La sovranità popolare viene prima delle agenzie di rating

di Franco Bartolomei e Alberto Benzoni

È ora chiaro a tutti perché il Risorgimento Socialista ha scelto di intestardirsi sulla questione della difesa della Sovranità Costituzionale del paese.

Il comportamento di Mattarella dimostra che la contrapposizione motivata ed esplicita di Savona verso il sistema Maastricht/Euro é insostenibile per le tecnocrazie finanziarie (tra cui la BCE), per la Germania, e probabilmente per lo stesso FMI, perché viene da un uomo di altissimo profilo professionale, interno agli stessi gruppi dirigenti che hanno contribuito a determinare le linee di sviluppo di tutto il sistema economico dopo il 1992: addirittura uno degli esponenti italiani che ha definito inizialmente gli accordi costitutivi dell’Unione Europea.

La sua opposizione alla UE di Maastricht pertanto costituisce non il gestibile brontolio di un “quisque de populo“, un signor Nessuno come tanti, ma la certificazione del fallimento di un sistema, e la certificazione della sua insostenibilità per il Paese.

Per questo motivo il veto nei suoi confronti posto da Mattarella toglie ogni potere contrattuale a qualsiasi futuro governo della Repubblica nei confronti delle autorità monetarie internazionali e delle tecnocrazie finanziarie di Bruxelles, ed in tal senso costituisce una vera e propria abdicazione rispetto ai doveri Costituzionali del Presidente della Repubblica, di tutela degli interessi del Paese nel rispetto dei vincoli affermati dalla espressione della sovranita’ popolare.

Il 27 maggio 2018, si è consumata, davanti ai nostri occhi, e nel modo peggiore, la fase politica aperta all’indomani delle elezioni del 4 marzo.

Elezioni il cui verdetto era stato inequivocabile; e che avrebbe dovuto portare alla formazione di un governo impegnato a rimettere in discussione le politiche perseguite nel corso degli ultima e la subalternità alle èlites europee che ci avevano impedito di perseguirne o anche solo di ipotizzarne altre. Di fronte a questo governo Risorgimento Socialista e Potere al popolo avrebbero sviluppare una contestazione critica che ne e evidenziasse le contraddizioni e i connotati di destra.

Nell’esercizio di un diritto, complementare a quello di voto che rappresenta uno dei cardini di qualsiasi sistema democratico. Ora, questo diritto che è insieme di governare e di contestare le scelte del governo è stato negato, in linea di principio e platealmente a tutti.

Perchè il Presidente della Repubblica ci ha spiegato che per garantire la legittimità di un governo il parere dei mercati e delle agenzie di rating e degli investitori stranieri, preoccupati per le precedenti dichiarazioni di un componente del futuro governo conta infinitamente di più di quello dei cittadini; non foss’altro perchè i primi sono in grado di metterci ginocchio quando e come vogliono.

Una scelta gravissima.

Perchè presuppone l’esistenza di un sistema presidenziale al posto dell’attuale regime parlamentare. Perchè disconosce anzi rinnega in radice il valore del voto del 4 marzo.

Perchè avvia un confronto lacerante e a somma zero tra due schieramenti opposti; e un confronto su questioni di principio che colpisce alle radici le stesse possibilità di una normale convivenza tra diversi.

Perchè, nel vero e proprio periodo di torbidi che si apre il nostro sistema e lo stesso nostro paese diventano fragilissimi e naturali vittime di qualsiasi avventurismo speculativo o di altro tipo. E, infine e soprattutto, perchè, per la prima volta dalla Liberazione ad oggi è rimesso in discussione il normale funzionamento del sistema democratico.

E’ però proprio in questo quadro che la sinistra radicale ha il diritto/dovere, insieme morale e poltico, di schierarsi.

E da subito; senza se e senza ma. La sua stessa nascita è stata costruita sul duplice presupposto che l’Italia aveva assoluto bisogno di mutamento profondo nelle sue politiche interne ( ruolo del pubblico e dello stato, strategie economiche keynesiane) e nei suoi orientamenti internazionali ( contestazione della Nato, internazionalismo e pacifismo attivo) ; e che questo mutamento era impossibile senza un radicale mutamento del quadro internazionale, fatto di vincoli e di scelte lesive e dei nostri interessi e della nostra stessa sovanità.

Oggi queste analisi sono state drammaticamente confermate; e al di là di ogni possibile dubbio.

Noi dobbiamo schierarci allora a difesa del diritto elementare dei cittadini italiani di decidere del proprio destino.

Punto. E proprio nella consapevolezza che l’affermazione di questo diritto alla sovranità vale se coinvolge altri; e potrà essere garantito solo se sarà esteso, e sul piano politico, all’Europa intera, vittima di quella negazione del diritto alla sovranità che oggi sembra colpire solo il nostro paese.

Perchè il sovranismo è semplicemente la contestazione di un diritto negato; perchè nell’Europa dell’ordoliberismo e dell’atlantismo ci sono Stati che sono più sovrani di altri; e, infine, perchè quell’Orban che ci viene sbattuto in faccia come naturale punto d’arrivo della nostra protesta è membro autorevole di quel Ppe che ci richiama all’ordine come delinquenti economici e ospite d’onore di molti suoi congressi.

Dobbaimo schierarci pubblicamente e da subito. E ricercando le più ampie convergenze. Perchè la scelta che abbiamo di fronte riguarda l’essenza e l’esistenza della nostra democrazia; o, se preferite, la difesa dei diritti di un popolo, negati, in linea di fatto e dal 27 maggio anche in linea di principio da un’èlite sorda e arrogante.

Se non ora, quando ?

Leggi anche il comunicato ufficiale di Potere al Popolo

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