di Ferdinando Pastore,

responsabile Europa, Risorgimento Socialista

Da un lato la Corte Costituzionale tedesca dichiara che l’unico modello applicabile alla UE è quello ordoliberale contenuto nei Trattati, coincidente con il proprio dettato costituzionale, dall’altro la CGUE placidamente ci informa che le Costituzioni nazionali sono esautorate.

Cancellare la nostra Costituzione – per chi non lo avesse compreso – vuol dire eliminare un modello, a differenza di quello tedesco, antitetico con quello della concorrenza e delle politiche di austerità. Si elimina la possibilità che lo Stato indirizzi politiche di piena occupazione, che garantisca servizi essenziali attraverso la spesa pubblica, si elimina insomma quel tanto di giustizia sociale di cui ancora flebilmente godeva la popolazione.

Ma la beffa arriva dall’Eurogruppo che mette a punto la linea del nuovo MES che avrà queste caratteristiche: una maturità dei prestiti a 10 anni e un tasso d’interesse bassissimo, poco sopra lo 0,1% annuo. La linea di credito potrà essere usata per le spese sanitarie fino al 2% del Pil e i ministri sono d’accordo nel definire queste spese nel loro complesso, non solo per respiratori o terapie intensive.

Queste le parole di Dombrovskis a riguardo “Tutti gli Stati della zona euro sono idonei a chiedere” il Mes, “potranno prendere il 2% del loro Pil, scadenze e interessi saranno molto favorevoli, e la sorveglianza sarà semplificata”: “L’obiettivo principale di oggi è trovare un accordo”, in modo che “possa essere formalmente adottato la prossima settimana dal board dei governatori del Mes“.

In poche parole con dicitura “la sorveglianza sarà semplificata” si dice che la Troika ci sarà, il controllo dei conti pubblici sarà applicato in ragione del giudizio di sostenibilità del debito pubblico. Di seguito i riferimenti normativi presi da un post di Stefano Fassina:

“Il no al Mes è stato motivato e continua ad esserlo in riferimento a quanto avviene dopo l’accesso al Mes. In particolare, in relazione alle conseguenze della valutazione di solvibilità del debitore prevista e non sospesa nel Mes. Qui è il nodo: non a caso, la lettera di Gentiloni e Dombrovskis non disattiva, non può farlo in quanto è normativa corrispondente a quella del Mes, l’art 6 del Regolamento 472/2013 nel quale è prescritta la valutazione della sostenibilità del debito pubblico: “Qualora uno Stato membro richieda l’assistenza finanziaria del MESF, del MES o del FESF, la Commissione valuta, d’intesa con la BCE e, ove possibile, con l’FMI, la sostenibilità del debito pubblico di detto Stato membro e le sue necessità di finanzia mento effettive o potenziali.” Conseguentemente, la lettera non disattiva neanche i commi 1, 5 e 6 dell’Art. 3 dello stesso Regolamento. Il primo comma di tale articolo è inequivocabile: “Uno Stato membro soggetto a sorveglianza rafforzata (istituto confermato nella lettera dei due Commissari anche per il PCS) adotta, previa consultazione e in collaborazione con la Commissione e d’intesa con la BCE, le AEV, il CERS ed eventualmente l’FMI, misure atte a eliminare le cause, o le cause potenziali, di difficoltà.

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