Il 10 ottobre si terrà a Roma la “Marcia della Liberazione”, promossa da alcune organizzazioni come l’ala del Partito Italexit di Paragone che fa capo a Moreno Pasquinelli e al suo P101,  il Fronte Sovranista Italiano, Vox, R2020 di Sara Cunial.

La piattaforma della manifestazione mescola istanze sovraniste, e parole d’ordine del mondo no mask e complottista.

Franco Bartolomei, Coordinatore nazionale del Risorgimento Socialista, e Ferdinando Pastore, responsabile Europa del Risorgimento Socialista, motivano il nostro giudizio negativo sulla manifestazione.

UNA MARCIA CONTRO L’INTERESSE GENERALE (di Franco Bartolomei)

La manifestazione del 10 Ottobre , organizzata dai “Paragoniani “e dai “Cunialisti ” si sta trasformando in una piccola marcia su Roma, dagli effetti incerti e dalle implicazioni pericolose, fatta contro complotti inesistenti, in nome di un illusorio interesse degli individui contro il tentativo estremo di una ferita sovranità statuale di ricostruire se stessa a tutela di un interesse generale.
 
La partita che si giocano i “marciatori ” va ben al di la’ delle reciproche forzature propagandistiche sulla ” peste del secolo ” e riguarda la volontà di affermare una concezione americana ed individuale dei rapporti sociali e civili.
 
Esattamente il contrario del rilancio della Sovranità Costituzionale del paese che un tempo si diceva di voler affermare .
 
Purtroppo si doveva capire prima che il sovranismo senza una riflessione geopolitica, una critica dell’imperialismo , ed una lotta per un equilibrio multipolare nei rapporti internazionali , era roba che puzzava di stelle e strisce, che andava solo a rafforzare il sistema dominante.
 
Noi del Risorgimento Socialista in nome del nostro Costituzionalismo radicale e del nostro multipolarismo rigoroso ci siamo rotti la testa piu’ volte contro questa truffa politica e culturale, che la Lega ha alimentato da anni con la complicità di un ceto politico proveniente da un certo estremismo di sinistra e di destra sempre in cerca di avventure e di protagonismo disinvolto , e dal sensazionalismo di alcuni confusi giornalisti convinti di avere le chiavi della “controstoria “.
 

 
 
NON ME NE VOGLIATE (di Ferdinando Pastore)
 
Non me ne vogliano i tanti compagni, molti di loro anche amici, con cui in questi anni ho condiviso iniziative, riflessioni e dibattiti politici, ma proprio non li capisco. Non afferro come chi si professa socialista, socialdemocratico o in linea di massima un marxista possa avanzare rivendicazioni tutte ben inserite nella tradizione anti-statalista degli ultimi trent’anni.
 
Proprio quando la crisi COVID aveva fatto balenare nella popolazione la consapevolezza di aver sostenuto un modello esistenziale, sociale, economico sbagliato ecco che qualcuno si è preso la briga di veicolare il dissenso sulla mancanza della libbbertà. Sempre con tre b, mi raccomando. Manco si stesse a parlare della peggior spinta anarchica/adolescenziale. Poi si dovrebbe crescere appunto.
 
Insomma nel momento in cui il modello neo-liberale, quello della libera circolazione dei capitali e delle merci e della cultura d’impresa, entra in difficoltà poiché non sa rispondere alla crisi nascente e non può fronteggiare il binomio salute pubblica e protezione sociale ed economica, attraverso la narrazione sulla dittatura sanitaria ci si accoda a Confindustria per spingere il Governo a de-responsabilizzarsi politicamente, quindi a continuare a dar manforte al profitto privato.
 
Invece di fare in modo che il conflitto sociale si potesse riaprire – senza conflitto sociale non esiste democrazia – attraverso la ricerca di un nuovo blocco sociale e politico, il quale avrebbe dovuto innescare una dura battaglia contro Confindustria (nella sua versione più reazionaria quando ha richiesto di eliminare la contrattazione collettiva) al fine di proteggere i lavoratori esposti ai rischi della promiscuità di fabbrica e costretti a turni massacranti e contro il Governo italiano – proprio in quel periodo spinto dalle mutate circostanze fu costretto a riparlare di autonomia di spesa, di centralità del lavoro e di libertà positive, manco fossimo negli anni ’70 – per costringerlo a rifiutare interventi sovranazionali ispirati al più bieco modello ricattatorio quali il Recovery Fund che affosserà sempre di più il ceto medio, ecco che spunta la battaglia individualista e demenziale contro il mainstream e lo Stato cattivo che ci obbligano a portare la mascherina.
 
Le pressioni del Capitale – sia quello finanziario e globale che quello padronale di Confindustria – e del neonato anarchismo no mask, il quale si è legato nelle rivendicazioni all’antagonismo hollywoodiano dei centri sociali e a qualche formazione neo-fascista di stampo anglosassone, hanno poi portato il Governo a cedere alle pressioni per riaprire tutto, senza alcuna protezione. Se fallirete, se perderete il posto di lavoro sarà colpa vostra, come sempre.
 
La protesta quindi si riduce alla richiesta incessante di lasciare tutto così come è. Altro che sciocco determinismo. Si lavora attivamente perché i paradigmi culturali restino immutati.
 
O al massimo si potrà scegliere tra due modelli dell’individualismo americano. Quello del capitalismo finanziario e globalizzato dominato dai mercati liberi e svolazzanti nel quale lo Stato opprime l’individuo nel regime della concorrenza coccolandolo con il sogno della propria realizzazione personale o quello sudista del soggetto che spara per difendere i propri confini e per il quale la sola sovranità concepibile è quella personale con lo Stato che non fa proprio nulla.
 
Insomma tra Wall street e il texano dagli occhi di ghiaccio.
 
Non so se i miei vecchi compagni e amici – gran parte di loro sono persone che stimo e che continuerò a stimare – si rendono conto. Perché l’alternativa è tra la non comprensione della fase o la malafede. Il modello americano si nasconde all’interno di interstizi sottili e portare il popolo verso quella dimensione è operazione anti-socialista, anti-democratica e anti-costituzionale. Altro che sovranismo.

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