di Beppe Sarno,

Risorgimento Socialista – Campania

Signor Presidente

Comincia così il discorso che Luciano Lama rivolgendosi al presidente della Repubblica Giovanni Leone  tenne a Brescia  il giorno 31 maggio 1974 in occasione dei funerali delle vittime della strage di Piazza della Loggia. Commemorando le vittime Lama ricordava a Leone e a tutta la città di Brescia, che commossa si era riunita per piangere  i propri morti, come si era giunti a quel punto e chiedendo giustizia allo Stato che Leone rappresentava in quel tragico momento affermava “ i lavoratori son un presidio della democrazia e non si fanno giustizia da sè!” Ora come allora i lavoratori hanno sempre difeso tenacemente e senza tentennamenti la democrazia.” E più avanti “ Il fascismo non solo in Italia, ha sempre utilizzato le inquietudini e l’insicurezza sociale delle masse più diseredate per costruire sulla disperazione dei poveri, con il finanziamento dei gruppi privilegiati, le proprie fortune politiche.” Echiudeva ” I lavoratori non si piegheranno sotto il terrorismo dei fascisti, dei mandanti dei sicari. …..Il fascismo non tornerà!

Ma cosa era successo e perché? Il 19 maggio 1974 alle ore 3,30 del mattino Silvio Ferrari un giovane estremista di destra muore per l’esplosione di un ordigno che trasportava sulla sua moto. Il 21 maggio fu recapitata  al “Giornale di Brescia” un volantino firmato dal “Partito Nazionale Fascista sezione Silvio Ferrari”  che preannunciava nuovi attentati. I sindacati indissero uno sciopero generale per il 28 maggio. Durante il comizio  in piazza della Loggia esplose un ordigno che uccise otto manifestanti. L’attentato verrà rivendicato dalla sigla ” Ordine Nero Gruppo Anno zero, Brixien Gau per vendicare la morte del camerata Ferrari.” 

Il 21 febbraio 2014 la Suprema Corte di Cassazione annulla le assoluzioni di Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte  rinviando gl atti alla corte d’Appello di Milano dove la giudice  Anna Conforti scrive nella sua sentenza d’Appello che responsabili sono Maggi e Tramonte. Successivamente il 20 giugno 2017  la Corte di Cassazione conferma la sentenza d’Appello che nel 2015 aveva comminato l’ergastolo a Carlo Maria Maggi e a Maurizio Tramonte. La strage di Brescia ha finalmente dei responsabili.Forse!

Quarantatrè anni  per dare un nome ai colpevoli sono tanti e non ripagano certamente il dolore, la rabbia lo strazio, la disperazione di chi ha vissuto quei momenti continua a piangere si suoi morti.

Quei terribili giorni vanno ricordati perchè come disse Luciano Lama bisogna spiegare ai giovani che cosa è stato il fascismo, che la democrazia non ci è stata regalata ma è stata conquistata giorno per giorno strappandola all’aggressione fascista che non si è fermata all’indomani della caduta del regime, ma ha è continuato ad operare per anni attraverso trame oscure, depistaggi, tradimenti di servitori dello stato, che ignobilmente venivano meno al quel giuramento di fedeltà allo Stato.  In Italia dal 1960 a 1976 ci sono state dieci stragi circa 1.500 attentati, quasi 4.000 morti oltre 35.000 feriti.  E’ stata definita una guerra civile a bassa intensità.

Si può dire allora che questo impressionate numero di morti, stragi, attentati sia solo una sequela di avvenimenti di cronaca nera  non legati fra di loro da un unico filo conduttore e cioè quello di minare la vita democratica di un  paese? certamente no!  E allora per dare un senso a quel dolore a quelle morti dobbiamo cercare di capire insieme perchè tutto questo è successo. 

Dal 1945 in poi fu un susseguirsi di tentativi di ricostruire una destra forte e capace di determinare le scelte politiche nazionali ed internazionali. la svolta di Salerno con l’amnistia troppo frettolosamente concessa da Togliatti nella sua qualità di Ministro di giustizia sdoganò una massa enorme di ex repubblichini (circa 40.000) che continueranno ad agire indisturbati ai danno dell’ordine democratico. 

Ma è con l’apertura della nuova fase politica che vedrà la democrazia cristiana aprire ad una collaborazione governativa ai socialisti e con la stagione delle riforme che la destra nazionale ed internazionale comincio a preoccuparsi. 

Pasquale Saraceno con il ” Codice di Camaldoli” apriva la strada a quello che fu definito una sorta di laburismo cattolico. Moro nello storico congresso di Napoli, dove tenne un discorso di ben sette ore, convinse il suo partito ad incontrare i socialisti; incontro mai completamente avvenuto per la forte conflittualità esistente nel campo socialista, che porterà a varie scissioni e ricomposizioni fra cui la rottura di Lombardi e la nascita del PSIUP.

Il sogno di Moro e di Nenni di  unna grande socialdemocrazia di massa non si realizzò ed il quadro politico italiano rimase  molto frammentato.

Intanto servizi segreti deviati, fascisti, organizzazioni internazionali di estrema destra continuavano  a complottare per rovesciare l’ordine democratico così’ debole in quel particolare momento storico. 

In campo internazionale la strategia della tensione nasce come risposta ai tentativi di distensione fra mondo comunista e blocco democratico. da una parte l’America e tutti i suoi alleati e dall’altra la Russia e la Cina.

la strategia della tensione nacque come risposta al riassesto degli equilibri politico  militari  e trovò in Europa e soprattutto in paesi come l’Italia la Grecia, la Francia politicamente instabili il suo terreno più fertile. L’Italia era peraltro  terreno ideale di scontro per aver fra le forze politiche presenti in parlamento il partito comunista più forte dell’Occidente.

In questo scenario il mondo occidentale  fu investito dalla rivolta del 68: dai campus americani alle università ed alle piazze europee esplose un movimento spontaneo di studenti ed operai;   in Italia il ’68  fu la risposta al fallimento del programma politico del centrosinistra che si rivelava inadatto alle mutate esigenze di una società in evoluzione.

Nelle fabbriche i lavoratori subivano un modello di sviluppo che li vedeva penalizzati dai salari più bassi d’Europa, da un sistema pensionistico inadeguato e da un stato sociale inefficiente, gli studenti più che raddoppiati rispetto al decennio precedente vissero in una università inadeguata al mutare dei tempi.

A questo punto la destra cominciò a soffiare sul fuoco della paura dei ceti medi: industriali, commercianti, ceto impiegatizio, dirigenti aziendali.

Comincia così una serie di eventi delittuosi in risposta alle agitazioni operaie e al movimento degli studenti.

L’8 Agosto 1969  otto bombe rudimentali a bassa potenza esplodono su altrettanti treni in diverse località d’Italia, provocando 12 feriti. 

Il 19 novembre 1969 le tre Confederazioni Cgil, Cisl e Uil chiamano gli operai ad una giornata di lotta per una politica organica della casa e le riforme. Sarà un successo enorme.  A Milano durante una, manifestazione mori l’agente di polizia Annarumma e questo innesco un clima politico avvelenato anche dalle irresponsabili parole del Presidente della repubblica Saragat, che parlò di “barbaro assassinio mentre il sole 24 ore aveva parlato alcuni mesi prima di un “uso  illecito del diritto di sciopero”denunciando la latitanza dello Stato e  della ricerca da parte dei sindacati dello scontro frontale.

Saragat inviterà il Ministro degli Interni a: “mettere in condizione di non nuocere i delinquenti il cui unico scopo era la distruzione della vita.” 

In Parlamento si discuteva lo statuto dei diritti dei lavoratori. 

Siamo alla repubblica di Weimar. 

L’imprenditoria italiana in gran parte auspicava l’avvento di un governo forte e la sinistra immaginò che il padronato puntasse ad una soluzione fascista.

Sono queste le motivazioni psicologiche che possono far comprendere quello che poi succederà negli anni successivi.

Alle elezioni del maggio 68 il PCI  ottenne un successo elettorale cui corrispose una sconfitta della destra. I socialisti sconfitti a dicembre ’68 tornarono al governo.  Intanto la  Democrazia Cristiana viveva una stagione di grandi conflitti interni con la nascita di una serie di correnti tenute insieme esclusivamente dal monopolio del governo.

Per la sopraggiunta infermità del segretario Longo nel febbraio 1969 al congresso del PCI tenutosi a Bologna venne eletto vice segretario reggente Luigi Berlinguer. Con Berlinguer si aprirà il nuovo corso del PCI aperturista e  dialogante, non solo col PSI ma anche con la DC.

Questa circostanza allertò gli ambienti politici  della destra internazionale con a capo gli ambienti repubblicani americani che cercarono punti di riferimento nella destra estrema italiana.

Con  la nomina di Giorgio Almirante alla segreteria del MSI si apriva una nuova stagione che vedeva il partito dell’estrema destra italiana particolarmente  attivo soprattutto sul piano dei collegamenti internazionali. Il MSI fu beneficiato da Richard Nixon con un cospicuo finanziamento per aver Almirante inviato tre deputati del Msi a partecipare alla campagna elettorale di Nixon per sostenere la sua candidatura fra gli italo-americani.

Tra i 23 e il 28 agosto 1969 a Sintra in Portogallo, l’Associazione Convergenza Occidentale costituita nl 1965 fra esponenti del MSI, l’associazione combattenti in Spagna, Stefano Delle  Chiaie (AN), Pino Rauti di ON e i Centri di Azione Agraria organizza un convegno europeo dedicato alla figura di Primo De Oliveira. Il convegno è organizzato direttamente dall’Aginter Press, che era una centrale di spionaggio direttametne gestita dalla CIA. 

Il 1969 sarà un anno di aspre lotte operaie: Avola e Battipaglia divennero una apreola d’ordine da scandire nei cortei. A Battipaglia la polizia uccide tre lavoratori. La risposta della destra non si a attendere e il 21 novembre Durante i funerali dell’agente Annarumma, un corteo fascista al grido di “Italia Italia” inizia una specie di caccia all’uomo verso chiunque sia sospettato di essere di sinistra. Fra i gruppi più attivi vi è Odine Nuovo e Avanguardia Nazionale con con Stefano delle Chiaie che rimanendo lontano dal MSI era invece in stretto contatto con i n ostri servizi segreti da cui riceveva cospicui finanziamenti.

E’ molto probabile che il colpo di stato In Grecia del 21 aprile 1969  sia stato il detonatore della svolta stragista Italiana.  fino alla fine del 1969 infatti la strategia della tensione si era limitata ad attentati di poco conto, alla nascita di uno squadrismo molto attivo, ma insignificante e ad un lavoro di propaganda sul piano della informazione politica di destra. 

l’11 dicembre 1969 il Senato della repubblica approva lo Statuto dei lavoratori. 

Il giorno successivo a Milano  alle ore 16,37 nel salone della Banca dell’Agricoltura in piazza Fontana, esplode un ordigno che provoca la morte di 13 persone e 90 feriti. I morti alla fine saranno diciassette a cui si dovrà aggiungere l’anarchico milanese Giuseppe Pinelli, che interrogato presso i locali della questura di Milano, secondo la versione ufficiale data subito dopo l’avvenimento, sentendosi scoperto si sia    lanciato da una finestra del quarto piano della questura.  

A Roma nello stesso giorno alle ore 16,45 nella sede della Banca Nazionale del Lavoro esplode un ordigno che ferisce 14 persone. Alle 17,16, una seconda bomba deflagra sotto un pennone portabandiera all’Altare della patria. Alle 17,24 un terzo ordigno esplode, sempre all’Altare della patria, davanti all’ingresso del Museo del risorgimento, provocando tre feriti. Intorno alla capitale, sono in atto movimenti di truppe corazzate.

Il presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, convoca al Quirinale il ministro degli Interni Franco Restivo, il ministro della Difesa Luigi Gui, il generale comandante dell’Arma dei carabinieri, Luigi Forlenza, il capo della polizia Angelo Vicari ed altri rappresentanti dei “corpi separati” per esaminare la possibilità di dichiarare lo stato di “pericolo pubblico” in base agli articoli 214 e seguenti del testo unico di Pubblica sicurezza, che comporterebbe la temporanea sospensione delle garanzie costituzionali.

Siamo ad un  passo dal Colpo di stato e non a caso  Giovanni Marcora dichiara: “Questi attentati avvengono in concomitanza con la richiesta di espulsione della Grecia dal Consiglio d’Europa. 

 Secondo  alcune rivelazioni recenti il 23 dicembre 1969 Aldo Moro in un incontro riservato con il capo dello Stato Giuseppe Saragat, lo convinse  a rinunciare alle elezioni anticipate. Nel frattempo la competenza sulla strage di piazza Fontana passò con un artificio giuridico alla procura della repubblica di Roma, inaugurando una delle pagine peggiori  della storia giudiziaria italiana, che come vedremo si ripeterà per la strage di piazza della Loggia.

L’anno 1970 fu un anno di grandi lotte operaie e studentesche a cui rispose il MSI che inaugurò la linea dura”: “lotta contro il comunismo: piazza di destra contro piazza di sinistra, poiché la democrazia non è capace di difendere l’Italia (…)I servizi segreti americani dal canto loro organizzavano e finanziavano i gruppo eversivi dell’estrema destra

Il Mar (Movimento Azione Rivoluzionaria) . porta a termine una serie di attentati per il “raggiungimento di una repubblica presidenziale capace di far rispettare la legge, l’ordine, la disciplina democratica”,


Iunio Valerio Borghese “Il principe Nero” intanto tiene riunioni per organizzare un colpo di stato. i servizi segreti ne sono al corrente ma non intervengono. 

Attentati dinamitardi avvengono in tutta Italia. I fascisti organizzano campi paramilitari.

Il 7 dicembre parte  il tentativo di colpo di stato guidato da Junio Valerio Borghese e dall’industriale romano Remo Orlandini. L’operazione, chiamata in codice Tora Tora, avrebbe dovuto portare ad un pronunciamento delle alte gerarchie militari. Il tentativo di golpe verrà riduttivamente addebitato al Fn (Fronte Nazionale) di Junio Valerio Borghese, ma in realtà si giova dell’appoggio e del sostegno di organizzazioni terroristiche di estrema destra (Avanguardia Nazionale, Ordine Nuovo, Europa Civiltà), di massoni appartenenti a logge coperte, di ambienti delle forze armate, dei servizi segreti italiani e statunitensi nonchè dell’interessamento di Cosa Nostra siciliana sollecitata nelle persone dei boss Giuseppe Di Cristina, Gaetano Badalamenti, Luciano Leggio, Salvatore Greco e Tommaso Buscetta.

Come nell’anno precedente anche il 1971 sarà un anno di duri scontri sociali e di un forte attivismo della destra per sovvertire l’ordine democratico non mancano attentati a Trento viene scoperta davanti al palazzo di giustizia un ordigno inesploso ed il 12 febbraio un’altra bomba esplode invece sul Doss, al mausoleo di Cesare Battisti.

Attentati sui treni si verificano in molte zone d’Italia far questi  si mettono in evidenza
i membri di Ordine Nuovo, Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi e Manlio Portolan. nasce a Milano il gruppo neofascista La Fenice. E’ composto da una ventina di persone, ruota attorno all’omonima rivista e fa capo, di fatto, al deputato missini Franco Servello. Tra i nomi più noti: Giancarlo Rognoni, Aldo Novara, Nico Azzi, Mario Di Giovanni, Marco Cagnoni. Il giornale è collegato a Riscossa giovanile di Brescia: hanno pagine in comune e sono stampati nella stessa tipo¬grafia.

Anche il 1972 è un anno di aspre lotte sindacali e ditentativi della destra di organizzare manovre eversive. A maggio vien assassinato  il commissario Luigi Calabresi, è assassinato sotto la sua abitazione in via Cherubini. Le prime indagini portano all’arresto degli estremisti di destra Gianni Nardi e Luciano Bruno Stefanò. Nel 1988, dopo le dichiarazioni del pentito Leonardo Marino, verranno incriminati e condannati gli esponenti di Lotta Continua Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi. E’ una delle pagine più nere della giustizia italiana, ma purtroppo non la sola. Nello stesso mese si verifica una strage Peteano dove : una pattuglia di carabinieri chiamata a controllare un’auto sospetta con una telefonata anonima, il veicolo esplode, ne uccide tre e ne ferisce due..

A Salerno, violenta zuffa tra neofascisti, tra i quali Carlo Falvella e Giovanni Alfinito, e alcuni anarchici. Al termine Falvella, vicepresidente dell’organizzazione universitaria del Msi resta ucciso da una coltellata attribuita all’anarchico Marini. In appello, Marini sarà condannato a nove anni per omicidio preterintenzionale.

l’incendio provocato dal lancio di bottiglie incendiarie contro la sinagoga di Padova segna l’esordio del Comitato di solidarietà con Freda, i cui aderenti lasciano su un muro della sinagoga la scritta “Viva Freda guerrigliero della resistenza palestinese”. Il primo ciclostilato del Comitato sarà spedito un mese dopo da Verona, annunciando che “si intende dare inizio ad una serie di iniziative volte a svelare i retroscena e le manovre delle forze politiche che hanno inteso colpire le destre”

Il 2 ottobre i treni che portano 50.000 lavoratori a Reggio Calabria per una grande manifestazione popolare in occasione della conferenza di CGIL CISL e UIL sul Mezzogiorno, subiscono sette attentati con bombe ad alto potenziale per un totale di 20 chili di esplosivo, piazzate nei vagoni e sui binari, 3 di esse esplodono a Fossanova , Cisterna e Valmontone. Sei feriti. Gli ordigni sono stati costruiti, secondo quanto dichiarerà Vincenzo Vinciguerra riferendo confidenze avute da Stefano Delle Chiaie, impiegando lo stesso tipo di timer usati per gli attentati del 12 dicembre 1969 a Milano , compresa la strage di piazza Fontana, e a Roma, timer passati alla disponibilità di Avanguardia Nazionale.

Siamo così al 1973 ed il nove marzo  l’attrice Franca Rame è aggredita in una via di Milano, fatta salire con la forza su un furgone e sottoposta a violenze e sevizie da parte di un gruppo di neofascisti. 

Il 17 maggio Gianfranco Bertoli, sedicente anarchico, compie una strage davanti alla questura di Milano nell’anniversario dell’uccisione del commissario Calabresi, lanciando una bomba a mano sulla folla che esce da una cerimonia presieduta dal ministro dell’interno Rumor. Il bilancio è di 4 morti e numerosi feriti. Si saprà poi che il Bertoli è legato, al gruppo eversivo La Rosa dei Venti, ai Servizi Segreti dell’Esercito, nonché membro di Gladio, l’organizzazione paramilitare legata alla CIA. Per la strage saranno condannati, oltre a Bertoli, il capo dell’Ufficio D del SID generale Gianadelio Maletti, il colonnello Amos Spiazzi, il capo della cellula veneta di Ordine Nuovo Carlo Maria Maggi e i fascisti Giorgio Boffelli, Francesco Neami e Gilberto Cavallini. Negli ambienti del Sid correva da qualche tempo voce di un attentato a Rumor. Fatto sta che lo stesso giorno della strage il generale Gianadelio Maletti manda in Israele il capitano Vitaliano Di Carlo, appartenente al Centro di controspionaggio di Verona e suo uomo di fiducia, con il compito di fare indagini e riferire solo ed esclusivamente a lui. L’esito dell’indagine e la stessa notizia che Bertoli è da anni collaboratore del Sid, e prima del Sifar col nome di copertura Negro, non saranno mai trasmessi spontaneamente alla magistratura.

Ad ottobre viene scoperta l’organizzazione segreta della Rosa dei Venti, che punta ad attuare un colpo di stato in 6 fasi di cui la quarta è rappresentata dall’intervento militare e la quinta dalla fucilazione di alcuni ministri, parlamentari socialisti e comunisti, dirigenti delle sinistre, vecchi comandanti partigiani, in tutto 1.624 persone, è programmato inoltre l’avvelenamento di acquedotti con uranio radioattivo. Secondo una confessione raccolta dai magistrati, la Rosa dei Venti è composta da 20 organizzazioni fasciste e gruppi clandestini di militari e al suo vertice ci sono ben 87 ufficiali superiori, rappresentanti tutti i corpi militari e tutti i servizi di sicurezza italiani. 

E siamo al 1974 il 9 marzo a Brescia su un’auto fermata a un posto di blocco dei carabinieri vicino a Edolo in Val Camonica, i neofascisti Kim Borromeo e Giorgio Spedini del Mar sono trovati in possesso di 55 chili di esplosivo e di 5 milioni di lire. L’arresto e il sequestro costituiranno una base essenziale per l’inchiesta sul Mar L’esplosivo è stato procurato coinvolgendo direttamente Carlo Fumagalli. Intanto a Milano  Ordine Nero fa il suo esordio con una bomba collocata contro l’Ufficio pubblicità del Corriere della Sera L’attentato viene infatti rivendicato con un volantino firmato Gruppi per l’Ordine Nero, sezione Celine. Nata dalla collaborazione di elementi provenienti dal Movimento Politico Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale e dalle Squadre d’Azione Mussolini, la nuova organizzazione, che ha tra i fondatori il milanese Giancarlo Esposti, in quattro mesi di attività compirà una decina di attentati.

Fra aprile a maggio si verificano una serie di attentati ad opera di Ordine  Nero, Ordine Nuovo,il Fronte Nazionale Rivoluzionario; dal Movimento Azione Rivoluzionaria, Squadre d’Azione Mussolini,

E siamo al 28 maggio  la strage non avviene per caso il nord Est è stato il focolaio di movimenti neofascisti e a Brescia i neofascisti erano attivi da almeno cinque anni.

Qualcuno ha detto che con Brescia  finisce la stagione della strategia della tensione. Aldo Giannulli nel suo libro “La strategia della tensione” Parla di declino della strategia della tensione. Le cose non stanno in questi termini  Nel finire degli anni sessanta la mancata realizzazione delle riforme promesse dai governi del centrosinistra generò una delusione fra i lavoratori perchè quella stagione nuova, di grandi riforme, che accompagnassero e sostenessero i grandi progressi realizzati in campo economico negli anni del boom, non ci fu e questo diede vitatra il 1968 e il 1969 a un biennio di grandi lotte, sia studentesche che operaie.

D’altro canto le lotte operaie del 1969 videro realizzate le loro richieste, che si tradussero nello Statuto dei lavoratori del 1970, che riconosceva loro diritti come quello di assemblea, di organizzazione sindacale e di difesa in caso di ingiusto licenziamento (art.18).

Ma la strategia della tensione come abbiamo visto non è stata solo italiana rientra invece in un quadro internazionale in cui alla politica della distensione si contrappose una strategia che tendeva a minare le fondamenta democratiche dei paesi coinvolti successe in Spagna, in Portogallo, in  Grecia, doveva succedere anche in Italia. 

Anche se la verità non è mai venuta del tutto alla luce sui singoli episodi è certo che un quadro d’linseme si può fare. La strategia della tensione aveva nel capitalismo internazionale il mandante che attraverso le sue ramificazione organizzava singoli episodi di destabilizzazione. Si faceva leva sulla paura della gente per spingere l’opinione pubblica a chiedere ordine, disciplina, pace sociale. In Italia in quegli anni si verificò una commistione micidiale fra i gruppi dell’estrema destra ed i servizi segreti deviati. Mentre Cossiga gestiva “Gladio” organizzazione  appartenente alla rete internazionale Stay-behind e rispendeva direttamente alla CIA . Andreotti organizzava il “Noto Servizio”. 

Se non è vero che con la strage di Brescia si verifica la fine della strategia della tensione  è vero che dopo Brescia le caratteristiche dello stragismo mutano pelle. 

La strage di Bologna, il rapimento Moro e poi sul piano internazionale per venire ai giorni nostri  le torri gemelle, la guerra in Iraq, i colpi di stato in sud America. Dovunque la violenza diventa funzionale al potere. Israele, l’intero Medio Oriente squassato da guerre bombardamenti quotidiani’Isis.  L’America la Russia la Cina il terrore la violenza vivono una loro quotidianità cui il cittadino comune rimane apparentemente estraneo salvo poi a pagarne le conseguenze in termini economici politici, di qualità della vita. 

L’isolamento morale nei confronti dei responsabili è impotente perchè la ingiustizia e l’illegalità sono generalizzate. Questi paesi che praticano il terrore allo scoperto fanno partre di Organizzazioni internazionali come la Nato e con il loro potere di veto giustificano l’un l’altro e non  interferiscono più di tanto nelle violenze altrui.

Dobbiamo allora chiederci, per onorare ancora una volta i morti di Brescia e tutti i morti innocenti, come si può porre fine a questa degenerazione di chi detiene il potere economico e finanziario. Negli anni si sono sprecati gli appelli, sono nate organizzazioni nazionali ed internazionali. Esiste la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Ma  a tutto questo corrisponde una triste ed avvilente sensazione di impotenza che apre ben poche prospettive ad un mutamento di questa drammatica situazione in tempi brevi.  

Malgrado la strategia della tensione l’Italia visse in quegli stessi anni  una stagione di grandi riforme: l’istituzione delle Regioni, lo Statuto dei lavoratori, il divorzio, il nuovo diritto di famiglia e l’avvio dell’emancipazione femminile, la regolamentazione dell’aborto, la riforma del servizio sanitario, la riforma carceraria, la legge Basaglia che chiudeva i manicomi, l’istituzione del servizio civile in alternativa a quello militare e il voto a 18 anni.

Allora una risposta esiste.  esiste una via d’uscita, forse non per noi che siamo arrivati al tramonto della vita.

Le stragi, i morti vanno ricordati non solo per onorarli ma soprattutto perchè ora come allora al terrorismo bisogna rispondere con la solidarietà e con la conoscenza. Dopo la strage di Piazza della Loggia l’Italia intera fu scossa da un’ondata di sdegno e di solidarietà per i morti che come disse Luciano lama erano “uomini e donne semplici, impegnati nel lavoro del sindacato come una missione di emancipazione sociale e di, liberazione morale e umana.”

Noi che abbiamo vissuto da testimoni quei momenti terribili della vita democratica italiana  dobbiamo ricordare le stragi e i morti per aiutare  i giovani a guardare lontano per intravedere la nascita di una condizione umana diversa, con la consapevolezza che soltanto una lunga marcia può portarci fuori da una situazione storica in cui si celebrano i riti più atroci in cui la condizione umana viene avvilita e rinnegata da quelli che invece investiti del potere dovrebbero aprire la strada ad una vita migliore. 

Arrabbiati per non essere complici e solidali per portare la conoscenza e per indicare la strada. 

E’ un problema di cultura cioè di comprensione dei valori della personalità umana, Apriamo  gli occhi ai giovani che incolpevolmente vivono nell’ignoranza che impedisce loro di capire quale sia l’esatta dimensione della giusta umanità.

Le stragi debbono indicare  una strada che insegna a come instaurare rapporti sociali che non lascino spazi alle degenerazioni in funzione del puro profitto. Trovare insieme attraverso un processo educativo la riforma di quelle istituzioni nelle quali si realizza la vita della collettività. 

Solo un’efficace opera di propaganda potrà insegnare ai giovani un retto concetto della libertà della collettività che permetta di creare una nuova classe dirigente consapevole, attraverso la memoria e l’esempio, che è necessario superare questa fase storica contrassegnata da un barbarico momento di violenza generalizzata.

Ricordare la strage di Piazza della Loggia non è solo un ‘operazione di umana pietà nei confronti di una città ferita, ma deve essere un impegno  al quale nessuno si può sottrarre per quanto difficile possa sembrare, per quanto lenti possano essere i progressi, confidando che gli episodi illustrati siano più eloquenti di ogni discorso. Questo ricordo deve essere globale perchè solo la conoscenza di quello che è avvenuto da parte delle nuove generazioni può far nascere  una coscienza nuova tra tante manifestazioni di arretratezza civile e politica che oggi vediamo. 

A questa nuova coscienza è affidata la sorte delle generazioni future.

Beppe Sarno

 

 






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