Di Alberto Benzoni


Per chi non lo sapesse, si sta aprendo nella sinistra l’ennesimo dibattito interno: tra chi sostiene che Maduro “ha sbagliato tutto” e sia quindi indifendibile e chi sostiene che vada difeso ad ogni costo in quanto “simbolo e ispirazione della lotta contro l’imperialismo”.

La mia personale opinione è che Maduro vada difeso senza se e senza ma. E non perchè non abbia sbagliato e pesantemente. O perchè rappresenta un modello. Ma perchè i suoi “giudici” sono, questo sì, tutti indifendibili.
Indifendibile Guaidò, autonominatosi presidente, rifiutando ogni dialogo con Maduro (“illiegittimo perchè eletto in modo fraudolento”) e, tanto per non farsi mancare nulla, invitando le forze militari alla ribellione e promettendo amnistie a chi si schierasse dalla sua parte o magari allo stesso Maduro, in caso di sue dimissioni. Nell’ottica comune dei paesi dell’America latina, tutto questo veniva automaticamente qualificato come “golpe”, condannando all’isolamento più totale il suo autore; oggi porta all’automatico ed entusiastico riconoscimento (ovviamente concordato preventivamente), non solo da parte degli Stati Uniti ma anche da quasi tutti i paesi dell’America centrale e latina.


Indifendibili, tutti. E non solo perchè alcuni di loro, come la Colombia o il Brasile (per tacere del Guatemala o del Salvador) hanno compiuto o si apprestano a compiere massacri nei confronti del loro popolo che vanno molto al dì là di quelli perpetrati o contestati a Maduro. Ma perchè tutti avallano preventivamente quello che sta per succedere in Venezuela -leggi una guerra civile in piena regola- lanciando un sasso ma nascondendo ipocritamente la mano. a Guaidò, sostenuto con ogni possibile mezzo, il compito di ristabilire la democrazia, ma di intervenire direttamente a suo sostegno non è proprio il caso di parlare.

Indifendibili, ancora, le classi possidenti del Venezuela: che hanno visto sin dall’inizio nell’esperienza chavista un offesa intollerabile non alla democrazia ma all’ordine costituito, e che, se guerra civile sarà, la faranno con tutta la ferocia che, da che mondo è mondo, contraddistingue la lotta dei ricchi contro i poveri.

Indifendibile, infine, l’Europa. Certo, la povera Mogherini ha auspicato un “dialogo tra le parti”. Lo fa sempre e lo fa bene, ma nessuno se la fila. Mentre, dall’altra parte, appare propriamente vomitevole lo schieramento di politici e media a favore del ritorno del Venezuela nel girone della, si fa per dire, democrazia liberale.

Ma, già li sento i miei critici, “che ci dici dei sostenitori di Maduro; di Russia, Cina, Iran, Turchia? Non è che solidarizzando con Maduro ci inviti a solidarizzare con questi stati brutti, sporchi e cattivi? Non è che stai dalla loro parte? La risposta è che non sto dalla parte di nessuno. Se non da quella del popolo venezuelano che non merita di essere salvato attraverso ulteriori massacri. E, per dirla tutta, in nome di un diritto internazionale che non autorizza nessuno, ma proprio nessuno, a violare la sovranità di un paese, anche se in nome della democrazia. Abbiamo già sperimentato l’interventismo democratico in Iraq come in Libia, in Siria come in Jugoslavia e in Afghanistan; adesso basta.

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