Un contributo di Fabrizio Marchi, pubblicato su L’Interferenza: sempre intelligente e puntuta, una provocazione di Fabrizio Marchi​ che invita non solo Carola, ma tutti i progressisti a riflettere su cosa fare.

Ogni vita in pericolo va salvata: prima e dopo il salvataggio, dobbiamo essere riuscire a capire i meccanismi che producono i barconi, la fuga, lo sfruttamento, e combatterli, riconoscendo chi sono i nostri nemici.

Altrimenti, rischiamo che il primo Orfini che passa cerchi di far dimenticare che gli accordi di Minniti coi tagliagole in Libia li ha votati pure lui …

 

 

Ho un “terribile” sospetto che sarei felice (parlo seriamente) venisse fugato.


E cioè che Carola Rackete sia una che va per il mare a salvare vite – cosa sacrosanta, ammirevole, e da sostenere (parlo seriamente, al di là di ogni considerazione politica sul ruolo delle ONG) – e allo stesso tempo sia una di quelle che pensa che i maschi eterosessuali occidentali (a prescindere dalla loro condizione sociale) siano, in quanto tali, in una condizione di privilegio, di dominio e, naturalmente, violenti, per definizione e per condizione.


Ho questo terribile sospetto, a “naso”, come si suol dire, osservando le sue immagini, il suo aspetto, le sue frequentazioni, le sue origini, la sua storia personale, ciò che si scrive di lei e soprattutto l’enfasi con cui tutta la “sinistra” sia liberal che radical la sta celebrando ed elevando ad icona. Un pò, anzi, in modo del tutto simile a quello che è successo con Greta.

Però non ho certezza di questo e quindi – e parlo sempre seriamente – mi piacerebbe MOLTO essere smentito.


Mi sarebbe piaciuto ancor di più che avesse mandato a quel paese Orfini e Del Rio, i due dirigenti del PD che sono andati ad accoglierla, ma mi rendo conto che in quel frangente era impossibile.


Mi aspetterei e auspicherei da lei una presa di posizione netta nei confronti di quel sistema politico ed economico che provoca la tragedia dell’immigrazione e che fa sì che persone come lei – a mio parere in buona fede, di questo, nel suo caso, sono abbastanza certo – facciano quel lavoro MERITORIO (parlo di quelli in buona fede, ovviamente, non certo di quelli che lo fanno per lucro…) di salvataggio di vite umane che, a mio parere, dovrebbero fare le flotte sia civili che militari di tutti gli stati che si definiscono democratici.


Ecco, se Carola facesse questo – con un outing pubblico, come si suol dire – e fugasse ogni dubbio sulla sua connivenza ideologica con il sistema o con una parte di esso (la sua variante “buonista”, politicamente corretta e di “sinistra”), avrebbe tutta la mia ammirazione e tutto il mio sostegno. Perché a quel punto, salvare vite sul mare avrebbe la stessa identica valenza di abbracciare un fucile per combattere il colonialismo e l’imperialismo in giro per il mondo.

Il suo impegno per salvare i migranti dovrebbe, a quel punto, essere considerato a tutti i livelli come un atto di solidarietà di classe, internazionalista e antimperialista, oltre che di grande umanità.

Se così fosse, anche se, come noto, non amo affatto la retorica, sarei il primo ad elevarla al rango di eroina.


Se invece si salvano le vite – fatto comunque meritorio e doveroso per qualsiasi coscienza civile – ma si sceglie di chiudere gli occhi o addirittura di simpatizzare per chi ha provocato e provoca la tragedia dell’immigrazione (che ad oggi ha causato la morte per annegamento di decine di migliaia di persone), allora ci si rende, anche indirettamente, complici di quello stesso sistema e si contribuisce a coprirlo dal punto di vista ideologico.


Purtroppo tutti gli indizi mi inducono a pensare (ma non ne sono sicuro e vorrei TANTO essere smentito dai fatti, direi anzi che ne sarei felice) che Carola faccia parte della variante di “sinistra” e “buonista” del sistema, quella appunto preposta a coprire il suo vero volto.


Ma la speranza è sempre l’ultima a morire e spero SINCERAMENTE che i fatti smentiscano questo mio sospetto.

 

Fonte foto: GdS (da Google)

 

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