LA POSIZIONE DI RISORGIMENTO SOCIALISTA – COORDINAMENTO SCUOLA  

Di Gaetano Colantuono

Sta per nascere il nuovo governo 5stelle-Lega. Una parte del mondo della scuola pare non abbia compreso la portata minacciosa di questa alleanza, avendo in massa votato per una delle due forze per un comprensibile moto di indignazione verso i due partiti responsabili delle peggiori riforme: Forza Italia (peraltro ora rappresentato proprio dall’impresentabile Gelmini) e PD, quello della legge 107-2015. Qualche docente si affretta a sostenere sui social: “se aboliscono la buona scuola questo esecutivo mi piace molto”. 

Tuttavia l’apertura di credito verso il prossimo governo è davvero ragionevole? Ci sono molti e fondati motivi per dubitarne. E nessuno di questi, per Giove!, ha a che fare con l’atteggiamento sussiegoso se non grossolano che ha mostrato certa intellettualità progressista di fede renziana: vi abbiamo dato le nuove immissioni, il bonus irpef, perfino le 500 euro della carta del docente e come se non bastasse il rinnovo contrattuale tanto atteso. E parecchio contestato. Nessuna di queste recriminazioni merita una risposta, poiché esse esprimono – ancora una volta – l’assoluta assenza di senso della realtà o di autocritica e un approccio elitistico della classe di potere targata PD. E non mancano neppure improvvisi e classisti interventi di Michele Serra su Repubblica contro gli alunni di istituti tecnici e professionali.

https://rep.repubblica.it/pwa/rubrica/2018/04/19/news/l_amaca_di_michele_serra-194340068/

Si può partire da un presupposto, stranamente non evidenziato nel dibattito. Mentre i promotori della legge 107 e dei suoi decreti attuativi sono stati spazzati via dai vari voti popolari susseguitisi da quell’estate 2015 – elezioni di Roma e Napoli, referendum costituzionale fino alle ultime politiche con la sconfitta del PD in tutto il paese, salve alcune aree ormai residuali (Toscana, Trentino, centri borghesi delle grandi città) -, paradossalmente analoga sorte – per scelte occulte – è capitata anche chi di quella legge era stato tenace oppositore. Deputati come Chimienti (5stelle), Pannarale (Sinistra italiana) e Tocci (minoranza PD) non sono stati riconfermati. Si dirà: per ragioni differenti fra loro. Ma resta il segnale preoccupante: quei partiti hanno fatto fuori tutte le voci davvero contro la 107. E i 5stelle, proprio agli sgoccioli della campagna elettorale, hanno presentato come ministro dell’istruzione in pectore un preside, anziché un docente, già noto come collaboratore del ministero Giannini (ossia di chi aveva promosso l’impianto della 107) e come precursore, nel proprio istituto brindisino, di alcune delle riforme più odiose degli ultimi, le superiori quadriennali

[contro cui il nostro https://www.risorgimentosocialista.it/index.php/2017/05/21/no-alle-superiori-quadriennali/]

 

Nondimeno è dell’altro partner di governo che si deve sospettare. Si ha un bel dire che la Lega degli ultimi tempi non è più quella dei tempi eversivi di Bossi e del suo clan familiar-delinquenziale, fatto di odio antimeridionale, di spinte secessioniste e di spese illecite. Eppure un’analisi del suo gruppo dirigente mostra una certa continuità, amplificata dall’ingresso di pezzi di ceto politico meridionale in cerca di carrierismo, spesso mutuato da gruppi di estrema destra.

Infatti, in questi cinque anni – di crisi economica e di aumento delle disuguaglianze, si ricorderà – il lavoro della Lega sulla scuola è stato strumentalizzare il sacrosanto malcontento dei docenti contro la 107 e far dimenticare il loro sostegno alla Gelmini e a proposte di legge che anticipavano la 107, come la “chiamata diretta” avanzata dall’indimenticata Aprea in Lombardia, poi dichiarata illegittima dalla Consulta.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/29/scuola-consulta-boccia-regione-lombardia-e-suo-reclutamento-diretto-dei-docenti/576764/

Eppure come non dimenticare che cosa sia stato il pacchetto di riforme Gelmini? Fu 1 atto di ritorsione contro i docenti e di chiara impostazione solo economica. Eliminare le compresenze in certe classi difficili fu un crimine contro non solo i docenti che persero supplenze o titolarità ma contro gli alunni. Nei momenti più aspri dello scontro per contrastare la 107 e le sue applicazioni, uno dei motivi di maggiore risentimenti verso gli scellerati parlamentari PD – alcuni poi confluiti nella lista di Grasso, come Gotor, che aveva votato la fiducia al governo proprio sul maxiemendamento che portò alla 107 – era che così avrebbero favorito l’avvicinamento di tanti docenti anche alla Lega. Ma, si sa, la divinità acceca coloro che vuole siano travolti.

Dei post gelminiani della lega, pertanto, ci si deve aspettare di peggio. Ad esempio, dietro la parvenza di venire incontro ai tanti, troppi docenti che hanno ricevuto il ruolo in altre regioni, spesso docenti meridionali nel Nord (con famiglie letteralmente spezzate e bilanci da lavoratori sulla soglia della povertà,

https://www.risorgimentosocialista.it/index.php/2016/08/06/risorgimento-socialista-le-lotte-le-angosce-dei-docenti-le-dimissioni-della-ministra-del-sottosegretario-miur/

indubbiamente i leghisti torneranno alla carica con un loro cavallo di battaglia. Rigide graduatorie regionali, chiuse a nuovi apporti “stranieri”.

http://www.repubblica.it/politica/2010/04/03/news/lega_scuola-3097349/

Si favorirà così un obiettivo benemerito: il ritorno di docenti meridionali nelle loro regioni, talvolta più affollate. E così si impedirà la possibilità per altri docenti meridionali di insegnare nelle loro terre. La regionalizzazione dell’istruzione – un altro frutto avvelenato di una riforma costituzionale targata centro-sinistra – sarà spinta in avanti con la chiara esplosione delle disuguaglianze di risorse, pubbliche in primis, fra le stesse regioni. Un leghismo più astuto e perciò più pericoloso di quello di folcloristici ubriachi vestiti da celtici per inneggiare ad una fantomatica Padania.

Di fronte a questo scenario, data anche la difficoltà di rilanciare o radicare una proposta delle forze popolari e costituzionali – comprese le forze coalizzatesi con Potere al Popolo! – occorre tener alta la guardia. La defenestrazione di PD e Berlusconi dal governo è certo condizione necessaria ma non sufficiente di creare un’alternativa per il Paese.

 

 

Quale alternativa, allora?

Un nutrito schieramento di forze, compresi noi di Potere al popolo e di Risorgimento socialista, abbiamo partecipato all’elaborazione della nuova Legge di iniziativa popolare Per la scuola della Costituzionehttp://lipscuola.it/blog/ ], che riprende molte delle critiche alle riforme di questi anni e prova a dare una legislazione organica in linea con i principi costituzionali e con le attese di larga parte dei docenti, degli studenti e delle coscienze critiche. È ora in corso la raccolta firme: ne servono almeno 50 mila, ma il quadro – complice anche l’affievolirsi dell’impegno passato di tanti militanti 5stelle – è complesso. Il mancato raggiungimento di questo obiettivo, congiunto a quello di altre due proposte di legge costituzionale di iniziativa popolare, sull’abolizione della riforma dell’articolo 81 in materia di “pareggio di bilancio” e per l’obbligo di referendum popolare sui trattati europei, sarebbe una sconfitta di carattere epocale, giacché impedirebbe di mettere le forze di governo – in sede di commissioni parlamentari e di eventuale voto in aula – di fronte alle proprie responsabilità.

Certo, siamo minoranza e non solo elettoralmente parlando. Lo siamo davanti ad un senso comune basato su egoismi massificati, su narrazioni edonistiche e spinte consumistiche – come testimonia a luce meridiana finanche un’inaccettabile domanda in un test Invalsi sottoposto a bambini della scuola primaria. [ https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/11/test-invalsi-polemiche-per-la-domanda-agli-alunni-delle-primarie-da-grande-avrai-soldi-e-un-buon-lavoro/4347650/ ] Molto sembra congiurare contro il lavoro di docenti e studenti in una scuola in linea con la Costituzione.  

Le dobbiamo provare tutte: dal boicottaggio delle norme, come il rifiuto ad assumere incarichi e progetti connessi al nuovo modello di scuola aziendalista e clientelare, allo sciopero e ai ricorsi, dalla raccolta firme ad un rinnovato impegno politico e sindacale non più delegato ma in prima persona.

Memoria res fragilis – è stato scritto da un autore latino. A noi, docenti studenti ata e cittadinanza attiva, il compito di rinnovare l’impegno per la scuola pubblica e la Costituzione con la costruzione di un’opposizione ad ogni proposta in contrasto con quei valori e in continuità con le riforme di questo lungo periodo iniziato con la legge sull’autonomia targata PDS.

Nessuna fiducia, nessuno sconto al prossimo governo!   

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