La protesta degli agricoltori, che vede protagonisti i trattori, le macchine agricole per eccellenza, pervade l’Europa arrivando fin sotto gli uffici della Commissione europea.

La loro protesta ha tre direttrici: sono fortemente criticate le imposizioni dell’Unione Europea, che amputano la capacità produttiva degli agricoltori del vecchio continente, prevedendo la messa a riposo forzata dei campi, e che, di converso, non tutelano le produzioni agricole dell’Europa nei confronti di quelle extraeuropee che si presentano sul mercato con prezzi più bassi, dovuti a standard produttivi di qualità inferiore, spesso allo sfruttamento della forza lavoro, e utilizzanti, per maggiorare la produzione, prodotti chimici vietati dalla legislazione europea.
Aspramente criticata la politica green: si contesta l’utilizzo dei terreni agricoli per l’installazione del fotovoltaico e il prezzo dei carburanti ad uso agricolo che sono insostituibili. L’elettrico e l’ibrido, infatti, non supportano la potenza necessaria alle macchine movimento terra.

Gli agricoltori contestano anche le aberrazioni all’interno della filiera agroalimentare. A fronte di un basso compenso per i prodotti agricoli e zootecnici, il prezzo finale sugli scaffali dei negozi è esorbitante. Spesso l’agricoltore e l’allevatore lavorano in remissione.

Urge una redistribuzione della ricchezza prodotta.

Siamo di fronte ad un movimento, quello degli agricoltori, eminentemente rivendicativo.
Le richieste sono chiarissime ed hanno un taglio estremamente pratico. La nota dolente sta nel fatto che queste sono avulse da una analisi sui processi economici e geopolitici che generano sia la sudditanza verso le multinazionali dell’alimentazione che la folle corsa verso il green ad ogni costo che le distorsioni nella redistribuzione della ricchezza derivante dalla vendita dei prodotti agro alimentari.

Risulta chiara, invece, la politica della Commissione Europea a guida Von Der Leyen.

Essa ha sempre snobbato il tema agricoltura, evitando di creare un progetto organico di organizzazione e rilancio della materia agricola nel vecchio continente. Disinteresse aggravato da una politica di meri sussidi assistenziali che salvano sì agricoltori ed allevatori dal collasso, ma che impediscono ogni forma di solidificazione della propria attività se non di sviluppo.

Nella nostra visione del mondo l’agricoltura è, insieme, produzione di beni di consumo, ma anche ideologia e canone identificativo delle comunità nazionali. Per l’Unione Europea essa si riduce a mero mercato governato dalla domanda e dall’offerta. In questa ottica non ha avuto senso, per la “maggioranza Ursula”, lavorare su di una prospettiva di sviluppo del settore agricolo: le derrate alimentari potevano essere importate dall’esterno con un costo minore.

Di converso l’agricoltura è stata vista come una palla al piede per quel che riguarda le magnifiche e progressive sorti del New Deal Green. Spesso abbiamo visto sotto accusa gli allevamenti, le emissioni delle macchine agricole e lo “spreco” seminativo quando i terreno potevano (e dovevano) ospitare pannelli solari per produrre energia verde. Vediamo, oggi, anche il favore di cui godono i cibi “alternativi”, dalla carne costruita in laboratorio alla farina di insetti, quest’ultimo estremamente concorrenziale perché più economico e di più semplice produzione, rispetto ai cibi tradizionali.

Vorremmo evitare, prima di andare avanti, una doppia trappola reazionaria: la questione ambientale è una realtà da considerare con estrema attenzione. Lo stesso dicasi per fonti di cibo alternative, meno impattanti, che potrebbero dare un enorme contributo alla battaglia contro la fame nel mondo.

Ma l’intento di questa Commissione Europea in materia agroalimentare non era e non è così nobile, essendo legato esclusivamente alle necessità del mercato, cui vanno aggiunte le necessità del mondo finanziario, slegato dagli elementi produttivi, e, quindi, dei suoi grandi attori, ovvero le multinazionali dell’alimentazione e della finanza.
Una sudditanza che adopera, in maniera menzognera e ingannatrice, sia la questione ambientale che la necessità di cibo immediatamente disponibile, come impudica foglia di fico a copertura di interessi specifici.

I rappresentanti dei cittadini all’Europarlamento non hanno, neppure volendo, gli strumenti per contrapporsi alla Commissione. Il meccanismo decisionale dell’Unione prevede infatti che il Parlamento europeo possa discutere e deliberare solo proposte provenienti dalla Commissione. Su tutto l’assoluta inadeguatezza del Partito Socialista Europeo, perennemente schiacciato sulla figura della Von Der Leyen e sulle proposte dei liberali.
Il PSE si è rivelato essere incapace sia di analisi che di proposta politica, arrivando addirittura a condividere l’impostazione liberista dell’Unione.

Gli stessi stati nazionali costituzionali subiscono il clima di sudditanza che regna a Bruxelles, accettando, con assoluta rassegnazione il ruolo preminente della élite tecnocratica che guida le politiche economiche europee e le sue scelte di modello.

Una nuova Europa, che sia un organo politico reale, deve partire da una nuova consapevolezza del ruolo e delle funzioni sostanziali degli stati nazionali, che devono rompere con l’assolutismo delle élite e riorganizzare il vecchio continente come una nuova entità etica, rifondata dalle radici in un rapporto di libera contrattualità associativa tra gli Stati, ponendo al centro il cittadino europeo e i suoi bisogni materiali, secondo il pieno rispetto dei suoi diritti sociali sostanziali, così come garantiti dalle principali Costituzioni Nazionali, Lavoriste e Solidariste, degli Stati componenti, in attuazione di una nuova consapevolezza politica ed ideologica del ruolo di una nuova Europa comunitaria.

Partendo da questa analisi Risorgimento Socialista si schiera a favore degli agricoltori italiani ed europei. Riteniamo che le loro rivendicazioni siano giuste e ragionevoli. Tutte.

Irragionevole sarebbe respingerle o peggio, come sta accadendo, diluirle e minimizzarle attraverso una tattica dilatoria, o una svalutazione del loro significato politico.

Questo con l’assoluta consapevolezza che la questione agricoltura non è scindibile dalla questione della costruzione liberista dell’Unione e della sua logica di distruzione delle sovranità costituzionali degli Stati che ne fanno parte.

La nostra speranza è che il movimento degli agricoltori sia la prima avvisaglia di una critica, da parte dei cittadini europei, all’Unione, ai suoi antidemocratici meccanismi decisionali, alla sua impostazione assolutamente liberista e monetarista, sempre obbediente ai grandi poteri economici e finanziari.

Documento politico di Risorgimento Socialista