VERTENZA WHIRPOOL: RISORGIMENTO SOCIALISTA, CON I LAVORATORI E PER LA RIPRESA DELL’IMPIANTO 

La Whirlpool è una multinazionale statunitense con un fatturato di oltre 21 miliardi di dollari (dato 2018) con un utile netto di 350 milioni di dollari e con 90.000 dipendenti nel mondo. La Whirlpool Emea ha acquistato gli ex stabilimenti ex Indesit nel 2015 per 10 miliardi di dollari, dopo aver chiuso nel 2013 lo stabilimento di Trento (500+300 dipendenti), due stabilimenti in  Germania, uno in Svezia e uno in Italia.

Nel 2015 presenta un piano di dismissioni che prevede la chiusura degli impianti di Teverola, Carinano, e None in Piemonte.

Dopo una serie di lotte deli lavoratori si giunge ad un accordo per la riconversione di Carinano e la vendita a terzi di Teverola; il piano passa con l’uscita di 2060 dipendenti e il finanziamento di 500 milioni di euro da parte dello Stato.

Alla fine del 2018 la Whirpool riceve altri 250 milioni di euro. Dopo sette mesi dalla firma dell’accordo la Whirlpool annuncia la chiusura degli stabilimenti e la vendita a terzi. 

Il presente documento costituisce una proposta di Risorgimento socialista, articolata per la soluzione dell’attuale fase critica e il rilancio dell’assetto produttivo diretto e indiretto in un’area già segnata da precedenti e attuali criticità, non solo quale contributo di carattere specifico per la vertenza in atto, ma anche come progetto per le oltre 150 vertenze attualmente in corso sul territorio nazionale che andrebbero affrontate con l’obbiettivo di creare un unico piano nazionale di salvaguardia e promozione del lavoro.

Nel caso della Whirpool, lo Stato attraverso INVITALIA costituisce una s.p.a.  mista (art.4/co.1 dello statuto) ed offre ad ogni dipendente, o ai figli dei dipendenti nel caso questi non vogliano accettare, azioni pari al controvalore di euro 4.000,00 mediante un contributo a fondo perduto, con l’unico obbligo di non poter vendere le azioni prima che siano decorsi 5 anni dalla percezione e con il diritto di prelazione agli altri azionisti o in subordine a INVITALIA.  L’azionariato dei lavoratori sarà pari al 33% del capitale sociale della costituenda società. Invitalia sottoscriverà un ulteriore 33% del capitale sociale. Un decimo del capitale sociale sarà riservato mediante contributo a fondo perduto alle università o centri di ricerca pubblici presenti nel Mezzogiorno, in pari quota per ogni università [o centri di ricerca pubblici che aderisce all’iniziativa. Il restante 24%  sarà collocato sul mercato ad investitori privati che intendano partecipare all’iniziativa. Gli imprenditori che sottoscriveranno la restante quota di capitale potranno chiedere alle banche un prestito pari al 50% del loro investimento (successivi accordi individueranno limiti minimi e massimi): sarà garantito tale prestito al 100% dalla Stato.

Sono esclusi dalla sottoscrizione delle azioni riservate agli investitori privati, quei privati che abbiano subito negli ultimi cinque anni condanne contro il patrimonio, delitti contro la pubblica amministrazione, o imprenditori e società anche a mezzo di loro controllate che negli ultimi cinque anni siano stati sottoposti a fallimento, concordato preventivo e fallimentare, nonché imprenditori e società anche a mezzo di loro controllate abbiano eseguito operazioni di delocalizzazione d’impresa, chiusure di impianti produttivi in Europa. 

Lo scopo della società sarà quello di costruire un complesso industriale per la costruzione e vendita di  prodotti finiti, ossia elettrodomestici (lavatrici, lavastoviglie e frigoriferi, televisori cd. ecospeed), seguendo le nuove misure adottate dalla Commissione europea che dettano regole in materia di maggiore efficacia energetica, che prevedono “esigenze di riparabilità e riciclo”, indispensabili per gli obiettivi dell’economia circolare perché “miglioreranno la durata, la manutenzione, il riutilizzo, l’aggiornamento e il riciclaggio degli elettrodomestici, nonché lo smaltimento”. Inoltre la nuova società svilupperà studi e progetti con il concorso delle Università e centri di ricerca, per realizzare nel concreto strumenti idonei al miglioramento della qualità dell’aria, alla riduzione della produzione di rifiuti relativi al settore energetico, e a vantaggi per industrie energivore. In tal senso potrà sviluppare programmi e realizzare impianti ed attrezzature relativi ai settori delle energie derivanti dall’eolico, dall’idroelettrico, dal solare, del fotovoltaico, ossia da fonti di energia rinnovabile certificate. 

La partecipazione dei lavoratori alla gestione della costituenda società può rappresentare un valido strumento industriale per affrontare le sfide del futuro e salvaguardare i livelli occupazionali ma anche, come testimoniato da diverse esperienze a livello europeo e mondiale, contribuire a uno sviluppo più equilibrato dell’economia e della società, ex art. 46 della Costituzione che prevede “Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.” Il sistema di offrire azioni ai dipendenti non è nuovo. I primi modelli di ESOP nacquero e furono adottati negli Stati Uniti nell’ambito dell’Employee Retirement Income Security Act del 1974 (ERISA). 

La società sarà composta da un consiglio di amministrazione in cui siano rappresentati in proporzione della qualità degli azionisti i lavoratori, i rappresentanti di INVITALIA, dell’università e degli imprenditori-investitori. Il consiglio di amministrazione sulla base dei criteri espressi sarà per la prima volta nominato nell’atto costitutivo e successivamente dall’assemblea dei soci della società. Nelle regole statutarie saranno norme tese a tutelare l’investimento pubblico e l’interesse dei lavoratori, creando categorie speciali di azioni fornite di diritti diversi da quelli tipici previsti dalla disciplina legale, al fine di consentire il controllo da parte dello Stato e il diritto di rappresentanza dei lavoratori. 

I primi amministratori saranno nominati nell’atto costitutivo e l’amministratore delegato sarà nominato  dal consiglio di amministrazione. 

Decorsi i cinque anni per la cessione delle quote al socio che intende uscire dalla compagine sociale, è riconosciuto il diritto di prelazione per l’acquisto delle quote agli altri soci, in subordine il diritto di acquisto da parte della società nei limiti previsti dall’art. 3357 c.c.  

Quanto ai nuovi assunti o a eventuali riassunzioni, si prevede che i contratti non seguano la disciplina del Jobs act in materia di licenziamento ma seguano una disciplina previgente ovvero che rispettino le clausole della legge 300-70, ivi compreso l’art. 18. 

Questa proposta con le opportune modifiche ha avuto già pratica applicazione  nel caso Wbo Italcables di Caivano. Una cooperativa di lavoratori ha salvato l’azienda, già dichiarata fallita acquistandola dal liquidatore giudiziale per 3,8 milioni di euro.

La nazionalizzazione delle aziende unita all’introduzione della cogestione potrebbe essere uno strumento di rilancio dei siti produttivi con il salvataggio dei posti di lavoro, con un risparmio per lo Stato e con una gestione consapevole dell’economia, con il rilancio da noi auspicato della programmazione e dell’intervento pubblico nell’economia. 

Questa strada potrebbe essere una via nuova per reindustrializzare l’Italia e uscire da quell’equivoca ideologia per cui si ritiene che il rischio d’impresa sia solo del proprietario. Tale rischio riguarda, invece, soprattutto i lavoratori che dall’oggi al domani si trovano in cassa integrazione prima e in mezzo ad una strada dopo.

La necessità dell’oggi è quella di portare alla democrazia, ossia alla partecipazione più larga, nell’economia. Questa è una necessità indifferibile ed urgente. Il nostro sistema produttivo distrutto dalle multinazionali e dai capestri dei trattati costitutivi della UE va ricostruito facendolo crescere dal basso, ossia dal cuore della società anche in conformità con gli obiettivi di una crescita economica equilibrata, della piena occupazione e del progresso sociale e di un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente, mediante la promozione del progresso scientifico e tecnologico, nonché quelli di salvaguardia dell’occupazione minacciata dalla pandemia ed operando una riconversione ecologica dell’economia perché, come ha sostenuto di recente Papa Francesco, “prendersi cura del mondo che ci circonda e ci sostiene significa pendersi cura di noi stessi.”

Assistiamo da troppo tempo a fallimenti aziendali, lavoratori messi in strada senza un futuro, ad un impoverimento dell’economia nazionale senza che nessuno decida di cambiare rotta affidandosi ad avventurieri che sfruttano finanziamenti, drenano soldi della collettività e fuggono via col portafoglio, generando solo povertà e sfiducia nel futuro. 

Per questo va cambiato paradigma. La finanza internazionale questo lo sa, ma ad essa questo modello di sviluppo va bene e non importa nulla se non è vero che la crescita economica è illimitata e che la liberalizzazione estrema del mercato produce benessere per tutti. Questo modello dominante per oltre tre decenni è illusorio e dannoso per le economie dei Sud del mondo. 

Non sarà la tecnologia a risolvere i problemi, non l’economia né le multinazionali, perché il problema è politico: è la politica che dovrà accettare e promuovere queste idee-guida trasformandole in azioni, leggi, regolamenti, scelte, investimenti.

Questo è il compito che come Risorgimento Socialista ci siamo dati e questo è il progetto che vogliamo far diventare realtà, indicando una strada dove i lavoratori smettono di subire e perdere; ridiventando essi protagonisti del loro futuro, diventano parte attiva nella riabilitazione di questa nostra società ferita. 

Dal punto di vista legale, inoltre, sono sicuramente da approfondire le questioni legate ai contributi dati a Whirpool per mantenere stabilimento in ITALIA e lo studio di eventuali azioni  giudiziarie da proporre ai lavoratori e/o alle istituzioni locali (Comune e Regione). 

Risorgimento socialista si impegna nel diffondere il presente documento incontrando i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali, nonché eventuali rappresentanti istituzionali interessati ai contenuti e al metodo dello stesso.

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