L’elezione di Bolsonaro, fan della dittatura militare, a Presidente del Brasile , è l’ultimo tassello di un’operazione sistematica di distruzione della sinistra latinoamericana, dopo anni di paziente opera di ricostruzione dell’indipendenza nazionale e dello Stato sociale da parte di leader come Lula, Chavez, Kirchner, Morales, Correa.

Quella di Bolsonaro” ha dichiarato Franco Bartolomei, coordinatore nazionale del Risorgimento Socialista “è una operazione neo-autoritaria, sostenuta dagli USA contro la Sinistra Latino americana, e contro la logica antifinanziaria dei Brics. Chi si definisce anti-Maastricht e sostiene Bolsonero, significa o che non ha capito nulla , o è in malafede.

Salvini, lo sceriffo di cartone di casa nostra, è sicuramente in malafede, e dimostra con le sue congratulazioni a Bolsonero la sua natura di uomo del sistema liberista, assolutamente in linea con i poteri finanziari reali, e con gli interessi geopolitici statunitensi. Tutto il suo vociare con Bruxelles e in realtà una manfrina grottesca, e tutt’altro che la attuazione di un progetto di cambiamento del modello sociale imposto dal sistema liberista e finanziario globale, semmai è il tentativo di spostare ancor di più a destra l’asse di equilibrio del sistema, sul terreno dei rapporti civili, del controllo dei movimenti di opposizione e della compressione dei conflitti sociali“.

il Salvini patriota, paladino apparente dei cittadini contro i poteri finanziari, e finto fiero nemico della BCE, si schiera apertamente con la destra padronale e filoatalantica brasiliana, nostalgica della dittatura militare, che vuole liquidare innanzitutto l ‘esperienza dei Brics. Si comincia a svelare la truffa. I Brics sono l’unico possibile punto di appoggio in caso di rottura di Maastricht, e questo imbroglione di Salvini si mette ad appoggiare la destra proprietaria brasiliana, che detesta la logica antinordamericana dei Brics.

Alfredo Agustoni, coordinatore del Risorgimento Socialista della Lombardia, paventa l’avvento della “peggiore America Latina: dobbiamo stare molto attenti, in questo momento, da ogni tentazione di unità antifascista: questo implicherebbe un’alleanza con la sinistra “clintoniana”, il cui neoliberalismo è la causa, non la soluzione dei problemi che affrontiamo “.

L’elezione di Bolsonaro è il frutto del capitalismo neoliberale alle prese con la propria crisi e il peso delle proprie contraddizioni: quando un “ciclo” entra in crisi, si mostra nelle sue vesti più pericolose (Bolsonaro, Orban e Salvini: nient’altro che lo spettro del neoliberalismo moribondo). Quando un “ciclo” entra in crisi, si apre una finestra verso un’alternativa socialista, o ci si dirige verso una provvisoria o perpetua di barbarie.

Sempre sul nesso tra Bolsonaro e Salvini, Ferdinando Pastore, responsabile politiche europee, ha sottolineato come Bolsonero rappresenti interessi contrari a quelli che in Europa vengono definiti sovranisti. Bolsonaro applicherà politiche neo-liberali di svendita del patrimonio pubblico, condurrà politiche anti-sociali, elargirà misure compiacenti per favorire le multinazionali. Il tutto in accordo con gli Stati Uniti d’America.

La globalizzazione in questo senso è la prosecuzione, con altro nome, dell’imperialismo. Ai liberali poco importa che Bolsonaro sia un fascista. Ciò che interessa sono le riforme economiche. Queste devono essere eseguite. In Europa il totalitarismo è reso civile dal “sogno” europeista. In Sud America si può ricorrere anche a veri e propri reazionari.

Per confondere le acque e per pilotare l’opinione pubblica i cinici tecnocrati hanno il coraggio di chiamarlo sovranista.

Proprio in questo passaggio esce allo scoperto anche Salvini, il quale manifesta il reale ruolo della Lega. Annacquare e boicottare l’opposizione all’ordo-liberismo. Lo fa con l’appoggio a Bolsonaro e lo fa con la difesa d’ufficio di Mario Draghi. La Lega è un partito costitutivo della seconda repubblica e proprio all’interno dell’architettura della seconda repubblica (e quindi dei trattati) può difendere il proprio blocco sociale originario. Quello del nord-est in primis.

La sinistrina, infine, fa da eco alla vulgata mainstream. Ma questa non è una novità.

Se si distrugge sistematicamente la Sinistra, o quello che la sostituisce sul piano della rappresentanza delle sue domande sociali, si apre direttamente la strada alla riaffermazione del modello liberista, anche se fa acqua da tutte le parti. Se poi la si accusa pure, ad arte, di corruzione, costruisci le premesse per affidare la stessa gestione del modello liberista ad una nuova destra autocratica, degna erede delle vecchie dittatura militari sud americane. Questo è quello che sta succedendo in Brasile, dove il progetto del nuovo “Piano Condor” americano ha trovato una perfetta moderna attrazione. E questo sarebbe stato l’esito che era stato preparato anche per il Venezuela, e che i Socialisti Bolivariani di Chavez e Maduro sono riusciti a sventare con intelligenza e risolutezza.

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