Di Alberto Benzoni


Ovvero, lo zingarettismo come fase suprema del veltronismo.


Dal Pd, come si sa, c’è da aspettarsi di tutto o, detto in altro modo “di nulla”. Ciò premesso, occorre prendere atto che, nella versione zingarettiana, il Nostro si è superato.


Come arco di forze di riferimento il “da Macron a Tsipras”. Un vero e proprio falso in atto pubblico che mette insieme, in una gioiosa macchina di pace, il boia e l’impiccato. Come candidati, gli scarti dell’Ulivo (vedi Pisapia) e gli aspiranti macronisti (vedi Calenda). Come ideologi di punta, gli esponenti della “via laziale” (vedi Smeriglio). Come segnale dei tempi nuovi, il pellegrinaggio a santa Tav. Sull’Europa la constatazione, propriamente sconvolgente, del “siamo europei”. Sul resto, nebbia: che è la migliore condizione atmosferica per chi non sa vedere al di là del proprio naso.
Ma tutto questo, ci si dirà, appartiene al mondo materiale, sordido, irrazionale e, per sua natura, limitato e volgare. E allora, basterà scrollarselo dalle spalle per librarsi nel mondo delle Idee, dei Sentimenti, e dei Valori, così da restituire al Pd vocazione e ruolo.


Parlo di quello che risplende dai manifesti a miracol mostrare: che dà lavoro, istruzione e quant’altro fino a identificarsi con la salvezza del pianeta (come? con chi? o, magari, tutto da solo?) contrapponendosi, gigante solitario, come nei film di fantascienza made in Usa, a chi vuole distruggerlo seminando odio e paura (Trump? gli islamisti? i capitalisti? la Spectre? il Governo? Salvini? Casaleggio e i 5 Stelle?).
Molti i possibili Cattivi. A partire, naturalmente, da quelli più vicini. Quello che è certo che il Pd è, per definizione, il Buono. Ma in un mondo che non esiste.


E qui viene da pensare a Berlusconi e al suo partito dell’Amore. Ma per marcare la profonda differenza tra i due modelli. Il Cavaliere era un pataccaro impenitente spinto dai suoi interessi ma anche dal suo temperamento a ricercare l’amore del suo pubblico e a ricambiarlo. Il Pd porta l’amore, nella sua ventiquattrore, di più nella sua carta d’identità, come certificazione della sua naturale superiorità morale.


Siamo, forse, alla penultima manifestazione del veltronismo. Di quella vera e propria rivoluzione copernicana che, a partire dall’ultimo decennio del secolo scorso, ha portato i comunisti da avanguardia del socialismo a retroguardia del liberismo, sostituendo l’intelligenza con la sensibilità, la realtà con il politicamente corretto e la critica dell’ordine costituito con l’identificazione con il medesimo. Traducendosi, nel concreto e nel corso di decenni in una vera e propria coazione a ripetere che non ammette autocritiche e ripensamenti.


La prossima sarà… Meglio non pensarci.

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