Di Santo Prontera

Il tedesco Gunther Oettinger, commissario europeo, dopo il momentaneo fallimento del tentativo di governo portato avanti dal Prof Giuseppe Conte ha affermato che la tempesta finanziaria scatenatasi intorno al presente ed al futuro del nostro Paese insegnerà agli italiani a votare, lasciando da parte i cosiddetti populisti.

 

È un’altra “lezione” di democrazia, che si aggiunge alle chicche democratiche di cui vi ho parlato in precedenza. È stato redarguito e corretto da vari esponenti dell’Ue, ma c’era da aspettarselo. È stato ingenuo e incauto. Nelle stanze del potere Ue sanno benissimo che certe cose si fanno, ma non si dicono. Il caso Grecia insegna. Chi sta in gabbia deve restarci, genuflettersi e mostrarsi pure contento. Hanno fatto clamore le parole di Oettinger, ma sono passate quasi sotto silenzio le parole sottilmente ciniche e ben più gravi (perché cariche di potere effettivo) di Angela Merkel: <<Vogliamo collaborare con tutti i governi […] Ovviamente ci saranno dei problemi. Anche con la Grecia di Alexis Tsipras ci furono problemi, e poi ci siamo accordati>>. Sono parole pesantemente minacciose: se l’Italia non si piega, verrà piegata, come è stato fatto con la Grecia, che nel 2015 rifiutò con un referendum le imposizioni dell’Ue e poi dovette capitolare perché la stessa Ue stringeva intorno al collo del governo ellenico le corde della borsa. È vero che il peso specifico dell’Italia non è quello della Grecia, ma le intenzioni di chi ha tra le mani il timone dell’Ue sono le stesse.

 

 

Dopo questa turbolenza, dovrebbe essere chiaro a tutti da dove vengono le manovre che cercano di soggiogare la nostra democrazia. Sapremo mantenere la schiena dritta o ci comporteremo con spirito servile?

Senza l’Europa politica, ben diversa dall’attuale costruzione istituzionale, i Paesi dell’eurozona non hanno né autonomia monetaria, con cui difendersi, né reciproca protezione. C’è solo il ringhio cinico del più forte, che è diventato tale anche con comportamenti scorretti e grazie alla generosità dei Paesi che ora vengono minacciati.

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