Di Santo Prontera

 

Il governo Conte è venuto fuori da una situazione concitata, turbolenta, quanto mai caotica, scatenata dai veti sollevati contro la nomina del Prof. Paolo Savona a ministro dell’Economia. Detti veti, che hanno messo in forse la nascita dello stesso governo (non è certamente l’ideale, ma è legittimato elettoralmente), sono venuti –direttamente e indirettamente- dai poteri forti, soprattutto finanziari. Il presidente della Repubblica ha infatti detto che il nome il Prof. Savona avrebbe scontentato gli <<investitori>>, ossia i mercati, che non gradiscono le sue posizioni critiche circa l’euro.

 

 

Questa situazione, negativa in sé, ha avuto però un risvolto positivo, in quanto ha consentito a molti cittadini di farsi un’idea più precisa circa il tipo di unione europea che fu costruita con il Trattato di Maastricht e con quelli successivi. È diventato chiaro a tutti che c’è un conflitto radicale tra democrazia e Costituzione, da un lato, e architettura istituzionale dell’Ue, dall’altro lato. Un governo bocciato perché non piace ai mercati è un fatto che non si concilia con la logica democratica. È un problema serio, soprattutto se si pensa che, in realtà, il Professor Savona non è affatto un nemico dell’Europa unita. È, in verità, un europeista critico –doverosamente critico, come tanti altri esperti- verso l’attuale funzionamento dell’eurozona, che è fortemente penalizzante per gli interessi dell’Italia e per i diritti dei cittadini (diritti riconosciuti dalla Costituzione, ma di fatto negati dalle politiche che discendono dai Trattati Ue).

 

 

Quello che è successo è dunque un fatto gravissimo. Si è visto che la nascita dei governi dipende dal placet dei mercati, non già dalle scelte del corpo elettorale. È una dichiarazione di resa della democrazia alla logica dei mercati. Ma chi sono i mercati? J. K. Galbraith, uno dei massimi economisti del Novecento, affermava che i tanto mitizzati mercati altro non sono che pochi individui dotati di enormi capitali con cui fanno i propri interessi, che spesso o sempre sono in contrasto con gli interessi generali. È un’affermazione carica di ovvietà, ma fatta da un esperto serve a chiarire meglio le idee. Consegnarsi ai mercati, pertanto, equivale a mettersi nelle mani di interessi estranei e contrari a quelli nazionali e sociali. Si tratta di interessi privati, dietro i quali possono esserci anche degli Stati.

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