Operai e precari, partite IVA e commercianti, disoccupati e lavoratori in nero, rider e lavoratori della cultura: l’appello dei socialisti al Popolo, per riprenderci lo Stato e difendere Salute e Dignità del Lavoro.

 

La Crisi COVID ha messo a nudo le inefficienze, le aporie e l’irrazionalità del sistema istituzionale, politico, sociale neo-liberale.

La crisi non investe un determinato Governo ma colpisce tutta l’architettura di quella che è stata definita la democrazia dei mercati.

Crisi COVID e fine della supremazia del privato

L’idea che il privato sia sinonimo di efficienza e razionalità e che lo Stato debba relegarsi il compito di assicurare le regole d’ingaggio della concorrenza ha prodotto la distruzione dei beni pubblici. Mai come oggi si dimostra che determinati beni quali la salute, la sanità, il lavoro, i trasporti, l’istruzione, senza investimenti propri di uno Stato sovrano non possono essere tutelati nella loro pienezza.

E che senza una diversa configurazione dell’azione statale non si può proteggere la dignità sociale della persona che esprime la propria libertà in una dimensione politica e collettiva.

L’imbarbarimento del sistema è provocato – dall’alto – attraverso i vincoli di bilancio e di spesa che l’Unione Europea – che si dimostra irriformabile – assegna agli Stati nazionali costringendoli a ricevere prestiti sottoposti a forti condizionalità che impongono a garanzia “riforme” a senso unico per ingrossare la capacità di profitto dei privati e – dal basso – attraverso il ruolo delle Regioni che di fatto cedono ai privati la conduzione di comparti essenziali della sfera pubblica.

Rifiutare il Recovery Fund

Risorgimento Socialista si oppone al sistema neo-liberale in tutte le sue forme: politiche, culturali, sociali. L’espansione della pandemia ha evidenziato il carattere assolutistico e anti-sociale di questo modello di sviluppo.

Per questo chiede al Governo di seguire l’esempio di Stati come la Spagna e il Portogallo che hanno rifiutato i prestiti del Recovery Fund sottoposti a rigide condizionalità e che avranno conseguenze di macelleria sociale insopportabili per la popolazione già sfiancata dalla perdurante crisi economica.

Restituire la Sanità allo Stato

Chiede che lo Stato ponga in essere tutte le misure per la protezione di beni pubblici e che sappia coniugare in autonomia e con investimenti sovrani la tutela della salute e la protezione economica e sociale della popolazione.

Chiede che siano riprese le prerogative costituzionali sull’azione dello Stato in conformità con l’obiettivo della piena occupazione.

Risulta necessaria l’abrogazione della revisione avvenuta nel 2001 del titolo V della stessa Carta per togliere alle Regioni le competenze sulla gestione della Sanità che deve tornare ad avere una configurazione nazionale e pubblica.

Lo Stato ha il dovere costituzionale di tutelare i lavoratori e le varie classi popolari. Dai settori d’impresa colpiti dalla Crisi, ai lavoratori del settore terziario che oggi vivono in una condizione disperata solo attenuata dalla Cassa Integrazione e dal blocco temporaneo dei licenziamenti.

Il Paese inoltre ha – grazie agli accordi governativi con la Cina e alla ripresa del mercato interno – registrato una crescita positiva e in parte inaspettata dell’attività industriale.

Ma proprio per questo appare essenziale tutelare i lavoratori oggi in lotta per le condizioni salariali e lavorative che retrocedono di anno in anno rispetto alle quote di profitto. Lavoratori che hanno letteralmente salvato il Paese e che hanno ritrovato una centralità sociale ma devono ritrovare una centralità politica.

Perché sia attuato un cambiamento di modello appare fuorviante contestare esclusivamente uno specifico Governo come se la natura della crisi fosse occasionale o legata a specifici provvedimenti.

Occorre ribaltare la narrativa neoliberale in ogni aspetto della società e capire che il vero nemico delle classi oppresse e della popolazione schiacciata dalla libera circolazione dei capitali è tutto il sistema nel quale i singoli governi sono costretti a muoversi.

Nemico aiutato da un’intera classe dirigente – assolutamente bipartisan – che ha avallato tutte le riforme che hanno dato manforte allo sviluppo incontrollato del grande capitale che si è sostituito agli Stati nella formazione dell’indirizzo politico o che agisce in perenne combutta con lo spirito reazionario di Confindustria.

Serve uno Stato che abbia la possibilità di effettuare una programmazione economica strutturata in conformità con la tutela ambientale e nel rispetto delle realtà locali in contrapposizione alla disgregante autonomia differenziata e che possa esercitare politiche di riconversione occupazionale.

Per l’indipendenza e la sovranità del Paese dai ricatti dei mercati.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>