Di Alberto Benzoni

 

Attualmente si combattono nel nostro paese due guerre. Ambedue promosse con la nostra connivenza. Ma in nome di disegni che con i nostri interessi collettivi non hanno nulla a che fare.

La prima è quella promossa da Bruxelles (e con il sostegno senza se e senza ma del Pd) contro il governo giallo verde e le sue politiche. Una guerra apparentemente totale, almeno a giudicare dai toni isterico-comminatori dei suoi rappresentanti e/o complici: spread, fuga dei capitali, sanzioni, caduta del governo, riapparizioni del Monti di turno e così via. Ma anche una guerra impossibile nella realtà perchè il caos generale che la contraddistingue coinvolgerebbe tutti.

 

 

In realtà l’obbiettivo è molto più limitato. Perchè è la resa del nemico: che non è, come ci viene raccontato Salvini (di cui i farisei di Bruxelles contestano i toni ma non le politiche), bensì il M5S con i suoi propositi redistributivi e le sue pulsioni antisistema (vedi Tap, Tav e ostilità alle grandi opere, vedi reddito di cittadinanza). Una resa che è gia in atto, e che comporterà alle elezioni europee, lo smottamento del suo elettorato, e non a vantaggio dei servi sciocchi del Pd e di Repubblica, bensì di Salvini.

 

 

La seconda è quella promossa da Salvini e dai suoi amici europei e d’oltreoceano non già contro l’Europa di Juncker e le sue regole (regole di cui i paesi dell’Est sono, almeno per ora, i principali beneficiari) ma contro l’Europa come progetto e modello pacifico e inclusivo, in altre parole contro l’Europa come conquista passata e progetto futuro. Una guerra che non porterà ad alcun vantaggio per il nostro paese, che renderà l’Europa peggiore in tutti i sensi, e che gioverà alle sole fortune dell’attuale capo della Lega.

Ma, di guerre, ce ne potrebbe anzi dovrebbe essere anche una terza. Una guerra non nazionale ma internazionale. Perchè condotta in base al presupposto che il recupero della nostra sovranità politica sia, in qualche modo, collegata con il recupero della sovranità europea e che, nell’immediato, che qualsiasi cambiamento (nel segno dei valori e dei progetti ispirati alla nostra costituzione) in Italia, possa avvenire solo se accompagnato da un uguale processo in Europa. Questa è la guerra da combattere. Qui e ora. L’esigenza c’è. Ed è drammatica. E ci sono anche, a nostra disposizione, una cultura e uno schieramento politico e sociale, quelli impersonati, lungo l’arco di decenni, dalla socialdemocrazia. Mancano però i protagonisti della nuova battaglia, mentre i vecchi sono passati dall’altra parte. Certo, ci si dice che in politica il vuoto trova automaticamente chi lo riempie, ma, se non lo facciamo noi e subito e in modo credibile, lo faranno quelli della destra populista.

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