di Beppe Sarno

 

“Compagno Presidente”

 

Il 4 settembre 1970 avviene in Cile, paese peraltro tradizionalmente democratico, un miracolo: una coalizione socialista, “Unitad Popular”,  con  Salvador Allende candidato Presidente,ottiene il numero più alto di voti. Unitad Popular raggiunge il 36,3% dei voti, il candidato della destra Jorge Alessandri il 34,9% e il candidato democristiano Rodomiro Tomic il 27,8%; il Cile ha un sistema presidenziale che da al Presidente della Repubblica il potere di nominare il governo.

 

Nel successivo scrutinio alle camere la Democrazia Cristiana voterà per Allende. E’ la vittoria! Dopo un mese di tensioni il 4 novembre 1970 Salvator Allende socialista entra al palazzo della Moneda come Presidente e capo del governo del Cile.

 

Allende eredita un paese da governare politicamente ed economicamente debole: poca industrializzazione, il rame, ricchezza principale del paese in mano agli Americani, poca agricoltura in mano ai latifondisti, mancanza di un terziario forte e urbanizzazione crescente della popolazione.

 

I profitti delle industrie a prevalente capitale straniero vanno a vantaggio di

pochi, apportando quasi nulla alla ricchezza nazionale. Unità Popolare vince perché una parte della borghesia cilena si schiera con la DC progressista,che spera di avviare con i socialisti un nuovo modello di sviluppo fondato sulla collaborazione fra piccola borghesia e proletariato.

 

In questa realtà i comunisti e i socialisti rappresentano un movimento operaio organizzato, ma profondamente diviso al suo interno; la Dc ha una base interclassista e il partito nazionale rappresenta invece il latifondo e quella parte della borghesia tradizionalista e conservatrice in concorrenza con la destra della DC. Vi sono poi movimenti minori far cui il MIR, prima astensionista e poi fortemente sostenitore di Allende.

 

Il progetto politico di “Unitad Popular” si fondava su alcune idee forti: la prima che il sistema istituzionale Cileno aveva al suo interno gli strumenti per la trasformazione del Cile in  uno stato socialista nel rispetto della legalità costituzionale; la seconda che una radicale trasformazione del capitalismo in capitalismo di stato con riappropriazione dell’industria e del credito unita ad una accelerazione della riforma agraria iniziata da Frei, avrebbe creato le premesse per l’indipendenza economica del paese, per fermare l’inflazione, per rendere l’industria privata non in conflitto con lo stato, per consentire una redistribuzione del reddito a favore delle fasce più deboli della popolazione.

Come conseguenza di queste idee guida sarebbe seguita una fase spinta di

nazionalizzazioni, di coinvolgimento degli operai nelle scelte produttive,

acquisizione di capitali provenienti dall’estero.

 

Il governo, formato dai socialisti, dai comunisti, radicali, MAPU, socialdemocratici e dal “marxista indipendente” Vuscovic, nei primi mesi di attività, ottiene importanti risultati. In politica estera riconosce Cuba e la Cina; in politica interna oltre a varie opere sociali, sanitarie e altre provvede alla nazionalizzazione totale delle industrie minerarie fino ad allora in mano agli americani, reti di industria e combustione, comunicazione, trasporti, istituti bancari. Anche in agricoltura gli espropri sono considerevoli.

 

Il governo rifiutandosi di indennizzare le industrie estrattive del rame arriva a chiedere un risarcimento di circa 350 miliardi di dollari alle società americane proprietarie fino allora delle miniere. I salari vengono aumentati come pure le spese sociali.

 

 Alle elezioni municipali dell’aprile 1971 Unitad Popular sfiora il 50% dei voti. L’assassinio di un ex ministro democristiano insieme ad una forte crisi economica determinata dall’abbassamento del prezzo del rame e dalla mancata concessione di prestiti da parte del FMI mette in crisi i rapporti con la DC, in cui ha ripreso potere Frei, che chiede ad Allende di ridurre il numero delle industrie da nazionalizzare.

 

In concomitanza con la visita di Fidel Castro protrattasi per oltre un mese, la Dc organizza una forte manifestazione contro il governo.  “Il governo di Unitad Popular incontra difficoltà serie,  ma non per quello che ha promesso. I nodi che vengono al pettine nascono, paradossalmente, dall’averlo fatto.” (Rossana Rossanda.)

 

Altro fattore di crisi è la richiesta di aumenti salariali da parte degli operai

delle miniere a cui Allende non riesce ad aderire. Di questo stato di cose

approfitta la Dc che avendo insieme al Fronte Nazionale la maggioranza al senato ed alla camera mette in seria difficoltà il cammino delle riforme e il governo stesso.

 

Il 1972 è l’anno della riscossa della DC e delle destre tra cui spicca l’organizzazione parafascista “Patria e Libertà”. Il candidato alle presidenziali della DC Tomic, viene sostituito dal redivivo Frei. Le elezioni suppletive, caricate dalla destra di significato politico, portano al successo i candidati democristiani.

 

Lo scontro tutto istituzionale avviene prima sul bilancio: obbiettivo delle destre è bloccare il programma di nazionalizzazione delle industrie. Per questo motivo oltre a chiedere l’incriminazione del ministro Toha  per motivi di ordine pubblico, viene chiesta l’incriminazione del ministro dell’economia Vuksovic perchè considerato colpevole di aver voluto accelerare il processo di nazionalizzazione delle industrie private.

Comunisti e socialisti a questo punto avrebbero voluto tentare l’apertura

del dialogo con una parte della Dc, il Mir invece proponeva misure di trasferimento di poteri al popolo al di fuori del quadro istituzionale. I comunisti cileni avevano sempre avuto e avranno un atteggiamento moderato all’interno della coalizione di Unitad Popular, anche perché la Russia non aveva alcun interesse ad aprire un altro dossier in America Latina dopo l’esperienza di Cuba.

 

La DC dal canto suo organizza una forte opposizione sia all’interno del parlamento che nelle piazze con un’organizzazione capillare. Viene proposto un progetto di riforma istituzionale teso ad attuare una limitazione dei poteri del presidente.

 

Una serie di misure incongrue e di difficile sostentamento in materia economica porta necessariamente alla mancanza di beni, fenomeni di accaparramento, speculazione e mercato nero. La “battaglia per la produzione” del 1971, aveva solo attenuato per un breve periodo l’aggravarsi della crisi.

 

All’interno di Unità Popolare si apre un dibattito: da una parte Vuksovic che

propone di accelerare e riqualificare il processo di allargamento del settore

statale, di promuovere una forte politica fiscale sugli alti redditi e una manovra sui prezzi; lo stesso ministro contemporaneamente propone di sospendere il pagamento del debito estero e di aprire negoziati con altri paesi per attrarre investimenti esteri.

Dall’altra parte i comunisti che continuando ad avere un atteggiamento prudente, proponevano di ridurre il numero delle imprese da nazionalizzare e ponevano forti freni al controllo della produzione da parte degli operai. Vince la linea dei  comunisti, ma la cosa non ferma la crisi.

 

Al dibattito sulle prospettive economiche si aggiunge il dibattito politico che

porta  a delle profonde spaccature all’interno di Unitad Popular: la fedeltà alle istituzioni di Allende e di Unitad Popular si dimostra una camicia di forza per il governo, lasciando alla DC e alle forze di destra la piazza.

Lo scontro si radicalizza anche perchè i comunisti prendono le distanze da Unitad Popular. Alle proposte in materia sociale ed economica del governo, “El Siglo” quotidiano del partito comunista scrisse all’epoca “parlare di controllo operaio è pura fraseologia, che non ha nulla a che fare con il nostro programma [….] proporre una amministrazione fondata sulle organizzazioni popolari dei consigli di zona, incaricati a risolvere i problemi dei lavoratori è anarchismo puro mentre quel che occorre è un’azione sindacale sociale politica economica  coordinata ed efficace di guadagnare la fiducia degli imprenditori (sic!)“ed ancora” un piano realistico che si proponga misure molto chiare di aumento della produzione e della produttività

Nel giugno ’72 cambia il governo con un programma che corrisponde ad un arretramento rispetto alle scelte politiche iniziali di Unitad Popular. I tentativi di Allende con la proposta di misure economiche e politiche più

moderate non ottengono i risultati sperati; la rottura con i comunisti fa il resto.

 

Il 12 ottobre dello stesso anno inizia la serrata dei trasporti, del commercio e di altre categorie professionali. L’attacco ad Unitad Popolare è cominciato.

Unitad Popular si radicalizza e il segretario del partito Socialista Carlos Altamirano sostiene che il progetto politico di Unitad Popular deve andare avanti con più rigore; continua la statalizzazione delle fabbriche e vengono attuati aumenti indiscriminati dei salari. Insomma la scelta rispetto alla serrata è quello di spostare sempre più a sinistra le scelte politiche. L’obbiettivo dei socialisti, del Mir e del Mapu è quello di creare un  blocco rivoluzionario che contrasti lo scontro ormai aperto con le destre e la DC.

 

Allende e i comunisti non accettano questa soluzione rimanendo fedeli alla scelta di non uscire dalla legalità. A questo punto Allende gioca la carta dell’accordo con i militari. dopo  un incontro con il Generale Carlos Prats, questi accetta, in nome della fedeltà alle istituzioni, di entrare nel governo e Prats accetta la presidenza impegnandosi a stroncare la serrata in 48 ore. L’illegalità viene sconfitta.

 

La sinistra DC che in un primo momento aveva seguito Allende per il riscatto del rame dagli Stati Uniti e per una riforma agraria che ella stessa aveva concepito, di fronte a scelte più radicali di Unitad Popular si dissocia e si allea con la destra con il comune intento di sconfiggere Unitad Popular.

 

L’isolamento internazionale, la crisi economica, il controllo da parte della Dc dei mezzi di informazione, della polizia, di strati dell’esercito riescono ad avere partita vinta rispetto al tentativo di Unitad Popular di costruire un blocco alternativo operaio e contadino che usciva dagli schemi capitalistici con l’obbiettivo di costruire una società socialista per le vie legali.

 

L’aumento della qualità della vita e le migliori condizioni economiche della classe operaia, insieme al processi di nazionalizzazione delle industrie e tutte le misure economiche e politiche del governo  determinarono nel ceto medio la convinzione che “il processo sociale è andato oltre il punto di equilibrio d’un governo riformista“. Il Cile si avviava a diventare socialista. La nazione si divise: da una parte la classe operaia sostenitrice di Unitad Popular, dall’altra la media borghesia, gli industriali i ceti ricchi, i latifondisti sostenuti dal governo degli Stati Uniti e questo portò ad una radicalizzazione dello scontro politico.

Nessuno più crede al raggiungimento del socialismo in maniera indolore. La Dc propone per uscire dalla crisi il blocco dei salari, una riattivazione degli incentivi ai capitali nazionali ed esteri unite a misure inflattive.

 

All’interno di Unitad Popular si determina una spaccatura fra socialisti e comunisti sulle misure economiche da adottare. Rispetto alla proposta dei socialisti di istituire per combattere il fenomeno del mercato nero una dotazione fissa mensile di prodotti alimentari di base per ogni nucleo familiare, il PC si rifiuta di aderire. Lo scontro decisivo si verifica sulla

proposta dei socialisti di portare fino in fondo il processo di nazionalizzazione delle industrie.

I comunisti avrebbero voluto invece bloccare il processo e riattivare con misure incentivanti gli investimenti privati. Il ministro all’economia Millas, a questo proposito propone di bloccare il processo di nazionalizzare l’industria e di restituire ai privati 123 aziende che stavano per essere nazionalizzate. Gli operai scesi in piazza chiedono l’abolizione del progetto

Millas e solo l’impegno di Allende a far naufragare il progetto Millas ferma la protesta operaia.

 

Contrariamente ad ogni aspettativa nelle elezioni del marzo 1973 i socialisti

ottengono il 43,9 % dei suffragi. Intanto l’inflazione tocca il 238%. Gli operai, i contadini il terziario e gli intellettuali scelgono Allende,il dialogo fra DC e Unitad Popular appoggiato dai  comunisti non è più possibile, Frei si riappropria della DC. Una parte dell’esercito che in un primo momento aveva appoggiato Allende prova un tentativo di golpe nel giugno 1973, ma sono le stesse forze al suo interno, leali ad Allende che lo stroncano.

 

A questo punto Allende forma un governo senza esercito con un programma politico moderato orientato a riaprire il dialogo con la DC. Dopo il tentato golpe del 29 giugno  gli operai occupato circa duecento fabbriche e chiedono ad Allende di punire i militari infedeli e di instaurare un’emergenza basata sull’organizzazione popolare armata. Allende rifiuta ed ad agosto forma di nuovo il governo con il fedele generale Prats.

 

La DC ormai straripa e il generale Prats deve lasciare il governo il 24 agosto. Lo sciopero dei trasporti continua bloccando praticamente l’economia del paese. La divisione all’interno di Unitad Popular fa il resto.

La mattina dell’11 settembre, strana coincidenza di date, i generali Pinochet, Leight, Medina e il comandante dei carabineros Mendoza si costituiscono in giunta militare e gli danno tempo fino a mezzogiorno per dimettersi. Santiago è occupata dall’esercito.

 

Allende dalla Moneda lancia un appello alla mobilitazione del paese. A mezzogiorno parte l’attacco al palazzo presidenziale, comincia il massacro. Allende fucile alla mano tenta di difendersi, ma inutilmente. Il suo corpo sarà trovato crivellato di colpi nel suo studio, muore combattendo anche se i militari, mentendo, diranno che si era ucciso.

 

La giunta militare inizia il genocidio. La parola d’ordine sarà “Estirpare il cancro marxista.

 

Si è scritto tanto su Allende, sull’esperienza Cilena, su Unitad Popular e sul

tentativo di costruire una società socialista all’interno di uno stato a democrazia rappresentativa utilizzando gli strumenti rappresentativi e rispettando la legalità. La domanda è stata, era, e sarà se è possibile arrivare per via pacifica alla costruzione di una società socialista. Unitad Popular sotto la guida del socialista Allende, ha tentato nel lontano 1973, quando noi, allora giovani, uscivamo dall’ubriacatura sessantottina o per un processo di riflessione o per un processo di maturazione politica o semplicemente per diffidenza e paura nei confronti del terrorismo di alcune formazioni dell’ultrasinistra di instaurare una società socialista utilizzando le istituzioni democratiche rappresentative.

Se invece di questo tentativo estremo  avesse soltanto  tentato di riformare le istituzioni democratiche in senso socialdemocratico, migliorando le condizioni sociali ed economiche dei ceti meno abbienti, probabilmente ci sarebbe riuscito. In questo senso Leon Blum negli anni trenta parlava di “leale gestione  della società capitalistica.” Cioè l’attuazione nella società capitalistica di una redistribuzione del reddito a favore delle classi subalterne senza intaccare i meccanismi di produzione e di divisione della società. La storia è l’attualità ci insegnano quanto sia illusorio questo progetto. 

Ma era possibile questo in Cile negli anni ’70 o ha avuto ragione Allende? Certo se avesse voluto sopravvivere politicamente avrebbe dovuto chiaramente manifestare questa scelta ed adottare quella linea di prudenza

che i comunisti cileni, forse dietro suggerimento della  Russia, gli suggerivano, ma questo significava per Allende tradire il mandato ricevuto dagli elettori. Data la condizione politica in cui si trovava il Cile probabilmente non esistevano le condizioni per attuare il progetto di Unitad Popular e la profezia di Engels che la via legale per la creazione di uno stato socialista avrebbe ucciso i reazionari si è rivelata sbagliata.

 

L’estrema destra cilena opponeva al disegno di Allende la parola d’ordine “Giakarta è vicina”.

 

Il premio Nobel messicano Ottavio Paz affermava “A Praga i carri armati russi e a Santiago i generali istruiti e provvisti di armi dal Pentagono, gli uni in nome del marxismo gli altri in quello dell’antimarxismo hanno portato la stessa dimostrazione: “la democrazia e il socialismo sono incompatibili.”

 

Allende con il suo esperimento ha tentato di abolire dei privilegi di una classe dominante che ha reagito con violenza per salvaguardare quei privilegi che riteneva diritti acquisiti. Nel 1963 Lusi Corvalan segretario del Partito comunista cileno affermava che in caso di vittoria elettorale “Bisognerà affrontare un’altra prova: quella dei tentativi controrivoluzionari di riprendere il potere.”

Ardonis Sepulveda, socialista affermava “Non saremo noi a cercare lo scontro, ma crediamo che sarà impossibile evitarlo, perché la borghesia e l’imperialismo non rinunceranno mai volontariamente ai loro privilegi di classe.” Forse fu questo uno dei motivi per cui Allende favorì l’ingresso dei militari nel governo.

 

Il colpo di stato del settembre 73, salvo  pochi casi isolati, lasciò le classi

subalterne inerti. E allora torna la domanda: era possibile il socialismo in Cile?

 

Il socialismo è un’organizzazione sociale che si impone solo se si creano le

condizioni storiche economiche e sociali. Nel Cile del 1970 queste condizioni non esistevano. La popolazione attiva era per lo più impiegata nell’agricoltura dove imperava il latifondo e solo il 20% della popolazione era impiegata nell’industria. Nell’industria oltre la mano d’opera impiegata nelle miniere il resto era impiegato in aziende di piccole dimensioni. Il socialismo veniva così imposto dall’alto e non da movimenti di base. Le nazionalizzazioni imposta da Allende avevano questo scopo, ma lo Stato era in mano alla reazione.

Unitad Popular pur avendo vinto le lezioni non aveva la forza per governare. Pur utilizzando tutte le possibilità che la via legale gli offriva per realizzare le riforme democratiche e sociali del suo programma Allende si è scontrato contro ostacoli oggettivi che hanno reso impossibile il percorso delle riforme e della trasformazione dello stato.

Certo il primo errore è stato quello di nazionalizzare le industrie del rame senza indennizzare la proprietà. Più astutamente il suo predecessore Eduardo Frei pur avendo dato inizio alla nazionalizzazione delle industrie del rame, si era guardato bene da non indennizzare gli ex proprietari, anche perché questi avevano accettato il programma di nazionalizzazione. La scelta di Allende portò ad una reazione delle società estrattive e con esse dal governo americano. Sicuramente Allende avrebbe potuto avere delle dilazioni nel pagamento delle indennità senza perdere la possibilità di prestiti internazionali. Contemporaneamente e forse come reazione diminuì la produzione e il prezzo del rame sui mercati internazionali subì dei ribassi pilotati.

Altro elemento di debolezza di Allende e del suo governo fu il mancato controllo dell’inflazione per effetto dell’aumento dei prezzi e  l’aumento

della domanda. La riforma agraria voluta da Unitad Popular e le nazionalizzazioni misero in moto una spirale perversa che determinò un accelerazione dell’inflazione. Le classi medie spaventate si sollevarono contro il governo.

 

Ma non furono solo le scelte economiche, pur fondamentali, a determinare la fine dell’esperienza cilena, le riforme volute da Unitad Popular in così breve tempo senza avere una maggioranza in parlamento portarono il governo alla sconfitta.

Allende non si arrese, forse, se si fosse arreso dimettendosi, avrebbe conservato al Cile la democrazia necessaria  per continuare in altri momenti più propizi la sua esperienza. Così non fu. Il Cile diventò un enorme mattatoio.

 

Se è vero come è vero che il socialismo non si impone con la lotta armata né coi colpi di stato è pur vero che le trasformazioni sociali per la creazione di una società socialista non possono essere frutto delle decisioni di una élite, bensì dalla coscienza sociale dei cittadini. Per ogni riforma , per ogni trasformazione sociale occorre partire dalla realtà e non dai desideri, perché come   è stato detto “l’impazienza rivoluzionaria non ha mai permesso alla storia di saltare le fasi normali del suo sviluppo. Essa ha sempre portato alla sconfitta, o perché schiacciata dal nemico, o perché ha partorito un regime che non corrispondeva per niente a ciò che si desiderava. E’ la situazione reale che fa da forza motrice alla

rivoluzione e non la semplice volontà.”(Pierre Rimbert)

 

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