, che lo ha portato a farsi nemici gratuitamente, non comprendendo appieno la rete pesantisima di interessi, alla cui garanzia di gestione per conto terzi il PD aveva pensato di destinarlo

5) Marino è stato quindi posto quindi nelle condizioni di dover mollare perché, non comprendendo che il PD sarebbe stato pronto a massacrarlo senza alcuna remora, nel momento in cui avesse percepito l’ intenzione del sindaco di interpretare il suo ruolo in assoluta autonomia amministrativa ed indipendenza politica, non e’ stato in grado di andare ad una rottura politica esplicita sul merito degli indirizzi di governo che avrebbe voluto imprimere in contrasto con la ” malagestio ” del PD romano.

6) Questa sottovalutazione superficiale dello scenario reale in cui operava lo ha portato ha iper-esporre la sua auto-proposizione individuale senza dare alla sua azione il senso di un progetto complessivo di riqualificazione dell’agire amministrativo della macchina comunale, su cui acuire in termini politici reali uno scontro con quell’apparato gestionale del PD romano che giorno dopo giorno stava diventando il suo nemico mortale.

7) Questa Vicenda Marino, con aspetti di minore gravità ricorda molto quella di Marrazzo, in cui un uomo politico, di forte personalità, utilizzato dal PD di Roma e del Lazio per vincere, ed assicurare in tal modo la tranquilla gestione del potere nelle mani del suo apparato, viene fatto fuori nel momento in cui si rivela totalmente fuori controllo , e per ciò stesso assolutamente inaffidabile rispetto al compito che si era pensato di affidargli .

8) La vicenda Marino dimostra ancora una volta che il PD a Roma va’ fermato frontalmente, e non deve essere consentito il successo di un nuovo quadro amministrativo comunale , in cui la continuità della sua rete di interessi di potere economico ed amministrativo , e la sua interpretazione del modo di gestire lo sviluppo della città assolutamente funzionale alla auto-riproduzione della centralità politica del suo apparato possa trovare nuovamente espressione.

FRANCO BARTOLOMEI