di Luigi Mainolfi

 

Sta aumentando il numero dei commentatori, che richiamano l’attenzione sulle trasformazioni avvenute in economia e nella qualità dell’occupazione.

Si prende atto che l’innovazione tecnologica sta modificando il rapporto tra i vari settori merceologici e, cosa più preoccupante, quelli tra le diverse aree del mondo e di ogni singolo Stato. Molti economisti, tra cui Richard Baldwin, si interrogano su come bisogna prepararsi al mondo di domani.

I nomi nuovi, come Tele-emigrazione, Telepresenza e Telerobotica, spingono verso una soggezione nei confronti dell’innovazione tecnologica e dei suoi padroni (nuovi imperatori). Le modalità con cui si svolgevano i tre settori del lavoro, di cui parla Colin Clark (industriale, terziario e amministrativo-consulenze) stanno cedendo il passo al telelavoro. Da Malibù, qualcuno potrà pulire, con robot, le strade di New York. Ciò, provocherà anche la separazione tra i lavoratori, con conseguenze sociologiche e politiche.

Noam Chomsky, oltre a richiamare l’attenzione sui fatti, che fanno temere più la catastrofe climatica, che la bomba atomica, fa scaturire, dalle citate trasformazioni, conseguenze politiche preoccupanti, tanto da chiedere di “resistere ai nemici della democrazia”.

In questo scenario, le forze politiche, invece di riflettere sul “Che fare?”, brancolano nel buio concettuale e discutono, da analfabeti, sugli argomenti che gli “stregoni” ammanniscono, strumentalmente. Le forze di Governo, non sapendo come contrastare l’estendersi delle conseguenze negative, cercano di sopravvivere, facendo carità e consentendo ai “demoni civili” di sfruttare la bontà delle “pie donne” per fare affari e raccogliere, furbescamente, donazioni.

Non sono in grado di capire che, così facendo, spingono la società verso la miseria, terreno fertile per la corruzione e altri tipi di degenerazioni. Infatti, stanno aumentando le Vie “ Domiziana” e gli episodi, da Far West. Le società, nel corso della storia, hanno conosciuto situazioni simili, dalle quali, però, presero spinte per migliorare i rapporti tra le classi sociali. Ricordiamone qualcuna. In Gran Bretagna, nel ‘700, era fiorente l’industria tessile, che era il settore che dava più occupazione.

Nel 1733, John Kay brevettò la spoletta volante, che consentiva a una donna di gestire 20 telai. Talché, ogni 20 lavoratrici, 19 persero il lavoro. Nel 1765, Hargreaves inventò la Giannetta (spinning jenny) e nel 1767 Arkwright inventò il filatoio idraulico, che accellerava da 6 a 24 volte la filatura. Nel 1787, fu inventato, da Cartwright, il telaio meccanico. Lo scombussolamento sociale, creato dalle scoperte, descritto in romanzi e film famosissimi (es. Oliver Twist), spinse menti eccelse a porsi il problema di come cercare di neutralizzare o ridurre i disagi della classe lavoratrice. Fecero la comparsa i pionieri del socialismo, come gli inglesi Thompson, Gray, Bray, Owen e i francesi Sismonfi, Proudhon, Malthus. Iniziarono le prime agitazioni sindacali, che assunsero la forma di associazioni di lavoratori. Quel periodo rappresenta la mamma della politica nobile, che produsse, nei secoli successivi, sviluppo economico e democrazie liberal-democratiche. L’antagonismo tra i sostenitori del capitalismo e quelli del riformismo si coltivava in un clima democratico e su basi culturali.

I movimenti negativi del ‘900 venivano contrastati dagli eredi di quelli insegnamenti, che avevano alimentato, nelle masse, l’esigenza di libertà e democrazia. In Europa, dopo il Fascismo e il Nazismo, ci fu l’esplosione delle libertà e del progresso.

Adesso, come nel nostro Paese, c’è solo confusione.

Purtroppo, l’attuale personale politico dimostra di non coltivare valori e di non capire le conseguenze del Populismo, superficiale e monovalente, e del Sovranismo. Ritiene che tutto quello, che sta accadendo sia una conseguenza ineliminabile della globalizzazione.

Convinzione che, come sostiene il sociologo De Masi, ha provocato la rassegnazione della società.

Per me, la globalizzazione è sempre esistita, dai tempi di Marco Polo. Ho trovato conferma nel pensiero di Boldwin, il quale sostiene che il modo sia sempre stato in fase di globalizzazione. Nel 200 a.C, Via della Seta, dalla Cina all’Europa. Nel XV secolo, la Cina realizzava il 30% del Prodotto globale e l’India, il 25%. Situazione durata fino alla caduta di Costantinopoli, 1453. Con la scoperta dell’America, la tendenza cambiò verso e i Paesi europei arrivarono a guidare il mondo. Nei secoli successivi, ci sono stati diversi cambiamenti, fino a quello dei nostri giorni, che vedono i Paesi del BRICS diventare i più attrattivi economicamente.

L’Occidente ha anche un altro concorrente, costituito dai Paesi, nei quali il costo della manodopera è quasi zero. I nostri politici, quando non capiscono le cause di un fenomeno economico, indicano la globalizzazione come unico responsabile. Quando parlano dell’U.E., dimostrano di non capire l’importanza dell’Europa nel contrastare la voracità dei Paesi del “Gruppo dell’Appetito”.

Appare, perciò chiara l’esigenza di una rinascita di formazioni politiche riformiste fondate su valori cristiano sociali e socialisti, binomio insostituibile per garantire democrazia e sviluppo, con lo Stato protagonista, come socio e guida, dell’economia nazionale.

Ciò, al fine ridurre le diseguaglianze e garantire la difesa dei due terzi del popolo contro l’altro terzo, egoista e menefreghista.

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