Le conclusioni politiche del I° Congresso del Risorgimento Socialista

Il 1° congresso del Risorgimento Socialista, riunitosi a Roma nei giorni del 01 e del 02 Giugno 2019, prende atto dello stato di crisi di un modello di sinistra politicista e solo nominalmente antisistema, ma nella realtà dei fatti funzionale a logiche neo-liberiste propria della II Repubblica.

 

Di fronte a questa evidente constatazione, fatta in primo luogo dai ceti popolari che non a caso rivolgono altrove le loro istanze e il loro consenso, le compagne e i compagni del Risorgimento Socialista avvertono la responsabilità etica e politica di lanciare un appello pressante a tutte quelle forze politiche, sociali e culturali provenienti da diverse tradizioni ed esperienze organizzative, che condividano la necessità di una nuova strategia di alternativa in favore dei deboli, dei lavoratori, dei giovani, dei disoccupati, dei ceti medi impoveriti e incattiviti da una globalizzazione capitalistico-finanziaria.

 

Il congresso impegna dunque il Partito e i suoi organi dirigenti ad assumere ogni iniziativa utile a favorire la creazione di un tavolo tra tutti coloro che riconoscono la necessità di porre al centro del dibattito politico temi come:

 

1-La totale incompatibilità tra la Costituzione italiana e i trattati dell’Unione Europea, ispirati a una tutela incondizionata della concorrenza che colpisce in primis la tutela del lavoro, precarizzandolo;

 

2-La denuncia della sostituzione del ruolo attivo della cittadinanza, fonte di diritti e di doveri, con una condizione di consumatore passivo e capitale umano, che porta alla disgregazione delle formazioni sociali;

 

3-L’internazionalismo che da tempo connota il meglio del movimento socialista e che impone il radicale rifiuto di un’alleanza ormai antistorica e inutile per il popolo italiano qual è la NATO, e l’affrancamento del territorio nazionale da presenze militari straniere;

 

4-Il sostegno a un federalismo solidale, col totale rigetto di proposte di autonomia differenziata tese a creare inaccettabili disparità all’interno del territorio italiano;

 

5-La valorizzazione delle autonomie regionali e locali, allo scopo di favorire e ampliare la coesione sociale e favorire una migliore qualità della vita per la popolazione lavoratrice

 

6-La tutela dell’iniziativa privata piccola e media nel rispetto dei preminenti diritti dei lavoratori, della libertà sindacale e del benessere collettivo;

 

7-Riconosciuta l’irriformabilità dell’Unione Europea, strumento forgiato dalle elites neoliberiste occidentali per fare esattamente ciò che sta facendo a danno dei popoli del continente, lavorare al suo superamento, che non coincida tuttavia con un astioso arroccarsi nei confini nazionali, ma preluda col contributo di tutte le forze democratiche e popolari ad una stagione nuova di collaborazione, solidarietà e tendenziale unità;

 

8-La  lotta senza quartiere all’imperialismo occidentale a guida americana, oggi più aggressivo e virulento che mai, ma mascherato da ingannevoli paroli d’ordine democratiche, con il sostegno all’autodeterminazione dei popoli, e l’opzione per un multilateralismo che, minando lo strapotere del capitale armato occidentale, contraddice la narrazione della fine della storia e dell’assenza di alternative a neoliberismo e globalizzazione;

 

9-L’attuazione dei diritti economici e sociali garantiti dalla prima parte della Costituzione e la contestuale abrogazione della forzatura neoliberista contenuta nell’attuale articolo 81 della Costituzione;

 

10-Riconoscere la natura globale della questione ecologica e la sua stretta connessione con le questioni sociali e migratorie, promuovendo nuove forme di coesistenza, di sviluppo eco-compatibile, di lavoro che promuova il “buon vivere”, per liberare la Terra e tutta l’Umanità dalla schiavitù del capitale, assicurando un futuro degno alle nuove generazioni;

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