Di Alberto Benzoni

 

Hanno cominciato i piemontesi, che dopo avere redento il Mezzogiorno dalla schiavitù borbonica hanno scoperto immediatamente di trovarsi in un paese di selvaggi. Sono seguiti, Carducci in testa, gli schifatori del parlamentarismo e del piede di casa, con annesso abbandono degli ideali del Risorgimento. E poi la vasta e illuminata schiera degli antigiolittiani di ogni possibile tendenza. Per tutti costoro, l’unico rimedio era la guerra: la guerra senza quartiere contro il banditismo e poi, e soprattutto, la guerra “tout court”. l’Italia sarebbe diventata una nazione, anzi un paese rispettato nel mondo solo al prezzo del sangue (siamo, credo, con la nostra via 24 maggio, l’unico paese al mondo a celebrare non la pace ma l’inizio della guerra); sangue versato grazie a Lorsignori nella più totale indifferenza per la sorte dei soldati, mandati al macello.

 

 

Poi è venuto Mussolini. Anche lui spregiatore del popolo italiano e delle sue abitudini collettive. Troppo “borghesi”, troppo dimentichi dei nostri immancabili destini, troppo umanitari, troppo grassi, troppo bassi, troppo neri di capelli. Anche per lui, unico rimedio la guerra; una guerra che ci avrebbe diversi e più temprati.

Poi sono venuti gli azionisti: questa volta come rivolta di minoranze, consapevoli di esserlo, non tanto contro gli italiani ma contro l’Italia segnata dal fascismo nella sua immaturità politica e civile. Una linea che portò i migliori di loro ad impegnarsi sino in fondo per riformarla nelle sue strutture. Ma che porterà gli altri a diventare regime così da cambiarlo secondo le loro visione.

Poi è venuto, appunto, il partito di Repubblica. Questa volta costruito, senza infingimenti, sul disprezzo dei pochi, eletti, per i molti e soprattutto per un regime, quello della prima repubblica, colpevole di averne assecondato le richieste: troppe spese, troppo stato, troppo assistenzialismo, troppe pensioni, troppi partiti, troppi diritti.

 

 

In conclusione, la seconda repubblica: un regime didattico-penitenziale in cui il popolo scompare addirittura dallo schermo, in attesa di essere redento dalle colpe del passato. Al suo posto fantasmi multiuso: la società civile, il popolo dei fax, quello delle partite Iva, dei girotondi, quello lombardo (di quello meridionale si sono perse le tracce) e così via. Mentre i suoi maestri ed educatori occupano integralmente la scena: in primis l’Europa in vesti quasi sacerdotali di esaminatore e di giudice; in secundis il Pd nella veste di missionario e di officiante del giusto pensiero e dei giusti comportamenti.

Tutto funzionerebbe per il meglio; non fosse che per il fatto che il popolo bue esiste ed ha a disposizione l’arma del voto. Un’arma che userà costantemente contro le èlites al potere: prima premiando un imbonitore senza principi e senza decenza (ci vorranno i giudici e l’Europa per sconfiggerlo) e poi per gratificare con la maggioranza dei consensi formazioni politiche unite soltanto dalla loro avversione per il sistema.

A questo punto gli spregiatori del popolo hanno di fronte a loro due strade: o aboliscono di fatto il suffragio universale perchè il popolo non sa mai farne il giusto uso; o imparano a guardarlo e a prenderlo in considerazione.

Come andrà a finire, lo sapremo molto presto.

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