di Ferdinando Pastore,

Responsabile Politiche Europee,

Esecutivo Risorgimento Socialista

 

Stefano Fassina coglie nel segno quando parla di patto politico a favore dell’agenda Savona. Certo, l’agenda Savona pecca ancora di ingenuità nel momento in cui considera i trattati europei modificabili. La UE esiste ed è stata progettata esclusivamente per imporre una nuova costituzione economica agli stati costituzionali, quella ordo-liberista. Quella che pone al centro del sistema sociale la libera concorrenza e la tutela del consumatore.

Stefano Fassina sovranismo sinistra

Stefano Fassina

Ma per la prima volta dopo venticinque anni il Governo italiano presenta alla UE due questioni centrali che hanno contraddistinto tutto l’assetto della seconda repubblica: l’impossibilità di predisporre misure anticicliche e il divieto di creare domanda aggregata. In due parole si denuncia alle strutture sovranazionali lo svuotamento assoluto della nostra costituzione.

E fa bene Fassina a porre l’attenzione anche su questioni lessicali: l’abbandono di termini quali “Governance” non indica una questione di lana caprina. Questi termini nel corso degli anni hanno coperto una vera e propria visione ideologica, quella manageriale. L’applicazione delle regole private (efficienza, massimo profitto, marketing politico) alle strutture pubbliche.

Inoltre la parola Governance è diretta espressione di quella concezione post-democratica secondo la quale non esiste più il Governo diretta espressione della volontà popolare bensì una struttura composta da esperti che applicano in maniera apparentemente neutrale le politiche dettate dai vincoli di bilancio senza che questi vincoli possano essere oggetto di dibattito pubblico. *

Per questo motivo la “sinistra” post-moderna, a causa del suo matrimonio con l’assolutismo liberista, quando parla della politica pone sempre l’accento sulla professionalità. Il politico è professionale, diventa un manager. Non ha più la funzione di rendere concreta una determinata visione ideologica ma quella di applicare, alla stregua di un ragioniere, le indicazioni dettate dal nuovo mercantilismo. In realtà il solo liberismo assume dignità e nell’applicazione di quella sola visione si diventa professionali.

In questo senso la sinistra di governo della Seconda Repubblica, con l’appoggio dei sindacati confederali, ha contribuito in maniera decisiva, prima con la ricezione acritica dei trattati internazionali ordo-liberisti poi con le riforme elettorali in senso verticistico e infine con le leggi sul lavoro all’edificazione del totalitarismo liberale, il quale non ammette il conflitto sociale.
Ma fu proprio il riconoscimento del conflitto sociale il paradigma costitutivo della Costituzione del 48 e fu attraverso quel riconoscimento che le masse popolari entrarono per la prima volta dentro le istituzioni.

Non esiste democrazia senza conflitto.

Al posto del conflitto quella sinistra ha contribuito a porre al centro del sistema appunto la libera concorrenza e la tutela del consumatore. Questi due assiomi hanno avuto conseguenze decisive sia sulla struttura e sul ruolo dello Stato che sulle inclinazioni dell’individuo.

Nel primo caso si commette un errore quando si parla del nuovo liberismo come un ritorno allo stato minimo.

L’Unione Europea dimostra che non è così: il nuovo apparato sovranazionale è mastodontico nella sua espressione tecnocratica. Slegato totalmente dalla volontà popolare lo Stato neo-liberale ha bisogno di una struttura invasiva, del tutto contraria al laissez faire neo-classico, edificata per tutelare la libera concorrenza alla quale si dovrà adeguare anche la sfera pubblica.

Il mercato non è più concepito come elemento naturale della vita ma è trasformato a condizione spontanea, quindi espressione di una volontà umana. Per questo lo Stato neo-liberista interviene su quella volontà e interviene attraverso la propria classe burocratica che impone, in assenza di democrazia, la propria visione del mondo.

Inoltre l’interventismo statale nell’era neo-liberale ha una seconda funzione: quella di educare il cittadino a concepirsi come mero consumatore. All’individuo è promessa una continua e perenne emancipazione attraverso il consumo che non deve avere mai fine. La liberazione dell’uomo non avviene più all’interno delle proprie aggregazioni sociali. L’individuo si dovrà liberare da solo. Attraverso la retorica della libertà si convince l’essere umano che potrà essere immortale.

L’unico dio ammesso è il mercato.

Le sole rivendicazioni concesse quelle riguardanti la sfera individuale. Le uniche lotte tollerate quelle trans-nazionali riguardanti esclusivamente questioni slegate dalle condizioni socio-economiche.

La proposta di un patto a favore dell’agenda Savona ha questo di positivo, invertire la rotta. Si ammette che il populismo è una diretta reazione delle classi popolari alla loro esclusione dal processo decisionale. Esclusione che coincide con la distruzione della nostra costituzione repubblicana avvenuta nel 1992 prima con l’adesione a Maastricht e poi con il golpe giudiziario di Tangentopoli.

Si prende coscienza del fatto che oggi è proprio il popolo, impoverito da anni di politiche imperniate alla macelleria sociale, privato della propria coscienza politica e di classe, escluso dalle istituzioni, a essere fattore essenziale per un riequilibrio tra l’alto cosmopolita che ha guadagnato dalla globalizzazione e il basso inchiodato al territorio, luogo reso ormai totalmente impolitico e nel quale si possono parcheggiare gli scarti della concorrenza globale.

.* dimostrazione di questa visione sono le reazioni alla proposta di nazionalizzare la Società Autostrade dopo il drammatico crollo del ponte Morandi a Genova. Il Partito Democratico e in genere tutta la classe politica protagonista della seconda repubblica ha derubricato la proposta di nazionalizzazione a fantasia utopistica ma soprattutto ha contrastato la revoca della concessione al Gruppo Benetton adducendo motivazioni di ordine tecnico/giuridico. A dimostrazione che la tecnica supera la volontà umana e di conseguenza tende a escludere la dialettica.

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