Di Alberto Benzoni

Alcune riflessioni sulle politiche del governo del Venezuela sono utili a difendere la “Rivoluzione Bolivariana” contro l’aggressione imperialista. Noi del Risorgimento Socialista siamo accusati dai servi degli Americani e dai Socialliberisti che hanno scelto i golpisti, di appoggiare in modo acritico Maduro, tradendo in tal modo la cultura democratica e lo spirito critico che contraddistingue i Socialisti. Nulla di piu’ falso, noi appoggiamo Maduro e la Rivoluzione Bolivariana perchè è necessario respingere l’offensiva autocratica dell’imperialismo americano, del capitalismo multinazionale e del sistema finanziario globale, diretta a distruggere con ogni mezzo tutte le esperienze di governo Democratiche e Socialiste dell’America Latina. Ma contemporaneamente riflettiamo da sempre sulla reale natura politica della Rivoluzione Bolivariana, perchè comprendere i processi politici che vogliamo appoggiare e difendere costituisce per noi una regola prima del nostro agire politico.

L’impostazione politica che segue Maduro, e prima di lui Chavez, non è marxista leninista, e quindi è fuori dal solco della storia Comunista. Il percorso sostanzialmente democratico seguito dai Bolivariani identifica invece una impostazione Socialdemocratica di fondo, con una opzione molto radicale negli obiettivi di trasformazione dell’assetto sociale del paese, che pero’ appare priva della capacita’ progettuale tipica del socialismo di sinistra europeo rispetto alle politiche di rafforzamento dell’apparato produttivo nazionale. Le forti venature fortemente populiste e pauperiste, che caratterizzano il movimento bolivariano, ed il suo procedere per investiture plebiscitarie successive, lo rendono comunque molto diverso dalla storica socialdemocrazia europea di tradizione secondinternazionalista, e di formazione operaia.

In realtà tutto il movimento bolivariano sia in Venezuela che in Bolivia affonda le sue radici politico sociali nei contadini poveri e nelle moltitudini emarginate delle metropoli, ed e’ fortemente connotato da una forte identificazione con le aspirazioni di riscatto e crescita delle popolazioni indio-meticce. Nei due movimenti bolivariani (Bolivia e Venezuela) e’ molto forte l’elemento patriottico, che costituisce la risultante della fortissima caratterizzazione indipendentista, antimperialista ed antiamericana che costituisco un vero asse portante del progetto del Socialismo Bolivariano. In realtà il Partito Socialista Bolivariano e la presidenza Maduro hanno una netta maggioranza sociale nel paese che pero’ esce sempre sottodimensionata elettoralmente, a causa degli errori commessi sia da Maduro che da Chavez nelle politiche di sviluppo economico del paese, che non sono riuscite a costruire un circuito di crescita produttiva fuori dalla utilizzazione e lo sfruttamento delle enormi risorse petrolifere ed estrattive del paese, e soprattutto in presenza della forte svalutazione dei prezzi di cui e’ da tre anni oggetto il petrolio, e del sabotaggio ed isolamento commerciale realizzato dagli USA contro la Rivoluzione Bolivariana.

Queste riflessioni sono utili a comprendere la natura dei processi politici in atto in Venezuela, ma non ci distolgono affatto dal difendere ad ogni costo l’indipendenza del Venezuela e le grandi conquiste sociali della RIVOLUZIONE SOCIALISTA BOLIVARIANA. Proprio nel momento in cui difendiamo a spada tratta la rivoluzione Bolivariana, noi del Risorgimento Socialista siamo perfettamente consapevoli dei suoi limiti. In particolare riflettiamo sugli errori di Maduro nel campo delle politiche economiche, mentre nel campo delle politiche sociali riteniamo che le scelte adottate sono state corrette, soprattutto nei settori della sanità e dell’istruzione e dell’assistenza sociale . L’errore di fondo e’ stato di non lavorare a sufficienza per costruire un autonomo sviluppo delle forze produttive, pensando che le risorse estrattive fossero di per se’ sufficienti ad alimentare lo sviluppo.

E’ un errore grave, figlio di una impostazione populista e pauperistica tipica del Chavismo, che ritiene centrale il momento espropriativo e non quello costruttivo. E’ pero’ un errore di impostazione programmatica che può essere tranquillamente corretto dai Socialisti Bolivariani, poichè non ha creato alcuna involuzione strutturale irreversibile dei processi in atto. Gia’ Morales, l’altro grande interprete della rivoluzione Bolivariana latino americana, ha una impostazione molto più intelligente, e punta tutto sullo sviluppo del paese, cosi’ come in modo ottimale e’ riuscito a fare Correa in Ecuador.

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