di Franco Bartolomei, coordinatore nazionale Risorgimento Socialista , e Ferdinando Pastore, responsabile Europa Risorgimento Socialista

Il Governo ha finalmente presentato il suo piano di rilancio economico e di protezione degli asset strategici del nostro apparato produttivo.

I capitali messi a copertura e garanzia della manovra di sostegno economico al sistema produttivo sono costituiti essenzialmente da 400 miliardi di capitale della Cassa Depositi e Prestiti e di SACE.

Il Piano del governo è nei termini che speravamo, ed è da considerare una mossa da Piano B, con cui il paese si sottrae al giogo del sistema finanziario globale, al ricatto delle autorità monetarie di Bruxelles, ed impegna il risparmio postale delle famiglie italiane come elemento propulsivo della difesa e dello sviluppo del tessuto produttivo del paese, e dei suoi livelli occupazionali.

Questo implica giuridicamente un potere-dovere dello Stato di controllare l’impiego dei capitali di risparmio pubblico investiti nell’opera di sostegno alle imprese, che implica logicamente una funzione di indirizzo e programmazione di tipo pubblicistico, anche a tutela dei cittadini risparmiatori .

Questa mossa che restituisce centralità allo Stato nella politica economica, consente di affrontare il braccio di ferro con la UE in modo molto più sereno, e soprattutto sottrae il paese al ricatto del capitale multinazionale.

Chiariamoci: i provvedimenti governativi non rappresentano ciò che ognuno di noi vorrebbe, semplicemente perché i nostri desiderata non possono essere esauditi all’interno del sistema Euro.

La crisi che sta per abbattersi sulle nostre esistenze – così come confermato dal rapporto ISTAT – e i nuovi rapporti di forza internazionali, permetterebbero oggi l’abbandono del criminogeno progetto europeo.

Resta questa l’unica cosa sensata da fare.

Però gli stessi provvedimenti indicano una direzione di marcia inversa a quella presa negli ultimi vent’anni. La garanzia di Banca Depositi e Prestiti oltre alla nazionalizzazione di Alitalia, lasciano intravedere un rinnovato intervento statale, senza il beneplacito delle strutture tecnocratiche e totalitaristiche della UE.

Si prende atto insomma della Realtà dei fatti: qualsiasi misura prevista dai Trattati sarà insufficiente per il risanamento economico e soprattutto farebbe piombare il Paese in una crisi senza precedenti, con un aggravio delle condizioni già ridotte ai minimi delle classi popolari.

La Realtà poi della futura limitazione alla circolazione di persone e merci, renderà necessari interventi di rinazionalizzazione di comparti industriali strategici, senza pensare troppo alle limitazioni di bilancio imposte dalla UE.

Emerge in modo abbastanza incontrovertibile uno scontro all’interno della maggioranza che riproduce quello in corso in Europa. Da un lato un asse di democristiana memoria con la Presidenza del Consiglio e la Presidenza della Repubblica che cercano di porre un confine duro di difesa degli interessi nazionali e dall’altro un partito espressamente filo-germanico (il PD) che cerca di sottomettersi nuovamente agli interessi del grande capitale straniero e speculativo. In questa fase è chiara la tenuta dei 5 stelle in appoggio all’azione governativa.

Sembra inoltre che esista un ripensamento del Vaticano e un suo spostamento su posizioni che si pongono a protezione di un assetto ri-costituzionalizzato del Paese. Come se si riproducesse un conflitto tra mondo protestante e ultra-capitalistico e un mondo cattolico ispirato a differenti modelli sociali.

Questa copertura vaticana si aggiunge a quella del capitale anglosassone che – con la Brexit – ha rifiutato di essere guidato dall’egemonia tedesca.

Oggi quindi un Italexit godrebbe di una protezione internazionale ieri impensabile.

Il provvedimento di ieri stupisce perché è stato ufficializzato alla vigilia della riunione dell’Eurogruppo. Come se l’Italia volesse porsi in una posizione di forza nelle trattative. La portata della crisi porterà alla deflagrazione dell’Eurozona, a meno che i nostri governanti non si macchino di un palese alto tradimento. Ma in quel caso anche la reazione sociale e politica non potrà che essere adeguata alla drammaticità della situazione.

Dopo tanti anni un governo emette un atto normativo e esecutivo in pieno esercizio di Sovranità Costituzionale, e consuma una prima rottura importante del sistema normativo imposto dai trattati di Maastricht e Lisbona.

E ora lavoriamo per ricostruire la centralità sociale e decisionale del movimento dei Lavoratori.

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