Di Santo Prontera

 

La Grecia è un caso emblematico di quanto benevola sia l’Europa con i propri Stati membri (l’informazione che i mass media offrono al riguardo è manchevole e distorta). Il Prof. J.E. Stiglitz dice che <<i greci possono contare su un latte fresco di produzione locale, velocemente distribuito sul territorio>>. Questa situazione non andava bene ai <<produttori di latte olandesi e di altre nazioni europee>>: il loro latte, venendo da lontano, non poteva competere in freschezza con quello greco. La soluzione è stata trovata –e imposta- nel 2014 dall’Europa: la Grecia è stata costretta ad <<eliminare l’indicazione “fresco” sul suo latte veramente fresco e a prolungarne la scadenza. A queste condizioni, i grandi produttori europei ritengono di poter battere i piccoli allevatori ellenici>>. La freschezza vera si è convertita in freschezza burocratica, con assurde imposizioni sull’etichetta che vanno contro il consumatore locale e si risolvono in beneficio di produttori lontani. C’è bisogno di altri commenti? Non si tratta, comunque, di un caso isolato.

Infatti, già prima, nel 2012, l’Europa aveva imposto alla Grecia di <<rimuovere le norme>> riguardanti <<alimenti per bambini>> perché quelle norme erano considerate dall’Ue troppo restrittive. Insomma, il governo greco doveva ridurre i livelli di protezione dei propri cittadini –nel caso specifico si trattava addirittura di bambini- per fare gli interessi delle multinazionali.

Insomma, l’Ue mette i profitti in primo luogo e colloca in posizione secondaria la sicurezza dei cittadini.

 

 

Siccome l’Europa burocratica è stata costruita dai poteri economici a propria misura, gli Stati servi vengono trattati tutti allo stesso modo. Infatti, anche noi abbiamo goduto del paterno trattamento europeo. L’amica Europa ci ha indirizzato –tra le tante cose- una richiesta: <<“la fine del divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere, concentrato e ricostituito per la fabbricazione di prodotti lattiero-caseari, previsto da una legge nazionale che risale al 1974”. Tradotto in italiano: si potranno realizzare latticini e formaggi con il latte in polvere, legalizzando le porcherie, i prodotti spazzatura>> secondo i desideri e gli interessi delle <<multinazionali delle mozzarelle “di gomma”>>.

Tra le ultime proposte che vengono da “questa” Europa c’è la riduzione dei tempi di riposo obbligatorio per gli autisti di camion e pullman. Non è nell’interesse di autisti-passeggeri-automobilisti. Autisti più stanchi significa crescita dei rischi di incidenti. A chi giova la norma? Solo ed esclusivamente alle imprese di trasporto, nell’ottica di un interesse malato. Ancora una volta l’Ue mostra il suo vero volto: produce normativa favorevole alle imprese e contraria agli interessi di lavoratori e cittadini.

L’Unione europea è dunque oligarchica, non democratica. Quanto precede è sufficiente per rendersi conto della natura antidemocratica della struttura che le élite hanno dato alla Ue e in modo particolare all’eurozona (una struttura coerente, giova ribadirlo, con i loro interessi e in antitesi con quelli dei popoli).

Un’espressione della natura antidemocratica dell’Unione Europea si riscontra nel pensiero di Jean-Claude Juncker, l’attuale presidente della Commissione europea (il governo dell’Ue). In un’intervista ad un giornale tedesco (Spiegel) ha dichiarato: <<Noi decidiamo qualcosa [in Europa], la rendiamo pubblica e aspettiamo un po’ per vedere cosa succede. Qualora non ci siano grosse proteste o opposizioni, dato che i più non capiscono assolutamente cosa abbiamo deciso, allora tiriamo dritto, passo dopo passo, fino al punto di non ritorno>>. Coloro che “non capiscono” siamo noi, i cittadini. Lo stesso personaggio, nel 2011, a proposito della crisi greca, ha espresso un’altra volta il suo democraticissimo pensiero: <<Quando la situazione si fa seria, bisogna mentire>>. Quale tasso di democrazia ci può essere in siffatto modo di ragionare e di operare? Qualcuno può credere che un personaggio simile sia stato un infortunio istituzionale, una semplice scelta infelice da parte di chi l’ha collocato in quell’altissima carica di responsabilità (nominato dai governi, non eletto dai cittadini). Non è così. La ratio che esprime è conforme a quella delle istituzioni che rappresenta, come qui di seguito viene testimoniato esplicitamente e implicitamente da fatti e dichiarazioni.

 

 

A proposito dei Trattati, Luciano Barra Caracciolo afferma che sono caratterizzati da una <<pletorica veste letterale: questa, di per sé, costituisce sia una barriera alla comprensione di qualunque tipo di lettore […] sia un cosciente strumento di dissimulazione del loro vero intento>>. I cittadini, insomma, devono capire il meno possibile dell’architettura istituzionale nella quale sono chiamati a vivere in ambito europeo. Tutto ciò trova conferma in un’intervista rilasciata da Giuliano Amato a The Centre for European Reform a proposito del Trattato di Lisbona: <<Hanno deciso che il documento dovesse essere illeggibile […] Fare i cittadini “felici” producendo un documento che essi non avrebbero compreso mai!>>.

A conferma dell’“atteggiamento” tutt’altro che democratico dei creatori dell’Ue si possono citare le inquietanti parole di uno dei padri dell’euro, l’economista francese Jacques Attali: << Ma cosa crede, la plebaglia europea: che l’euro l’abbiamo creato per la loro felicità?>> (parole pronunciate nel corso di un summit tra economisti e portate a conoscenza del pubblico dal Prof. Alain Parguez, presente all’incontro).

Troviamo inganno e menzogna solo nei singoli? No. Sono sulla stessa lunghezza d’onda le istituzioni comunitarie e gli stessi governi nazionali quando vogliono giustificare le politiche Ue. Un elemento di riflessione in tal senso, chiaramente indicativo della natura di “questa” Europa, possiamo trovarlo nel libro di Luciano Gallino “Il colpo di Stato di banche e governi”. Dopo lo scoppio della crisi del 2007-08 (generata dalle politiche neoliberiste, dalle banche e dallo smantellamento della normativa sulle banche creata dopo la grande crisi del 1929 per evitare di ricadere in un’altra crisi di quelle dimensioni) gli Stati hanno svuotato i bilanci pubblici (prelevando complessivamente trilioni di euro) per salvare le banche. Circa due anni dopo, dice il Professor Gallino, la stampa e i governi hanno cominciato a diffondere l’idea che occorresse smantellare lo Stato sociale (tagliando assistenza sanitaria, pensioni, previdenze e quant’altro) perché i costi di assistenza e previdenza erano diventati troppo onerosi e quindi insostenibili. Insomma, la crisi dei bilanci pubblici, causata dal salvataggio delle banche, veniva indebitamente attribuita allo “stato sociale”. Era una menzogna colossale. La spesa per lo Stato sociale, dice Gallino, non era affatto “esplosa”: si era mantenuta intorno al 25-26 per cento del Pil. Nel libro –come pure in quelli di altri autori- si documenta benissimo che quella “menzogna” era funzionale agli obiettivi delle forze che “hanno creato” l’Ue e la governano nell’interesse dei “poteri forti” e contro i cittadini.

Un altro esempio del rapporto tra Ue e democrazia è il pensiero degli eurocrati e delle forze che hanno voluto “questa” Ue. Tale pensiero è espresso da Tietmeyer, presidente della banca centrale tedesca all’epoca della nascita dell’euro. Il bravo banchiere lodava la scelta fatta dagli Stati europei, che privilegiava <<il permanente plebiscito dei mercati mondiali>> sul <<plebiscito delle urne>>. Nelle lodi di Tietmeyer e dei suoi sodali ricadono casi come i referendum del popolo greco, avversati dall’Ue, ed evidentemente anche i casi come quello appena sperimentato da noi in Italia con la bocciatura del Prof. Savona.

 

 

Mario Monti esprime la stessa linea di pensiero quando, nell’“Intervista sull’Italia in Europa” (1998) dice che <<alle istituzioni europee interessava che i Paesi facessero politiche di risanamento>> -senza precisare che erano nell’interesse delle élite e contro i popoli- e quelle politiche sono state imposte con relativa tranquillità perché le istituzioni europee <<sono più lontane, al riparo, dal processo elettorale>>. Insomma, l’Ue può e deve decidere quello che vuole, indipendentemente da quello che pensano i popoli su questioni che li riguardano.

Più di recente, nei giorni del tentativi di governo del Prof. Giuseppe Conte, il presidente della Commissione europea, Jean-Claud Juncker, ha invitato a “non seguire gli umori popolari; facendolo, si finisce col diventare populisti”. Questa ed altre affermazioni sono da tenere presenti per un’eventuale antologia del pensiero antidemocratico.

In Grecia, nel 2011, il governo Papandreou decise di tenere un referendum su materie riguardanti i rapporti con l’Ue, ma gli organismi comunitari imposero lo stop alla consultazione referendaria e il governo si dimise. Successivamente Tsipras, il quale non si era convinto che nell’Europa oligarchica conta il “plebiscito” dei mercati non già il responso delle urne, decise di tenere ugualmente un referendum e si sa come è andata a finire. L’Europa gliel’ha fatta pagare a caro prezzo.

Come detto e ribadito e come dimostrano innumerevoli dati di fatto, il funzionamento di questo strano tipo di Europa unita è privo di ratio democratica. Le decisioni vengono prese dai potentati economici e dai burocrati all’insaputa dei cittadini e contro di essi. Le critiche che vengono indirizzate nei confronti dell’Ue non provengono sempre da spiriti antieuropeisti. Troppo spesso sono formulate da europeisti che rifiutano un modo assurdo di intendere l’unione. Quando si sollevano critiche, insomma, lo si fa in dissenso con questo modo di concepire l’Europa unita, non già per rifiutare il concetto di unità dei popoli europei. L’Ue costituisce l’esempio di come non si deve fare l’Europa unita.

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