Questa è la traduzione dell’intervista, a cura di Mattia di Gangi.

Bernie Sanders, come molti di voi sapranno, è leader americano della sinistra socialista democratica nonché Senatore per il Vermont. E’ salito agli onori della cronaca per la sua corsa alle primarie dei democratici per le elezioni presidenziali del 2016, dove pare che sia arrivato secondo, dietro Hillary Clinton, anche a causa di un apparato democratico nient’affatto neutrale nel corso di quella consultazione.

Dan Denvir è il conduttore della radio “The Dig” della rivista socialista “Jacobin”.

I temi dell’intervista sono: politica elettorale per la sinistra, l’importanza di costruire movimenti, e di come conquistare l’establishment democratico.

Versione originale: https://jacobinmag.com/2018/05/bernie-sanders-grassroots-elections-criminal-justice

Di seguito l’intervista:

DD: Senatore Bernie Sanders, bentornato a The Dig.

BS: Grazie.

DD: Voglio chiederti dell’importanza che hanno i candidati di sinistra che vincono elezioni locali. Tu hai cominciato, ovviamente, come sindaco di Burlington. Una cosa che mi ha fatto preoccupare per molto tempo è il piccolo numero di eletti di Sinistra con il tuo profilo nazionale.

BS: Si tratta di una delle aree su cui stiamo ponendo maggiore enfasi. Non si tratta solo di eleggere candidati a Senatori o alla Casa dei Rappresentanti degli Stati Uniti. Si tratta di eleggere candidati nel consiglio scolastico, nel consiglio comunale, nelle legislatura statale. La Nostra Rivoluzione[1], che è un’organizzazione nata dalla mia campagna elettorale, si sta focalizzando molto solo in questo problema. Abbiamo bisogno di coinvolgere giovani e lavoratori, e spesso il modo per farlo è partecipando alle elezioni locali. Quindi per me questo è di enorme importanza.

 

 

DD: La tua campagna elettorale ha cambiato quello che milioni di elettori americani si aspettano da un politico che si definisce progressista, ma i leader democratici sembrano essere bipolari – per essere gentili – su questa questione. Da un lato, c’è sostegno per il singolo pagante nella sanità[2], che un tempo era relegato all’ala sinistra; ora è la prova del nove per chiunque affermi di essere persino un liberale mainstream. Però, come abbiamo visto nella lotta per il Consiglio Nazionale Democratico (DNC), c’è ancora un’incredibile resistenza nel partito. Come vedi lo stato della lotta?

 

BS: Stiamo attaccando l’intero establishment. Stiamo attaccando interessi monetari, stiamo attaccando Wall Street. Stiamo attaccando anche l’establishment democratico. Quello che vorrei dire semplicemente è, penso che in un paio d’anni abbiamo fatto tanta strada. Per esempio, ci sono un po’ di capi progressisti nei partiti democratici statali adesso. Hai ragione, abbiamo perso la lotta per il capo nel DNC; io sostenevo Keith Ellison. Ma ci siamo andati molto vicini e abbiamo shockato molte persone.

Quindi guarda, non si cambia il mondo dalla sera alla mattina. Penso però che è molto chiaro che ideologicamente, e da una prospettiva dei movimenti di base, il vento soffia dalla nostra parte.

DD: Per me, la cosa più importante della tua candidatura era il fatto di aver ricordato alla sinistra che l’obiettivo è vincere, governare, e cambiare la società, non solo stare ai margini e protestare. E la tua candidatura ci ha ricordato che, non solo dovremmo farlo, ma che possiamo.

 

 

 

La mia domanda è, se avessi vinto le primarie del 2016, che tipo di resistenza pensi che ci sarebbe stata, non solo da parte dei repubblicani, ma se avessi vinto anche la corsa alla presidenza, dalla classe imprenditoriale che è così potente nel nostro paese? Ovviamente il primo scoglio prima di tutto è vincere le elezioni, ma cosa ci dici del governo?

BS: Guarda, ovviamente, non dobbiamo essere ingenui. Viviamo in un paese che ha livelli enormi di diseguaglianze di reddito e di ricchezze, dove ci sono una manciata di miliardari che hanno un enorme potere. Abbiamo a che fare con Wall Street, abbiamo a che fare con le compagnie farmaceutiche, abbiamo a che fare con il complesso militare-industriale, abbiamo a che fare con le compagnie di assicurazione. Pensi che queste persone siano disposte a cedere i loro incredibili privilegi e i loro affarismi così facilmente? L’unico modo in cui si può portare il cambiamento, che è quello che deve essere fatto, è di sviluppare un forte movimento di base. Nessuna può farcela da solo. Il programma di opposizione o progressista a Washington è enorme. Il solo modo per ottenere il cambiamento è quando milioni di persone si sollevano per richiederlo.

ndt: Nella lingua inglese non esiste una persona di cortesia, come il “Lei” in italiano, pertanto ho assunto che i due si diano del “tu” come avviene in Italia tra compagni.

[1] Our Revolution: https://ourrevolution.com/

[2] Traduco “single-payer health care”, la politica secondo cui lo Stato sarebbe l’unica parte a pagare assicurazioni per tutti, in modo da garantire sanità di qualità anche, e soprattutto, ai soggetti considerati “non-profittevoli” dalle società di assicurazione, cioè quelli con i maggiori bisogni di cure.

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