Per Nenni, un ricordo e un auspicio.

Il passaggio al nuovo anno per noi socialisti ha un sfumatura peculiare, l’anniversario della morte – dopo una vita intensissima – del compagno Pietro Nenni. Sono passati da allora trentanove lunghi, per lo più tristi e penosi, inverni per chi ha nel socialismo in Italia e nel mondo la bussola della propria esistenza. Quel mondo che Nenni registrava nei suoi Diari con un’acutezza pari all’onestà intellettuale non c’è più, come molti dei protagonisti di quella stagione, da ultimo il compianto Gaetano Arfé, lo storico e direttore dell’Avanti!

In lui si impersonifica la storia del socialismo italiano fra la tragica fase dell’antifascismo e la difficile costruzione della Repubblica, passando per quella esaltante della Costituente. Lo stesso suo carattere era un condensato: irruente e duro (“senatore un cazzo e non darmi del lei” rispose ad un giovanotto che andava a salutarlo con deferenza), gioviale e curioso verso le novità, capace di attirare la stima di tanti italiani e di importanti intellettuali anche estranei alla cultura socialista e/o riformista (come Fortini e Pasolini). Fra i suoi rimpianti, a proposito di necessario antifascismo, quello riguardante Piazzale Loreto, ossia di non poter “trascinare questo straccio umano per le piazze d’Italia, in un baraccone da fiera, a ludibrio eterno del ducismo”.

Si presenta qui un componimento ancora inedito di un nostro compagno, che è voluto rimanere anonimo. Non si tratta di un ricordo autentico, troppo giovane l’autore per averlo visto di persona, ma di una ritrascrizione lirica di un mondo che non c’è più e che non tornerà più in quei termini.

Quando la parola di un politico come Nenni era ammirata e rispettata dalle masse popolari, anche quando non approvata, quando far parte di un partito non era una sorta di colpa di cui scusarsi ma un modo per partecipare alla vita pubblica, quando la politica non era solo accordo fra gruppi dirigenti alla ricerca di legittimazione sociale e di promozione economica ma scontro e negoziazione fra interessi divergenti di classi sociali.

Quando la Costituzione non andava solo difesa da congiure interne e internazionali, ma poteva essere attuata, con enormi difficoltà e ritardi, verso “equilibri più avanzati” mediante anche una meno ingiusta redistribuzione delle risorse per la classe lavoratrice.

Si tratta ora – secondo il nostro anonimo autore – di aggiornare Nenni, senza dimenticarlo o evocarlo per esperimenti scombiccherati. Costituire un Nenni collettivo. Riconnetterlo alle lotte sociali di nuovi soggetti (i precari, i migranti) e verso nuovi obiettivi (i beni comuni, l’ecologia) verso un socialismo di sinistra per il XXI secolo.

Compagno presidente,

io ti vagheggio un giorno

di ritorno a G., il mio paese:

aria serena, sole al tramonto,

un rapido giro sul Corso

e un discorso

lungo coerente potente.

Ti vediamo su un piccolo palco

montato da operai e braccianti

– fra cui mio nonno –

un mese prima:

sotto le lenti

i tuoi occhi

fermi sui volti dintorno

mentre gli applausi di sinceri compagni

rivendicano vittoria sui mugugni

dei galantuomini ai balconi.

Il clericale è rintanato fra le sue preci,

lontano il padrone nei suoi illegittimi averi;

G. sembra diversa.

Un saluto, un canto consueto

E io finalmente signore del mio reale.

27 maggio 2000, mattina

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