di Franco Bartolomei, coordinatore nazionale, Risorgimento Socialista
La grande contraddizione dell’Iran — che, se non risolta, rischia di travolgere uno Stato che ha sempre costituito un argine notevole e positivo all’imperialismo occidentale e al sionismo nel Medio Oriente — è costituita da un’enorme crescita, quasi di tipo europeo, del livello quantitativo e qualitativo della formazione culturale e professionale della donna iraniana, garantita ed incentivata a livello di massa dalla Repubblica Islamica come vero e proprio diritto sociale e morale, a cui non ha corrisposto un eguale riequilibrio sostanziale dei costumi sociali e civili tra i generi.
Questo è un dato strutturale non sostenibile nel succedersi delle generazioni, in un mondo in continua comunicazione, che deve essere risolto in tempi brevi dal sistema costituzionale iraniano; esso deve riuscire ad impostare un processo di cambiamento e di riforma dei rapporti civili che preservi e rafforzi la sua indipendenza nazionale e la sua assoluta sovranità costituzionale.
È evidente che il sionismo e l’imperialismo puntano su questa contraddizione per scardinare un sistema-paese che costituisce una barriera pesantissima al loro dominio su tutta l’area mediorientale, essendo l’unico paese che si è mostrato in grado di contrastare apertamente e frontalmente il governo sionista di Israele nella sua criminale politica di destrutturazione e successiva distruzione del popolo palestinese per costruire la “Grande Israele”.
Per queste ragioni noi di Risorgimento Socialista difendiamo la Repubblica Iraniana antimperialista e sciita, e condanniamo ogni minaccia ad essa rivolta dal sistema imperialista e dal sionismo ad esso ormai strutturalmente e strategicamente connesso. Per questo stesso motivo riteniamo allo stesso tempo necessario un suo rafforzamento attraverso l’avvio, in termini rigorosamente costituzionali, di una politica di riforme civili sulla traccia di quelle che furono impostate dai paesi del socialismo arabo, che non sono certamente stati distrutti dall’imperialismo americano per aver riformato in termini più laici le proprie normative di diritto civile.