E’ giunto alla meta il primo congresso di Risorgimento socialista, primo passo del processo di ricostruzione di un’organizzazione della sinistra socialista in Italia, che colmi un’ennesima anomalia politica italica – l’assenza di un partito socialista di sinistra, anzi la sua persistente damnatio memoriae – e che possa contribuire – con la propria caratterizzazione anche storica – ad un urgente fronte della sinistra antiliberista e costituzionale. 


Per molti e molte degli aderenti si tratta di un’attesa lunga oltre vent’anni – una vita!, il frutto di una gestazione difficile durata più anni, senza nasconderci un futuro incerto. Eppure il nostro primo congresso costituisce una tappa, una soglia anche simbolica che andava varcata e che ora va presidiata. Sappiamo bene ciò che non siamo (un ennesimo movimento d’opinione, una sigla fra tante di pensionati che si crogiolano nell’immarcescibile “diaspora socialista” o piuttosto un tram elettorale). Sappiamo bene anche ciò che siamo e lo abbiamo tratteggiato in tesi congressuali unitarie di circa duecento pagine. Conosciamo i nostri limiti, siamo consapevoli dei nostri risultati e della qualità, umana e politica insieme, dei nostri compagni e delle nostre compagne.


A chi ci rivolgiamo? A chi è consapevole che la mancanza di un partito socialista di sinistra – col suo patrimonio storico e con le sue prospettive – è concausa della sconfitta storica del mondo del lavoro, dell’aumento delle disuguaglianze, del ritorno del pericolo delle vecchie e nuove destre anche neofasciste, infine della continua manomissione in peius della nostra Costituzione formale e materiale.


A chi invece dimentica quanto sia decisivo costituirsi in un partito proponiamo un frammento di un testo teatrale, attraverso cui l’autore intende ricordare che la storia dei socialisti e delle socialiste in Italia non è affatto riducibile alle estreme vicende di piccoli gruppi dirigenti oramai screditati e inautentici (privi di qualsiasi aggancio con la realtà sociale e internazionale) e che il partito che intendiamo costruire sia strumento di riaffermazione-aggiornamento degli ideali socialisti. Una sorta di risorgimento socialista, appunto.    


Si intitola, si scuserà l’ipotestualità nenniana, Ogni giorno è un’epoca. È, o vuole essere, uno sfogo personale, ma assume forse carattere generale: almeno due generazioni giovanili (quelle che maggiormente stanno subendo gli effetti della controffensiva neoliberista) sono stati espropriati non solo di un lavoro stabile e di diritti sociali, per il fatto che sono state lasciate senza un partito o gruppo di riferimento, di formazione e indirizzo, che le aiutasse a discernere e trovare (o ritrovare) percorsi un tempo collettivi e vitali: si immagina, anzi si sente davvero indirizzato principalmente al compagno presidente Pietro Nenni, la cui scomparsa continua ad assumere (assieme agli esiti del congresso del PSI del 1976? A chi scrive, sulla scorta del magistero di Gaetano Arfé, pare proprio di sì) valore periodizzante.


Risorgimento socialista rappresenta pertanto una conquista, un presidio, un’offerta a vecchi militanti e giovani attivisti. Ai lavoratori e alle lavoratrici precarie, privi di diritti e/o di salari adeguati, immigrati e emigrati – i tanti giovani meridionali!


Per non dover tornare a essere marginali o sottomessi a nessun potere, per poter esprimere nuovamente il nostro orgoglio di socialisti per il socialismo (e non per un liberismo temperato). Per costruire un’alternativa di sistema sempre più necessaria sul piano sociale e ambientale.  

 

 

 

 

 

Ogni giorno è un’epoca

 

         Compagno presidente,

Compagni, compagne,

in questa sera di freddo / e di pioggia incessante / vi scrivo una lettera vana per sollecitare / l’accoglimento delle mie dimissioni / da un partito che non c’è / da un incarico trovato per caso, abbandonato / da lungo tempo e tutto sgualcito, / – che a ripulirlo c’ho impiegato un decennio / e mo’ mi tocca pure decifrarlo, / solitario – / secondo consegne che nessuno mi ha / mai dato.


         Compagni tutti,

mi sia lecito / avanzare un moto di sfogo / profondo – e che cacchio! – / solitario in tanti treni / o pullman in movimento per l’Italia; / solitario in lunghe, amare letture clandestine; / solitario pure nell’attesa / del vostro ritorno / o risorgimento. / Ma insomma! / Che razza di partito serio è mai / questo, / che fa aspettare l’attivista / anni e anni senza alcun cartello, / chessò – “Siamo spiacevoli per motivi …”, / “Rielaborazione del lutto” / o “È successo il finimondo!”.


         Ed io che attendo: eravamo allora / – sì, mi ricordo, mi ricordo bene – / al II liceo e non studiavo troppo, / pensavo al calcio e a un perduto affetto momentaneo – / correva l’anno 1994 e sconfiggemmo / un intero governo. Era anche allora inverno, / ma non faceva mica tanto freddo / come oggi, forse perché si stava in tanti / e ciascuno riscaldava l’altro con una pacca / o con un saluto e un semplice invito. / Avevo 17 anni ed anche allora / mi sentivo solo. / Ma non sapevo ancora di che solitudine / soffrivo dentro.

 
        Compagno presidente,

compagni tutti,

è arrivato una buona volta che vi degnate / di rispondere alla mia sollecita presente, / cortesemente se vi riesce, / e mi venga annunciato ciò che debbo fare; / come lo debbo fare; / perché lo si debba fare.


         Compagni,

detto francamente / più vi leggo e più non mi raccapezzo. Partito, organizzazione, proletariato, / modo di produzione, / egemonia, e quanto altro / e intanto noi si sta isolati. / Mi viene il sospetto che ho letto testi privi di senso o di una specie / di gabbo, verso di me, gigantesco. / E, scusate, non è giusto.

 
        Compagno presidente,

compagni,

inizio proprio a stufarmi / del vostro silenzio, col vostro venir meno. / Anche qui Ogni giorno è un’epoca, / ma la tattica, la strategia, / il segnale, il colpo di genio, / il Machiavello: ogni cosa è lasciata / al più generico caso. / Non so se provvederete, / né se mi considererete ancora dei nostri, / né se merito di esservi stato / fedele e credo devoto, da solo, / oscuramente, / fra un volantinaggio e un progetto / o dentro un qualsiasi corteo.

(24-01-2005, sera, domi)

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>