di Franco Bartolomei,

coordinatore nazionale, Risorgimento Socialista

Ho riordinato insieme le mie riflessioni su Craxi, espresse a più riprese in occasione del film di D’Amelio, come contributo al dibattito generale che si è aperto sulla figura del Segretario Socialista e presidente del Consiglio per 5 anni dal 1983 al 1987.

Ne ho fatto oggetto di una lettera aperta al compagno Cremaschi ,che ritengo utile al dibattito.

“Caro Giorgio,
Quando si discute sulla figura di Craxi, sempre si finisce per tornare alle polemiche relative allo scontro a sinistra degli anni 80 ,su cui ognuno si mette a prendere posizione come stessimo ad allora.

E presi dalla foga si sottovaluta la questione, che noi del Risorgimento Socialista poniamo da tempo, sulla interpretazione del significato strutturale degli eventi giudiziari politici e finanziari, compresa la distruzione politica di Craxi, che portarono alla fine della I Repubblica ,di impronta Costituzionale e Democratica, ed alla nascita della II Repubblica liberista e tecnocratica, che ha proceduto progressivamente a liquidare la nostra costituzione materiale sull’altare del sistema Euro-Maastricht.


È opportuno che tutti abbiano presente nel giudizio che Craxi non aveva una concezione politica o una prospettiva di analisi e di azione di Classe, anzi al contrario la contrastava frontalmente, come si vide sullo scontro sulla scala mobile, e nella interruzione della politica demartiniana e lombardiana di unità a sinistra con il PCI berlingueriano.


In ragione di questa sua impostazione , che io e moltissimi altri compagni non hanno mai condiviso, Craxi portò il PSI fuori da una cultura marxista, e questa fu ai miei occhi la sua vera grande colpa politica.


Craxi, però, era un socialdemocratico statalista, convinto seguace teorico della svolta interclassista compiuta dalla SPD tedesca a Bad Godesberg, con in più una visione maggiormente dirigistica in termini nazionali , rispetto a quella della SPD, del governo rispetto all’apparato produttivo nazionale ed al suo sistema bancario, anche sul terreno del commercio estero visto come mezzo principale per l’assorbimento della produzione nazionale, da cui derivava una attenzione particolare ad una politica estera più autonoma possibile, utilitaristica rispetto agli interessi nazionali, come dimostrò soprattutto la sua politica verso lo scacchiere arabo-mediterraneo, in cui la scelta di scontro con gli USA compiuta a Sigonella fu un momento di dimostrazione centrale e determinante della sua credibilità rispetto ai suoi interlocutori.

Questa sua impostazione, che lo porto allo scontro violento degli anni ’80 con la sinistra di classe, divenne poi insopportabile, ovviamente per motivi molto diversi ed in parte opposti, anche per il sistema finanziario neoliberista, per via della sua visione dell’intervento pubblico in economia in tutte le fasi dei processi produttivi, dal finanziamento delle imprese fino al commercio estero.


E qui è la ragione della sua fine perché la sua concezione del governo e quindi della sovranità statuale era opposta al neoliberismo globalista, ed al governo sovranazionale del potere finanziario delle società nazionali , finalizzata alla omologazione dei modelli sociali, ed alla soppressione della sovranità costituzionale degli Stati nazionali, vista come ostacolo alla affermazione ed al consolidamento del nuovo sistema globale di governo del capitale economico, finanziario, e commerciale.

Rispetto al recente film, che ha rilanciato Craxi nella pubblica opinione , occorre evidenziare come il tema politico che il Risorgimento Socialista ha sempre posto, riguardante la valutazione strutturale della distruzione politica di Craxi e della classe politica italiana degli anni 80, cioè quello dell’attacco alla Prima Repubblica per far passare privatizzazioni e modello sociale liberista , non è stato trattato nel film, che invece si è soffermato esclusivamente sugli aspetti del dramma umano e familiare nei giorni della fase finale della sua vita.

Probabilmente c’era da aspettarselo.

Figuriamoci se il leader Socialista e ex Presidente del Consiglio poteva essere rivalutato nella opinione pubblica per le sue posizioni critiche assunte contro il piano inclinato percorso dal sistema politico della seconda Repubblica verso la distruzione del nostro impianto sociale ed economico, realizzato dal sistema politico della I Repubblica in attuazione del dettato sostanziale costituzionale!


Molto meglio fare un film di carattere privato e commosso sul dramma umano ,sempre utile per utilizzare al centro e a destra il Craxi “vittima dei magistrati e dei postcomunisti”, piuttosto che il Craxi , ben più scomodo e pericoloso, vittima di un attacco internazionale violentissimo da parte di un sistema finanziario e geo-strategico globale che voleva imporre il suo modello neoliberista, distruggere il modello italiano della economia e della finanza semipubblica del nostro paese, azzerare la sua sovranità costituzionale, cancellare tutta la sua legislazione lavorista, ed azzerare di conseguenza tutto il ruolo sociale ed il potere contrattuale del movimento dei lavoratori più forte della Europa occidentale.


Con stima e affetto
Franco Bartolomei

  1. Alessandro Tosolini says:

    Sì va bene. Ma non facciamo di Craxi ciò che non era. Era un servo miserabile che stava a capo del baraccone democristiano statalista che faceva comodo fino a quando ci stava il pericolo comunista. Appena questo non è più servito, Craxi è stato liquidato come un vecchio soprammobile, da quelle stesse forze che lui ha contribuito a servire (oltre alla scala mobile, anche l’integrazione europea è stata implementata durante il suo governo). Il fatto che sotto i suoi governi ci fosse un po’ più di spesa pubblica e di autonomia in politica estera è dettato da condizioni oggettive dell’epoca, non dalla sua volontà. Se si spera che l’alternativa al neoliberismo possa essere un po’ di tiepido riformismo con qualche spolverata di patriottismo costituzionale, allora non si è capito assolutamente nulla degli eventi che hanno portato all’attuale fase selvaggia del capitalismo e dell’imperialismo.

  2. Alberto Benzoni says:

    Caro Franco
    due osservazioni. Primo non puoi pretendere da un regista un film politico. E su di un argomento di cui nessuno ha discusso politicamente. Secondo, il non essere marxisti non implica automaticamente l’essere nemici della classe operaia. Craxi non lo era certamente, tanto è vero che cercò fino all’ultimo l’accordo con la Cgil sulla questione della scala mobile e intervenne, subito dopo l’esito del referendum al Congresso della Cgil per chiarire, applaudito, le sue posizione. La sua colpa fu, semmai, quella di sbandierare un riformismo senza riforme che sarebbe stato poi interpretato come piatto adeguamento al sistema esistente.
    Ciò detto a volere la sua distruzione fu la destra interna e internazionale; perchè era sovranista, internazionalista, difensore delle ragioni della politica, dello stato e del pubblico; e per questo nemico mortale del partito di Scalfari e del Pci che gli faceva eco. Tante buone ragione per richiamarsi anche a lui nello scontro politico di oggi

  3. Un film non può essere uno spot, soprattutto non può esserlo a favore dei concorrenti di sinistra di quegli egemoni comunisti della cultura nel cui alveo si muove semanticamente e umanamente.
    La stranezza del film di Amelio nasce da qui, da questa viltà, dal pudore di prendere la parte di un eretico, di uno scomunicato dalla “chiesa” comunista.
    Ne parlo qui https://lacittanews.it/hammamet-una-recensione-su-una-recinzione/

  4. Giuliano says:

    Non sono d’accordo su questo punto:
    “ Craxi , ben più scomodo e pericoloso, vittima di un attacco internazionale violentissimo da parte di un sistema finanziario e geo-strategico globale che voleva imporre il suo modello neoliberista, distruggere il modello italiano della economia e della finanza semipubblica del nostro paese, azzerare la sua sovranità costituzionale, cancellare tutta la sua legislazione lavorista, ed azzerare di conseguenza tutto il ruolo sociale ed il potere contrattuale del movimento dei lavoratori più forte della Europa occidentale.”
    per una ragione semplice da apparire ingenua:
    se Craxi avesse avuto consapevolezza di tale ruolo nello scenario geo-politico certo non si sarebbe esposto con le maldestre operazioni finanziare con il transito di ingenti somme provenienti da fondi neri, corruzione, evasione fiscale, traffici vari ( conto Protezione, Grain, cooperazione, Mediaset ecc.).
    Se fosse stato il vero baluardo del movimento dei lavoratori l’essersi fatto “incastrare” come un volgare corrotto non depone ad onor suo.
    Come ho già scritto, questo passaggio anzichè una scusante a me appare un’aggravante che squalifica gli aspetti positivi della sua azione politica.
    Una domanda, anche questa apparentemente ingenua, segue questa premessa:
    tutti gli altri leader politici che, a quel che consta, avevano analoghe sue responsabilità in ordine al reato di illecito finanziamento ai partiti hanno accettato processi e condanne, hanno più o meno ammesso e restituito quanto rimasto.
    Pochi hanno varcato le soglie del carcere definitivo.
    Craxi no.
    Per quali ragioni?
    Ascoltare l’autodifesa non aiuta ad una ricostruzione obiettiva poichè i fatti sono rappresentati da due opposte versioni: le tortuose strade imboccate da una 40ina di miliardi incassati e che Le casse del PSI non hanno mai visto ( e che i giudici hanno cercato invano) e la sdegnata reazione degli eredi sull’inesistenza del “tesoretto”.
    Perchè, forte del suo carisma, convinto delle sue idee e della sua estraneità a fatti di accumulazione personale non ha accettato a testa alta, con lo stesso piglio della chiamata di correo al Parlamento, la sfida giudiziaria?
    Le risposte possono essere molte, più o meno inquietanti.
    Certo quelle lette in questi giorni non soddisfano nessuno.
    Nè i sostenitori nè i detrattori.
    Forse nessuno le darà, per semplice convenienza.
    Mi spiace Franco Bartolomei ma io la penso così.
    con rinnovata stima.

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