Di Franco Bartolomei

 

Landini ha fatto una grande apertura di credito ai 5 stelle dopo l’accordo su Taranto. Immediatamente in Cgil sono cominciate le manovre per far saltare l’ipotesi della sua elezione alla segreteria generale al congresso. Pronti alla bisogna anche gli amici di Calenda e del PD, mentre i sostenitori di Maastricht si preparano a sostenere una candidatura alla segreteria generale della Cgil come espressione politica delle posizioni del sindacato pensionati SPI (sic), Colla.

 

 

L’ unica categoria che trae una parziale copertura dal sistema Deflattivo imposto dal sistema Maastricht viene quindi individuata come il fulcro di un fronte, per evitare che il più grande sindacato dei lavoratori dipendenti italiano possa cominciare a porre seriamente sul tavolo la questione dei Trattati come fattore ostativo ad una politica economica di sviluppo dell’occupazione, ed una politica sociale di tutela dei diritti del Lavoro, andando di fatto a sostenere la impostazione di Savona sui vincoli comunitari. Questo è il senso della contrapposizione in atto, e su questa partita i poteri forti finiranno per giocare pesante contro Landini, nonostante tutte le sue debolezze politiche e sindacali del dopo Mirafiori.

Ma la verità è che ci voleva l’UE affinché per la prima volta si arrivasse a sostenere alla segreteria generale della CGIL un segretario sostenuto principalmente dai pensionati, e da una struttura territoriale come l’Emilia Romagna in cui lo SPI ha una incidenza preponderante.

 

 

Quello che sta accadendo in Cgil è solo l’esplicitazione, gestita abilmente, a favore delle classi dirigenti finanziarie di una contraddizione reale di interessi che il sistema euro ha indotto all’interno del fronte di classe. Non è un caso quindi che il Colla contesti la partecipazione del ministro Savona al convegno economico della CGIL sullo sviluppo ed il mezzogiorno.

Sicuramente avrebbe preferito Draghi o Monti, o magari Cottarelli.

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