APPELLO AL POPOLO E AL GOVERNO ITALIANO PER LA PREDISPOSIZIONE DI UN PIANO B PER SALVARE IL PAESE DALL’ESITO NEGATIVO DELLA TRATTATIVA IN ATTO NELLA UE .

La ferma risposta negativa data dalla Germania e dai suoi stati vassalli – in ossequio alle stringenti regole europee – alla richiesta Italiana di una diretta emissione di Eurobond da parte della BCE, i cui ricavi siano ripartiti proporzionalmente tra gli stati della UE per far fronte alle spese straordinarie ed ingenti necessarie ad uscire dall’emergenza ed a rilanciare le economie nazionali, rende sempre più difficile e densa di rischi per il nostro paese la trattativa in atto nel gruppo decisionale della Eurozona.

E’ evidente il gioco della Germania e dei suoi alleati, e degli organi esecutivi della UE – edificata proprio per attuare politiche ispirate al contenimento dei bilanci e della spesa sociale – di allungare i tempi della trattativa per volgerla a proprio favore e ridurre i margini di manovra dell’Italia e della Spagna.

E’ evidente il disegno: strozzare il nostro paese, alle prese con tutte le emergenze connesse con la crisi epidemica in atto, in una situazione in cui le difficoltà di liquidità e la pressione speculativa esercitata sugli spread, finiscano per piegare le ginocchia al nostro tentativo di resistenza sulle richieste avanzate dalla Governance europea e sul nostro diniego alla utilizzazione del Meccanismo Europeo di Stabilità( MES). Meccanismo che se attuato produrrebbe il commissariamento economico, finanziario e normativo della nostra residua autonomia decisionale.

L’attacco – massiccio e continuativo – da parte della BCE sullo Spread diventerebbe uno strumento formidabile di pressione sul Governo italiano per fargli accettare in condizioni di piena emergenza, il progetto originario della UE sponsorizzato dai paesi del Nord, quello di far transitare ogni possibile via di erogazione di liquidità straordinaria attraverso le forche caudine del MES. Anche se esso fosse potenziato finanziariamente e solo lievemente attenuato nei suoi tempi e nei suoi poteri di commissariamento del paese, sarebbe comunque finalizzato a distruggere definitivamente la nostra autonomia economica.

L’Italia è ancora fondata su un sistema manifatturiero molto esteso, completo in tutte le filiere , di forte spessore tecnologico e di alta qualità progettuale e commerciale.

La nostra forza finanziaria, fondata sia sul risparmio privato più ampio tra tutte le economie sviluppate sia sulle nostre tecnostrutture bancarie e finanziarie in possesso di fortissime competenze operative, si troverebbe immediatamente sotto attacco.

Inoltre senza attuare serie politiche di espansione della domanda interna e di nuova liquidità si imporrebbe al paese una politica forzata di restituzioni e sacrifici a danno delle classe popolari e del mondo del lavoro.


E’ necessario che il governo prepari un piano di uscita e di emergenza per evitare di essere posto in una situazione di fatto ricattatoria.

Un piano articolato, da attuare nel momento in cui l’attacco della UE – governato dalla Germania – dovesse scattare in modo irreversibile, diretto a consentire al Paese di riacquistare immediatamente la propria autonomia finanziaria e monetaria .

Un piano di uscita unilaterale dal sistema Maastricht/Lisbona per consentire all’Italia di far fronte con mezzi autonomi o autonomamente reperiti a ogni possibile crisi di liquidità che paralizzerebbe tutta l’attività amministrativa ed esecutiva dello Stato e che porterebbe al collasso tutto il nostro sistema paese. Per far fronte a ogni altra aggressione sugli spread che porterebbe in prima battuta tutto il nostro sistema bancario e finanziario a un default immediato.

Un piano di emergenza che preveda:

  • L’immediata introduzione sul mercato di una nostra nuova ed indipendente circolazione monetaria;

 

  • L’immediato ingresso con partecipazioni pubbliche di controllo o condizionamento in tutte le imprese strategiche per il paese;

 

  • L’adozione di tutti gli strumenti operativi necessari a impedire flussi speculativi contro il nostro sistema azionario ed obbligazionario;

 

  • L’emissione di nuovi titoli di debito pubblico internazionalmente contrattati e riservati ai Paesi legati all’Italia da continuative relazioni di scambio commerciale;

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