Di Alberto Benzoni

 

Ovvero “quando il troppo è troppo”.

La sinistra italiana, come ogni formazione elitaria e devota all’ordine costituito che si rispetti, si articola intorno ad una serie di tabù. Ce n’è uno generale che riguarda il “populismo”, su cui non è il caso di tornare qui. E ce ne sono due, più specifici, l’uno di carattere sentimentale e morale; l’altro più propriamente intellettuale e politico.

Il primo ha a che fare con Salvini e la sua retorica da avvelenatore dei pozzi. Un tabù doveroso, sia detto con chiarezza; e non solo per quello che nega ma anche per quello che afferma (non ci sono gli italiani e gli altri; ci sono le persone, con gli stessi diritti e gli stessi doveri). Ma anche un tabù che serve a nascondere il fatto che la sinistra non ha una politica migratoria; e che, se ce l’ha, questa non è sostanzialmente diversa da quella del governo giallo-verde. Ma fermiamoci qui. Per venire all’altro tabù. Quello che, guarda caso, colpisce in particolare quella parte del programma di governo che è in carico al M5S.

 

Qui si passa dal “non di deve” al “non si può”. Qui qualsiasi proposta di cambiamento è considerata peccaminosa in partenza, anche se (o magari perchè) corrispondente alle attese dell’elettorato o agli impegni assunti durante la campagna elettorale. E qui l’esistente non è un’entità astratta ma è rappresentato da entità collettive con nomi e cognomi: i burocrati/sacerdoti di un’Europa altrimenti inesistente che non tollerano la presenza nei loro consessi di qualcuno (come Savona) che conosce il loro linguaggio e i loro trucchi e può smascherarli o che considerano qualsiasi progetto che porti a nuove spese a ad un maggiore ruolo dello stato una cosa da respingere a priori; i cultori nostrani dell’austerità atterriti dalle proposte di modifica della legge Fornero; gli industriali che vedono nel Jobs act il Santo Graal a custodia della flessibilità; e così via.

Tutto scontato però. Tutto normale. Il Pd ha scelto, e non da oggi, di diventare paladino dell’ordine costituito e del pensiero unico. E così sia.

Può succedere però, ed è successo, che a furia di difendere ciò che esiste, si difenda l’inifendibile. E si finisca, propriamente, nella merda. Parliamo del gioco d’azzardo. E delle aziende che lo gestiscono. Un business da più di cento miliardi di euro (tanto gli italiani spendono, per vincere, in cambio circa 80 milioni). Un business che, come quello del fumo, crea dipendenza; e che come l’alcoolismo, recepisce e alimenta disagio e disordine sociale. E che non è rappresentato dagli allegri giovanotti o dagli improbabili riccastri della pubblicità (e nemmeno dagli imprenditori di sè stessi dei casinò e degli ippodromi) ma dalle centinaia di migliaia di disperati dei gratta e vinci e delle slot machines.

Un business che, per garantire un adeguato profitto ha bisogno di espandersi continuamente; detto in volgare, di nuovi gonzi da spellare. E che va all ricerca di questi gonzi con una pubblicità sempre più pacchiana e sempre più ingannevole (ve la raccomando la vocina che dice, a bassa voce e di fretta “il gioco è vietato ai minori…).Un disegno che si è sviluppato in questi anni, in particolare nel nostro paese e nel silenzio/assenso di tutti. E, in particolare, di una sinistra che questo business ha tenuto a battesimo.

Oggi, purtroppo, sono arrivati quegli sconsiderati dei grillini con la loro proposta di vietarne, almeno, la pubblicità. Ed ecco, allora, il “non si può” delle società sportive (nella loro qualità, badate bene, di beneficiarie di sostanziosi contributi da parte dei gestori delle scommesse). Ecco l’attacco ai demagoghi ignoranti; ed ecco il fragoroso silenzio/assenso a questo “non si può” da parte di quasi tutti (fatta eccezione del mondo cattolico); silenzio/assenso che, nel caso del Pd, è particolarmente assordante.

La nostra sensazione è che, in questa vicenda, si sia varcato il limite: un limite, oltre il quale c’è la squalifica del concetto stesso di ordine costituto; e, naturalmente, di coloro che vogliono esserne i sacerdoti. Ma si tratta di una sensazione del tutto personale…

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