Di Franco Bartolomei

La procedura d’infrazione aperta nei confronti del nostro paese dalla commissione UE e’ la logica conclusione di un attacco violento all’economia del paese, iniziato con la speculazione al ribasso sui nostri titoli di stato attuata dal sistema finanziario e continuata con le svalutazioni della nostra situazione economica emanate dalle agenzie di ratings. L’obiettivo finale e’ far saltare il sistema creditizio e bancario italiano, per porre il nostro paese in una condizione di totale subalternità rispetto alle autorità finanziarie europee ed internazionali, per realizzare in tal modo un secondo ed ancor più stringente commissariamento del paese dopo quello del governo Monti del 2011.

 

L’attacco è quindi al paese, non al governo, e serve non tanto per far cadere i giallo verdi, ma per ipotecare il quadro delle future scelte del governo economico e sociale di tutto il nostro sistema paese, e soprattutto, impedire che in futuro possa decollare in Italia un progetto complessivo di governo diretto a cambiare il modello sociale liberista del paese, che restituisca al lavoro una centralità autonoma nei processi decisionali determinanti, sociali e politici, ed una grande forza contrattuale nei rapporti produttivi. Per questo noi oggi respingiamo questo attacco, non per difendere un governo, ma per tenere aperta una grande prospettiva di trasformazione e sociale del nostro paese.

L’attacco attuale è la continuazione del primo attacco frontale alla lira impostato da Soros, che cancello l’idea di far sopravvivere la nostra moneta fuori dallo Sme e gestire in proprio il destino economico e sociale nel nuovo scenario avviato dalla fine della divisione del mercato mondiale nell’89. Ed è una conseguenza diretta dello schema Monti imposto al paese con il suo commissariamento governativo del 2012, attuato anche allora con un assalto micidiale sugli spread, e non a caso scatta quando il governo, seppure con una manovra confusa e contraddittoria, mette mano e incrina le pietre angolari sistemiche adottate da quel governo su mandato del sistema finanziario e della BCE.

 

L’attacco non avviene certo per le politiche leghiste sui flussi migratori, che anzi trovano un largo e spesso ipocrita consenso nelle tecnocrazie della UE, ma contro ogni possibile, sia pur ipotetico o semplicemente abbozzato, tentativo di modificare o anche solo di riequilibrare il modello sociale del paese. L’attacco avviene ora perché se un qualsiasi tipo di iniziativa, non in linea con i dettami di un sistema ferreo come quello impiantato con il trattato di Maastricht e con il sistema euro, non viene soffocata preventivamente costituirebbe un precedente troppo rischioso, che alla lunga potrebbe aprire la via ad una spirale di contestazioni sul suo punto centrale, quello dell’impossibile realizzazione di un’autonoma politica del modello di riferimento economico e sociale da parte degli Stati d’europa, in pieno esercizio della loro propria piena sovranità costituzionale.

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