Di Fabio Cannizzaro

 

L’Epinay italiana invocata da alcuni settori dell’area socialista è lascito e retaggio di un antico e persistente feticcio, ovvero quello dell’Unità socialista come precondizione per una nostra comune e nuova azione di presenza sociale e politica. È bene dire che è questo un errore di prospettiva che non può e non deve essere più incoraggiato. Oggi, ancor più di ieri, infatti, è necessario che i socialisti prendano coscienza che l’unità intesa come unanimismo organizzativo, attualmente, è poco più di una pia aspirazione.

Mai come oggi i socialisti sono stati così profondamente divisi tra loro nelle prospettive e nei fini. Non riconoscerlo sarebbe miope. Basti pensare al declino odierno di un neosocialismo che vorrebbe ricollegarsi, sic et simpliciter, alla nostra tradizione pur praticando le strade attuali del destrorsismo nostrano, o ancora al collateralismo filo-Pd che ha trovato nel PS nenciniano la sua espressione evidente, via via attraverso diversi reducismi, fino a giungere poi al socialismo di sinistra militante di noi di Risorgimento Socialista. Tra tutti costoro quale sintesi è mai possibile? Intorno a quali valori, princìpi e contenuti è possibile un congresso tipo Epinay? Di questi palesi evidenze sarebbe bene che tanti bravi compagni prendessero coscienza. Socialismo Sempre!

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