Di Franco Bartolomei

 

Dico anch’io la mia sul reddito di cittadinanza.

La ritengo una misura ispirata dall’idea di fondo, purtroppo tutt’altro che pellegrina, che una moderna società, economicamente sviluppata e con un sistema produttivo avanzato nel suo livello tecnologico, non è comunque più nella condizione, per ragioni strutturali e tecniche non modificabili in toto neppure con le scelte di modello antiliberiste per cui noi ci battiamo, di garantire complessivamente una situazione generalizzata di occupazione a tempo indeterminato.

 

 

Come conseguenza lo stato si vede costretto ad utilizzare risorse ottenute con politiche redistributive e fiscali, attraverso politiche di spesa pubblica, per proteggere il tessuto sociale, sostenere il livello della domanda interna, favorire la formazione di nuovi nuclei familiari, incrementare i livelli di reddito nei nuclei familiari esistenti e costruire fin dall’inizio della maggiore età un minimo di contribuzioni pensionistiche in favore di giovani dal futuro occupazionale incerto, che comunque hanno di fronte a loro un sistema che prevede la controprestazione a lunghissima scadenza rispetto al loro tempo di vita.

Un tipo di misura del genere rientra comunque in una logica redistributiva, anche se è fondata su una prospettiva di sviluppo sociale futuro tipica di una società a mercato interno maturo, a stagnazione economica tendenzialmente strutturale e ad alto sviluppo tecnologico che si va prospettando su una linea di indirizzo diversissima rispetto alla società Keynesiana della crescita per anni ben gestita dalla socialdemocrazia, dalla società liberista e competitiva centrata su impresa, mercato, finanza, globalizzazione economica e governo tecnocratico, che sta attraversando ora una crisi strutturale gravissima su cui la borghesia transnazionale ed il capitale finanziario multinazionale ha costruito la sua autocratica egemonia negli ultimi trent’anni.

 

 

Dando per scontato che la Sinistra attuale abbia limiti di analisi e di giudizio colossali, questa misura è violentemente avversata dal sistema liberista e finanziario, essenzialmente perché restituisce allo Stato (il grande nemico della globalizzazione finanziaria) una fortissima centralita’ nei rapporti sociali e ne ” fidelizza” il rapporto con tutte le fasce sociali, soprattutto le più giovani, strutturalmente crescenti in prospettiva, deboli ed escluse dai processi di creazione del valore.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>