Di Franco Bartolomei, coordinatore nazionale

Risorgimento Socialista


Il Risorgimento Socialista chiama tutti a contrastare il nuovo “piano Condor” degli Stati Uniti in America Latina.

Oggi in Venezuela, in Brasile ed in Ecuador, come ieri in Cile, in Argentina, in Nicaragua, siamo sempre dalla stessa parte: sempre con i popoli latinoamericani contro il tallone di ferro degli USA.

La chiamata alle armi dell’imperialismo

Siamo al paradosso di dover vedere il golpista Guaidò, pagato dagli americani, accusare sulla stampa italiana il Movimento 5 Stelle, la forza politica che esprime il presidente del consiglio italiano, di essere un pericolo per la democrazia perché vorrebbero realizzare in Italia un sistema politico chavista, soltanto perché si è mantenuto neutrale sulle vicende venezuelane.

Questa è la misura di come il sistema finanziario ed imperialistico mondiale, diretto dai centri decisionali strategici americani, stia facendo un’autentica chiamata alle armi sistemica contro il governo bolivariano del Venezuela.


Una mobilitazione che coinvolge Governi occidentali e apparati politici, tecnocrazie, servizi segreti, apparati di sicurezza, banche ed istituzioni finanziarie, strutture commerciali nazionali e sovranazionali, capitale multinazionale, poteri imprenditoriali nazionali, media televisivi ed editoriali, apparati militari, massoneria internazionale, professori, analisti, giornalisti, mondo delle professioni e della cultura di massa, classi dirigenti a tutti i livelli dei paesi occidentali, in un assalto che è allo stesso tempo politico, militare, mediatico, commerciale e finanziario.


E più i Bolivariani mostrano di poter resistere all’attacco, più il fuoco degli Stati Uniti e dei loro servi aumenta: chiunque sta in carriera a livelli pubblici è sotto ricatto e pressione.

Un’opposizione (e i suoi mandanti) che lavorano alla guerra civile


Maduro ha sempre vinto, con un’unica eccezione, elezioni libere e internazionalmente controllate e certificate

Il Partito Socialista Unito del Venezuela, di ispirazione bolivariana, che lo sostiene ha sempre ottenuto risultati mai inferiori al 42%: l’unica volta che ha perso le elezioni il PSUV fu sconfitto da una coalizione vastissima comprendente 12 partiti diversi, che andava dai fascisti ai vecchi socialdemocratici di Perez. 

Una coalizione talmente eterogenea che in nessun paese europeo si sarebbe mai presentata unita, e che mai avrebbe governato. Ed infatti quella coalizione due anni dopo il voto si spaccò, e socialdemocratici e cattolici fecero un accordo di convivenza politica con Maduro, sulla base di una mediazione portata avanti dal Vaticano e dal’ex premier spagnolo Zapatero, scaricando fascisti e americani e partecipando alle elezioni regionali, dopo che avevano scelto di boicottare l’elezione della nuova assemblea costituente che aveva esautorato in base alla nuova costituzione il precedente parlamento.

In quelle elezioni la parte di opposizione che scelse di partecipare vinse e conquisto’ i governatori in 5 regioni su 18 . Ancora oggi quella parte importante del vecchio fronte che vinse quelle elezioni mantiene un atteggiamento di reciproca legittimazione con i bolivariani, e rifiuta il golpe attuato dagli americani con l’altra parte della opposizione di allora.


Questa e’ la vera ragione per cui il golpe fallirà: i golpisti rappresentano un quarto scarso del paese.

Negli scorsi giorni, più di milione di persone di persone hanno invaso la immensa Avenida Bolivar per dimostrare il loro sostegno alla rivoluzione Bolivariana ed al presidente Maduro.
Una partecipazione di popolo impressionante, identica a quella dell’ultimo discorso del Comandante Chavez del 2012, poco prima che morisse.
Naturalmente i media della “democratica” Europa, ormai ridotta a vassallo degli USA , non ne hanno parlato.
L ‘Europa ha scelto di lavorare insieme agli USA per la guerra civile in Venezuela, ed i suoi media stanno preparando scientificamente la pubblica opinione ad accettarla.

Lo stesso Presidente Mattarella fa pressioni pubbliche sul Presidente del Consiglio per far accettare anche all’Italia l’alleanza con i golpisti venezuelani, sostenuta da altri Paesi UE.

Mattarella, dopo aver dimostrato, con il suo veto a Savona come ministro dell’Economia, di essere un autentico garante degli interessi sovranazionali del sistema finanziario globale e delle tecnocrazie finanziarie di Bruxelles, dimostra ora di essere anche un affidabile alleato del sistema imperialistico economico americano, incaricato di tenere il paese ben allineato agli indirizzi geopolitici decisi nei centri di direzione strategica del sistema Atlantico.


Questo compito lo svolge andando a delegittimare l’azione del Governo solo nelle occasioni in cui vengano adottate scelte che vadano a contrastare gli indirizzi di sistema, in grave violazione dei compiti e delle funzioni ad esso assegnate dalla Carta Costituzionale. È evidente che Mattarella, formalmente presidente della Repubblica italiana, risponde nelle sua azioni a logiche estranee al mandato presidenziale ricevuto, e quel che è più grave seguendo interessi contrari a quelli del paese.


Nonostante le pressioni inaudite su tutti gli alleati tradizionali per appoggiare in tutti i modi i golpisti da parte degli USA, questo disegno criminale deve fallire.

Il dovere di difendere il socialismo in America Latina


Quello che sta accadendo è impressionante.


Il Risorgimento Socialista chiama tutti alla mobilitazione democratica contro questo assalto bellicoso alla libera autodeterminazione dei popoli , ed al loro diritto a costruire una società nuova, libera e giusta, in cui le ricchezze nazionali siano utilizzate esclusivamente per risolvere i bisogni e gli interessi generali della popolazione.


Non siamo i soli a pensarla così: ovunque comincia la Resistenza, per la pace, la libertà, per il Socialismo.

Viva la Rivoluzione Bolivariana del Venezuela e dell’ America Latina .
Viva il governo democratico della Repubblica Messicana .
Viva il compagno Lula illegalmente detenuto dal neonazista brasiliano Bolsonaro.
Viva il compagno Correa perseguitato dai traditori dell’ Ecuador .

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