LE PAROLE DELLA SINISTRA: UGUAGLIANZA

Di Alberto Benzoni

Le tre parole della rivoluzione francese – nell’ordine: libertà, uguaglianza, fraternità – hanno avuto, nel corso dei decenni, fortune diverse.

 

 

La prima fa e farà sempre più parte del nostro orizzonte individuale e collettivo. E già questo dovrebbe indurre la sinistra a frequentarla assai più spesso di quanto faccia ora. Ci torneremo.
L’ultima ha visto i suoi orizzonti stringersi e frantumarsi sempre di più. Siamo partiti, nel 1789, dall’umanità intera (ma la cosa è durata non più di un paio d’anni), per arrivare, oggi, a quella che lega i dipendenti di una fabbrica minacciata di chiusura. Ma, forse, esistono i materiali per una possibile ricostruzione. In quanto all’uguaglianza, appartiene tutta intera a noi, ma, forse non a caso, sta diventando un tema sempre meno spendibile ed efficace.

Da una parte è scomparso il Nemico. Un tempo questo era visibile: c’era il Nobile (“les aristocrates à la lanterne”) l’Agrario col frustino, il Padrone,il Ricco, l’Esattore delle imposte e così via. Tutta gente che vedevi davanti a te e a cui potevi dare un nome e un cognome. Oggi è diventato anonimo: perchè si nasconde negli anfratti della globalizzazione, ma soprattutto perchè non ha alcun bisogno di manifestarsi. Tempo fa, un dirigente dell’allora Sel dichiarò che era venuto il tempo di “far piangere i ricchi”, suscitando l’indignazione generale (compresa quella della sinistra benpensante), ma più che indignazione avrebbe dovuto suscitare l’ilarità.
Dall’altra, chi, tra di noi, denuncia le disuguaglianze, non è semplicemente credibile. Alla gente non frega assolutamente nulla delle litanie sull’1% che detiene l’x%. alla gente interessa sapere cosa la sinistra fa o si propone di fare per migliorare la propria condizione. E la gente sa per esperienza diretta che le misure adottate o sono simboliche (tassa sui redditi più alti) o sono state ritenute inefficaci e perciò abbandonate (tassazione progressiva, spesa pubblica, politiche redistributive) o sono diventate (tipo ricette ordoliberistiche) causa di nuove disuguaglianze.

 

 

Infine, poveri e ricchi, non fanno più parte dello stesso sistema. Perchè i primi coincidono con le vittime della globalizzazione, dell’ineguale distribuzione dei benefici derivanti dal progresso tecnico e così via, mentre i secondi sono quelli in grado di cavalcarlo.

E, allora, prima di parlare di eguaglianza, la sinistra dovrebbe aggiornare radicalmente i suoi strumenti di analisi della realtà. Diceva Dominique Strauss Kahn, che prima di occuparsi di redistribuzione, la sinistra avrebbe dovuto occuparsi di produzione, insomma di quelle che Lombardi chiamava riforme di struttura. Diceva, prima di scomparire dalla scena…

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