Lelio BASSO, In difesa della democrazia e della Costituzione. Scritti scelti, Milano, ed. Punto rosso, 2010, pg. 256, 15 euro.

Di Sergio Dalmasso

 

 

La figura di Lelio Basso occupa un posto particolare nella storia del socialismo italiano.

Socialista dal 1921, a diciotto anni, laureato in legge ed in filosofia, incarcerato, rinchiuso in campo di concentramento, confinato, mantiene, nel periodo resistenziale, una posizione specifica, fortemente critica verso la politica di unità nazionale.

Dirigente del Partito socialista, eletto alla Costituente, segretario nazionale tra il 1948 e il 1949 (il Fronte popolare in cui interpreta la presenza socialista come espressione classista accanto al maggiore “interclassismo” del PCI), è, in seguito, a lungo emarginato per posizioni poco ortodosse, in epoca di totale egemonia staliniana.

Dalla seconda meta degli anni ’50 è alla testa di una piccola componente contraria alla scelta del centro- sinistra e nel 1964 aderisce al PSIUP di cui è presidente dal ’65 al ’68, quando lascia l’incarico davanti all’involuzione del partito (posizione, di fatto, favorevole sull’intervento armato in Cecoslovacchia). Negli ultimi dieci anni di vita, il suo impegno è prevalentemente teorico, sino all’improvvisa morte (dicembre 1978).

E’ direttore delle riviste “Pietre” negli anni ’20, “Bandiera rossa” (1943- ’44), “Quarto stato” (dal 1946), “Problemi del socialismo” (oggi “ParoleChiave) dal 1958, anno focale nel dibattito della sinistra, dopo la messa in discussione dello stalinismo, (nascono contemporaneamente anche “Testimonianze” e la “Rivista storica del socialismo”), membro del Tribunale Russel (Vietnam e America latina).

Il libro, accanto al precedente Lelio Basso. Scritti scelti, frammenti di un percorso politico e intellettuale (1903- 1978), a cura di Mariuccia Salvati e Chiara Giorgi (Milano, Carocci, 2003) è utile per richiamare e far conoscere scritti e testi introvabili e tematiche su cui è calato il silenzio.

Il testo del 2003 toccava vari temi: l’autorappresentazione, libertà e totalitarismo, partito e classe, Costituente e Costituzione, cittadini e istituzioni, diritti dell’uomo e diritti dei popoli.

Questo è quasi interamente centrato sull’impegno, nell’Assemblea costituente e in parlamento, per la stesura e quindi per l’attuazione e la difesa della Carta costituzionale.

La convinzione che questa debba esprimere la nuova coscienza espressa dalla classe operaia è al centro dei primi interventi.

Non a caso, il primo articolo mette come base e fondamento della Repubblica il lavoro e l’armonia dello sforzo collettivo ed insiste sulla partecipazione che si può e deve esprimere attraverso i partiti.

L’opposizione al Concordato Stato-Chiesa cattolica nasce dalla convinzione che la pace religiosa si fondi non sui patti del 1929, ma sulla coscienza democratica del paese e sui valori laici (continui saranno i successivi richiami ai privilegi del cattolicesimo e alla negazione della libertà verso altri culti). Non a caso, sarà sua la proposta per la abolizione del Concordato, in nome della totale libertà di fede religiosa e di pensiero. Su questo tema, l’ultimo  intervento al Senato (7 dicembre 1978), pochi giorni prima della scomparsa.

Il testo riporta numerose prese di posizione sul bilancio del Ministero della difesa, quindi sull’uso della polizia contro manifestazioni di operai e contadini che spesso Basso difenderà nei processi.

La politica della DC e del ministro Scelba contraddicono le speranze e le spinte della guerra partigiana, confermano la pesante continuità storica insita nella natura del capitalismo italiano, mettono in moto un autentico processo di fascistizzazione, pongono il cattolicesimo italiano al servizio dell’imperialismo, come attesta l’articolato intervento contro l’adesione al Patto atlantico, ricco di riferimenti alla genesi e allo sviluppo dell’imperialismo statunitense.

Ancora, numerosi discorsi di sfiducia ai governi di centro-sinistra. Da rileggere quello in cui, nel dicembre 1963, annuncia la non partecipazione al voto per il primo centro- sinistra organico (Moro I) da parte della sinistra socialista.

Può stupire nel lessico impoverito di oggi, nell’attuale riduzione del dibattito a pettegolezzo e luoghi comuni (se non ad insulto), nell’abbandono di ogni richiamo teorico non contingente, il continuo riferimento ai fatti storici, a categorie giuridiche, ad una analisi marxista non dogmatica e alla conoscenza di tanta parte del pensiero religioso.

Questi aspetti che caratterizzano la personalità di Basso emergono non solo nella bella prefazione di Stefano Rodotà, ma nelle ampie appendici.

Lo sviluppo storico della democrazia esalta l’intreccio di contenuti sociali e politici nella Costituzione italiana, torna sulla lettura atipica del periodo resistenziale, criticando il compromesso istituzionale e il suo effetto di freno alle istanze sociali, sino ad un durissimo attacco all’uso non democratico dei nuovi mezzi di informazione (TV).

I partiti politici ritorna sul partito come strumento di partecipazione di massa, organismo presente nella società e interprete dei suoi bisogni. E’ dimidiato il cittadino che non partecipa alla vita di partito. Fondamentale il ruolo delle minoranze.

Centrale l’amore per Rosa Luxemburg, figura che giganteggia nel suo fondamentale Socialismo e rivoluzione, pubblicato postumo nel 1980. L’Introduzione ai suoi scritti (Roma, Ed. riuniti, 1967) ripropone la rivoluzionaria polacco- tedesca come unica continuatrice del metodo dialettico di Marx, spezzato dal socialismo a lui successivo. Anche la concezione della democrazia in “Rosa” è ben diversa da quella divenuta maggioritaria nel movimento comunista (non a caso sarà una delle figure di riferimento per parte del movimento studentesco).

L’ultimo scritto: I diritti dell’uomo in un mondo in trasformazione è espressione degli ultimi anni di Basso. Dopo la partecipazione al Tribunale Russel per il Vietnam e la fondazione di quello per l’America latina, il dirigente socialista getta le basi per la Dichiarazione universale dei diritti dei popoli e dà vita alla Lega e alla Fondazione per i diritti e la liberazione dei popoli, segno inequivocabile di un impegno internazionalista nella certezza che il marxismo e il socialismo siano fonti di liberazione, per la costruzione di una civiltà superiore.

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