Di Alberto Benzoni

Come ben saprete, il governo Macron ha proposto e si accinge a varare, in conformità agli impegni assunti sul fronte della difesa dell’ambiente, una nuova tassa sulla benzina. Di qui una protesta (come si diceva una volta) “spontanea, popolare e di massa”, di proporzioni -almeno nell’ultimo decennio- senza precedenti. E che non accenna a terminare anche perchè il governo non può rinunciare al suo provvedimento e non è in grado di proporre soluzioni compensative accettabili. Su tutto questo, infine, l’opinione è divisa a metà: un pò più del 50% agli inizi, tra il 40 e il 45% oggi (anche per l’eccessiva violenza delle manifestazioni).

E allora? Schierarsi? Dando ragione a uno dei due contendenti? O, salomonicamente, dando ragione -o torto- a tutti e due?

Chi vuole farlo, si accomodi. Personalmente, penso che in Francia (e non solo nell’Italia su cui sputiamo continuamente addosso perchè amorale, popolata da ignoranti, priva di spirito civico ecc. ecc. ecc.) si sia vivendo un dramma lacerante: quello che nasce quando vengono posti in discussione, nella realtà e non in una polemica astratta, i fondamenti stessi su cui si regge la collettività nazionale. Secondo un recente sondaggio appena il 54% dei francesi ritiene che pagare le tasse sia un dovere. E, attenzione, non solo e non tanto in omaggio al precetto berlusconiano per cui possiamo fornire i soldi solo in cambio di uno specifico corrispettivo, ma anche e soprattutto perchè il sistema “funziona solo a vantaggio dei privilegiati e aggrava le disuguaglianze” e, nello specifico, perchè “non è più progressivo”.

 

Alla base di questo giudizio due processi diversi ma convergenti:

Nel primo si manifesta drammaticamente lo sfaldamento dello stato costruito faticosamente da decenni, se non secoli di lotte. Viviamo oramai esistenze, individuali e collettive separate: nella scuola, nel lavoro, nei luoghi fisici che occupiamo, ed il principio di universalità che dovrebbe tenerci insieme -pagare le tasse, fare il servizio militare, fruire di un servizio sanitario comune e così via- si sta decomponendo davanti ai nostri occhi senza reazione o solo consapevolezza apparente.

Nella seconda verifichiamo le conseguenze della resa della politica davanti all’economia che sta, anche qui drammaticamente separando il mondo dei “meriti” (o presunti tali) da quello dei bisogni, con la relativa massima attenzione alle esigenze dei primi: se oggi la lotta all’evasione è diventata una burletta e di “progressività” non parla nessuno (per inciso, in Francia solo il 10% delle misure fiscali è progressivo) è in omaggio a questo principio.

 

Ci vorrebbe a questo punto una qualche autocritica da parte dei vincitori. Macron parla di un dialogo da riaprire e di una disposizione all’ascolto. Ottimo: ma per dire cosa ?

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