Di Alberto Benzoni

 

Nei mesi successivi alle elezioni del 4 marzo il tema dell’immigrazione è stato al centro del dibattito. Da una parte le sparate di Salvini; dall’altra le reazioni indignate dell’opposizione che, anche su questa base, ha tacciato lui e, per la proprietà transitiva, il governo di fascismo e di razzismo, sino ad invocare (Saviano) l’intervento dell’Europa per porre fine a questo scempio. Per effetto di tutto questo trambusto il consenso per Salvini è schizzato dal 17 al 31% (un fenomeno mai visto prima).

 

 

Perchè? Scartiamo le due ipotesi estreme: che Salvini abbia ragione (e cioè che dica o comunque faccia le cose giuste) perchè non è così; o che gli italiani si stiano rivelando razzisti, fascisti o che ne ha più ne metta; perchè è un insulto che non si meritano. Se, però, scartiamo queste ipotesi, la conclusione è una sola. Ed è che i suoi, diciamo così, contraddittori, da una parte l’Europa, dall’altra il Pd con i suoi annessi e connessi non sono credibili, sia per la loro presente e passata gestione del problema sia per il loro approccio complessivo al medesimo.
Sul primo caso, pochissime parole. Abbiamo visto Martina in televisione esultare (la stupidità umana è, evidentemente, un pozzo senza fondo) perchè Conte era tornato dal vertice Ue con le pive nel sacco: quando il suo fallimento stava lì a dimostrare che l’Europa invocata da Saviano si stava compattando sulla linea dei respingimenti, essendo peraltro ben lieta che gli oneri in materia ricadessero sul nostro paese.

In quanto alla, diciamo così, sinistra italiana/anima pietosa, questa riconosce sì agli immigrati il diritto all’accoglienza; ma gli nega sia quello di partire che quello di essere veramente integrati del nostro paese. Insomma sì al’apertura dei porti e al soccorso in mare e sin qui va bene; ma, per il resto, buio pesto. O meglio gli accordi di Minniti con governi inesistenti e tagliagole in servizio permanente effettivo per trattenere i potenziali partenti là dove sono; e, dopo l’accoglienza, il totale disinteresse dello stato per la gestione del fenomeno lasciato alla buona cura di benemeriti organismi caritativi o di organizzazioni malavitose, e, a coronare il tutto la rinuncia a rimettere in discussione quella vera e propria legge criminogena che è stata la Bossi-Fini (per tacere dei vergognosi dietrofront sullo Jus soli).

 

 

“Facile criticare ma cosa proponi”. Propongo un diverso approccio al problema che parta dall’idea che gli immigrati non sono dei poveretti da assistere nè dei potenziali criminali da allontanare ma delle persone. Persone che hanno il diritto di andare dove vogliono non perchè specificamente perseguitati ma per vivere una vita migliore. Ma che devono sapere che l’esercizio di questo diritto deve essere esercitato nei limiti compatibili con il contesto economico-sociale del paese d’arrivo. Il tutto, in un contesto per quanto possibile condiviso e controllato; dove l’alternativa dell'”aiutiamoli a casa loro” non sia, come è ora, una gigantesca presa per i fondelli.

Si dirà che la sinistra ha sempre avuto difficoltà a misurarsi con gli ultimi: che si trattasse del “lumpenproletariat” di Marx, dei crumiri dei romanzi di Pratolini o di quelli americani o degli immigrati irregolari di oggi. Ma è anche vero che ha poi capito, salvo magari a scordarsene successivamente, che la lotta tra poveri per l’uso di beni sempre più scarsi si stempera e magari si supera accrescendo il benessere e i diritti di tutti.

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