Di Alberto Benzoni

Secondo gli studiosi dell’Ispi (un’importante istituzione internazionalista italiana, al di sopra di ogni sospetto di partigianeria) le nuove e pesantissime sanzioni inflitte all’Iran da Trump otterranno risultati esattamente opposti a quelli auspicabili. Perchè non colpiranno il regime e le sue istituzioni ma la popolazione civile. Perchè non rafforzeranno la sua componente moderata ma quella radicale. E, infine, perchè non varranno a diminuire le tensioni e i pericoli di conflitto nell’area mediorientale ma, al contrario, li accresceranno in modo esponenziale.

 

 

Analisi ineccepibile. Ma, agli occhi di Washington, del tutto irrilevante. Perchè l’obbiettivo dell’Amministrazione non è quello di indurre Teheran a più miti consigli ma di rovesciarne (pardon di cambiarne) il regime: procurando insopportabili sofferenze al suo popolo in modo da indurlo a ribellarsi. Obbiettivo chiarissimo. Ma agli occhi della stessa Ispi irraggiungibile: perchè, da che mondo è mondo, le sanzioni esterne hanno, ancora, l’effetto opposto: quello di rinsaldare il rapporto tra governanti e governati.

E allora? E allora le sanzioni servono a chi le mette, non a chi le riceve. Servono per infliggere il maggior danno possibile con il minimo rischio. Servono per mettere in riga chi non si schiera anzi tresca con il Nemico (vedi paesi europei). E servono, infine, come strumento della lotta tra Impero del Bene e Impero del Male: uno scontro in cui non è consentito di prendere in considerazione gli interessi e i punti di vista di quest’ultimo.

 

 

Pure, questo stesso Impero del Male è stato, appena tre anni fa, soggetto di un accordo che aveva coinvolto l’Europa ed era stato avallato dall’Onu: rinuncia a diventare una potenza nucleare in cambio della riammissione, a pieno titolo, all’interno della comunità internazionale. E allora, l’impegno dei contraenti di allora (inclusi i democratici americani) per salvaguardare la sostanza di quell’accordo è l’unica alternativa ad una catastrofe prossima ventura.

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