Di Franco Bartolomei, coordinatore nazionale del Risorgimento Socialista –

Pubblicato su “L’interferenza”

Faccio due semplici ed immediate considerazioni sugli aspetti giudiziari della vicenda Sea Watch.


Primo: una cittadina, pubblico ufficiale di uno stato alleato, indagata per una fattispecie di reato che non deriva da un intento criminale ma da una diversa lettura di diritto dei comportamenti da essa ritenuti dovuti, non si arresta in modo spettacolare ed umiliante, ma si consegna a bordo della sua nave ormeggiata in porto, soprattutto quando si va ad un processo per direttissima.

 



Secondo: in una manovra molto strana ed inconsueta di interposizione tra una nave in fase di attracco ed il molo, da parte di una motovedetta, che avrebbe tranquillamente potuto accostare ben prima la nave ferma nella rada, come suo diritto/dovere, esiste un aspetto di pericolosità e di inutilità enorme, che rende tutta l’ipotesi dello speronamento volontario molto dubbia, e la colora forse anche di alcuni aspetti di concorso indiretto in una collisione che potrebbe essersi prodotta involontariamente ed inevitabilmente.



Non mi piace la spettacolarizzazione che si sta dando a questo vicenda che è ormai diventata un palcoscenico propagandistico permanete montato a vantaggio della Lega e del suo sceriffo di cartone.



Consiglierei al Presidente del Consiglio di intervenire evidenziando in prima battuta il ruolo sobrio, generoso e conciliante tenuto dalla nostra Marina Militare, che evidentemente si è sottratta dall’inizio a tutto questo can can mediatico politico, continuando imperterrita nella sua attività di salvataggio in mare dei migranti sui barconi alla deriva.

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