Due riflessioni in capo al nostro anno di svolta.
La prima concerne la sostanziale ” impasse ” della oligarchia renziana, lo sfacelo del sistema istruzione, il concorsone a quiz, l’immagine trita di un paese banale.
La seconda concerne , al contrario, il ruolo della classe operaia e i nuovi lavori.

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Le due vie sono legate da una analisi concreta sul post-marxismo e sul ruolo della Resistenza nell’immaginario delle nostra forza. Se Lyotard affermava che già alla fine dei ’70 le meta-narrazioni identitarie erano cadute, capaci di dare senso alla lotta valoriale, sostituite da narrazioni locali, frammentate, personalmente la profezia si è avverata ma ha posto il nocciolo dell’endiadi: come resistere.


Riformisti per quanto si possa essere , solo la matrice marxiana, riletta criticamente, in senso dialogico e problematico, può spiegarci, Franco Bartolomei lo ha implicitamente ribadito, quanto il capitalismo sia divenuto autoreferenziale.


In sostanza il binomio incluso-escluso si traduce nell’ottica performativa del trials and errors, a cui corrisponde non un sapere critico, ma un sapere esecutivo, una sorta di riedizione, pervasiva, della ragione strumentale di Adorno.


Ma mentre un tempo le élite erano sì conservatrici, ma catalizzavano in maniera identitaria il loro essere ” sistema” , oggi il camuffarsi è veicolato da uno strutturale de-culturalizzazione umanistica, a favore di una didattica prona al sistema quasi binario 0-1.


Il che può ” funzionare” in termini puramente pseudo-scientifici, ma non sull’assetto valoriale ed umano. Il nocciolo della resistenza socialista è portare all’autodeterminazione cosciente le classi subalterne, attraverso la coscienza strutturata della loro diversità in coniugazione ” sociale”.


Il mondo in cui viviamo ci impone un confronto con la post-cibernetica non tanto comunitaria, ma efficiente, eterodiretta. Il blog, il dazebao digitale hanno valore” aperto” se hanno dietro un ” processo” democratico.

La DIfferenza di RS è questa, il processo genetico avviene per step di autodeterminazione e simboli di aggregazione operativa. Simbolo è significazione, insegnava Dewey, quindi emulazione pervasiva.
Il referendum è esercizio di un diritto ” critico” ma al contempo ” simbolo” di resistenza.


Quindi i simboli identitari comunicano l’idem sentire. Una scuola di critica non è presente nei mentori del Ministero, semmai una scuola ” neo-aziendale” in cui l’autonomia è malpraticata e che non prepara più all’Università. Intendo con metodo, cioè critica ricerca del senso di un sapere che possa essere sia operativo che propulsivo. Operatività e propulsività come Habitus di Sistema, prassi coesiva di cooperazione, mentre al contrario la bibbia renziana ci parla dell’uomo dal cappotto buono, dei soldi in tasca e della proprietà.


L’Europa si muove, il Sud si muove, non Il Mezzogiorno, RS ha da lavorare sulle coscienze, oltre le tattiche e le strategie, per carità, essenziali. Dai contributi di tanti aderenti credo che la ” cellula” immunitaria socialista stia producendo ramificazioni. Ma il secondo punto di riflessione, il nuovo lavoro i NLC con contratti a tutele crescenti o co.co.co resuscitati, non gioiscono. La resistenza che la vecchia fabbrica fordista implicava non c’è più , quindi lo strumento è fuori , è la critica emulativa sui sistemi di composizione autopoietici.

Tutto comunque parte dalla consapevolezza del produrre un plusvalore perenne, crescente, che va redistribuito attraverso l’autogestione locale) borsa del tempo, borsa del lavoro, comitati autogestiti di servizi locali) per liberare energie virtuose, educare nuove leve, produrre reddito sociale.

Ma senza un Accademia Umanistica Nuova non si va da nessuna parte, difatti noi abbiamo sempre bisogno di un confronto con le visuali colte nenniane e de martiniane. I tattici abbondano, ma gli strateghi si formano, con pazienza e tenacia.

Ecco la dote che dovremo far crescere, la tenacia nella difesa, concreta, del nostro ruolo di cittadini attivi.

FAUSTO FARERI