Di Santo Prontera – PRIMA PARTE

Le ultime elezioni europee hanno suonato un bruttissimo spartito per i valori della sinistra. Ha trionfato la Lega, un partito sempre più di destra, contiguo a forze di estrema destra come Casa Pound e Forza Nuova, fondamentalmente razzista e fomentatore di odio, lontano e ostile rispetto ai valori della Resistenza, che sono alla base della Costituzione.

Da queste elezioni la sedicente sinistra riceve l’ennesima lezione, finora inascoltata. Ridottasi ormai a saccente e boriosa ombra di quello che fu e che dovrebbe essere, continua a perdere terreno (a vantaggio della destra) nel suo specifico elettorato di riferimento -il mondo del lavoro- e nelle sue tradizionali roccaforti del Centro e del Nord.

Analizziamo la lezione che viene dai fatti.

Il massiccio passaggio di elettorato dalla sinistra alla destra non è un fenomeno recente e non riguarda solo l’Italia. Trump ha largamente beneficiato dei voti provenienti dal mondo del lavoro. Il fenomeno è comunque anche più vecchio, visto che era già accaduto con Reagan. La Brexit, inoltre, è stata fondamentalmente determinata dal problema dell’immigrazione. Si potrebbero citare anche tanti altri casi.

Torniamo a focalizzare l’attenzione sulla situazione italiana. Ci ritroviamo con la Lega primo partito, che miete ampi consensi anche nelle tradizionali roccaforti della sinistra. Da dove viene questa forza politica? Da una serie di scandali (epoca Bossi) che l’avevano ridotta a percentuali minime. A quegli scandali si sono aggiunti anche quelli recenti (epoca Salvini), ma ciò nonostante è diventata il primo partito. Ciò non significa che gli italiani siano indifferenti alla pubblica moralità. L’enorme successo che fino a ieri ha arriso al Movimento 5 Stelle era fondato soprattutto sulla moralizzazione della vita pubblica.

Che cosa è successo allora?

Due sono stati i tasti fondamentalmente usati dalla Lega: chiusura ai migranti e sicurezza interna. Hanno inciso soprattutto nei quartieri popolari e nella provincia. La ragione può essere sintetizzata in una parola: sicurezza.

La percezione di insicurezza –principalmente economica (insicurezza reale, gonfiata o inventata che sia)- porta voti alla destra perché, nell’ottica delle masse, questa parte politica sembra oggi fornire delle ricette, per quanto rozze e odiose. Trump ha vinto garantendo sicurezza circa i posti di lavoro (tema abbandonato dalla sinistra o da essa trattato in termini puramente parolai). Salvini vince perché promette sicurezza-protezione in casa e una politica di chiusura contro i migranti. Quest’ultima (è l’aspetto di cui ci occupiamo in questo contributo) viene letta e accolta da gran parte dell’ex “popolo della sinistra” come garanzia di sicurezza in merito alla concorrenza sul lavoro proveniente dai migranti.

Questo problema è stato partorito a suo tempo dalla sinistra, quando si è votata alle politiche liberiste (che hanno nutrito gli interessi delle élite e penalizzato il tenore di vita delle masse lavoratrici) e alla conseguente precarizzazione del lavoro (che ha abbattuto sicurezze di base riguardo al presente e al futuro).

Nel contesto che è venuto fuori dal neoliberismo (con deregulation e quant’altro), ossia il contesto dello sfaldamento dei “Trenta gloriosi” -periodo 1945-1975-, caratterizzato dall’abdicazione della politica in favore della finanza, il migrante (a sua volta vittima di politiche assurde realizzate dai Paesi sviluppati sul piano internazionale) è stato percepito dal lavoratore italiano ed europeo come il suo concorrente diretto in materia di lavoro scarso e precario, in quanto manodopera a basso costo a beneficio dei ceti medio-alti (in altri termini: migrante = esercito industriale di riserva, con tutti gli effetti che sono ad esso storicamente connessi). Potremmo anche esaminare la tesi secondo cui i migranti fanno i lavori che gli italiani non vorrebbero più fare. Una compiuta argomentazione sul punto richiederebbe molto spazio e la conclusione sarebbe la seguente: il migrante viene comunque visto come concorrente.

Se si fa un confronto fra ciò che ha realizzato la Lega in un anno di governo e ciò che hanno realizzato i 5 Stelle (da non dimenticare: sono in gran parte figli di una ribellione contro una sinistra che ha abdicato alla propria funzione storica) si trova un abisso a favore di questi ultimi (colpevoli peraltro di tante altre cose): un paio di interventi della Lega (chiusura ai migranti, decreto sicurezza) contro diversi interventi (tipicamente di sinistra, ma dileggiati dalla sinistra d’etichetta): reddito di cittadinanza, decreto dignità, stop alla prescrizione, agente sotto copertura, sentinella civica e altri in cantiere, come quello relativo al salario minimo –assurdamente criticato dai sindacati-. Alle europee del 26 maggio ha però trionfato la Lega. Ciò significa che la sicurezza risulta preminente su ogni altro tema (un aspetto già visto anche in Europa e altrove). Perché? Per quanto già detto: la sicurezza incide sulle questioni “del lavoro”.

Questo tema è –in generale- di fondamentale importanza, ma a tale proposito la presunta sinistra non ha una sua politica: blatera e cincischia o realizza politiche di destra, muscolari e disumane. Quando va in questa seconda direzione, l’elettorato –lo si è visto alle ultime politiche- preferisce l’originale alla copia, perché “più sicuro”, meno aleatorio.

Con l’insicurezza economica colpevolmente creata nell’arco di circa quattro decenni, tramite le politiche neoliberiste e ordoliberiste (di cui è responsabile), la pseudo-sinistra ha seminato vento e ora raccoglie tempesta. Perde continuamente consensi. Volente o nolente, è costretta a confrontarsi con il tema della “sicurezza”, ma lo fa malissimo. Su detta questione, come su ogni altro problema sociale, ci sono soluzioni di destra e soluzioni di sinistra, ma -su questo come su altri problemi- l’area politica che ama ancora chiamarsi sinistra ha smarrito la propria identità e non avanza proposte in linea con i propri valori e che siano nel contempo anche efficaci.

Quello della “sicurezza” è un tema con il quale dobbiamo necessariamente confrontarci pure noi, che abbiamo l’ambizione di creare una forza di sinistra che ponga rimedio ai danni provocati dalla sinistra di ieri, che è finita fuori strada ed è andata di fatto a collocarsi in campi che non dovrebbero esserle propri.

Su tale problema la destra diffonde le sue ricette (scioglie inni all’emarginazione, all’esclusione, alla cacciata dell’altro, dell’estraneo) e la presunta sinistra sta zitta o propone ricette controproducenti, perché –continuando sulla strada di vecchi errori- ritiene “di destra” il problema della sicurezza. Ma siamo certi che sia proprio così? La sinistra non è forse storicamente nata per dare risposte all’insicurezza che sempre domina le condizioni di vita dei ceti popolari?

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