Sugli accordi di Maastricht

Di Alberto Benzoni

Londra, novembre 1991. La Camera dei Comuni sta per varare una risoluzione bipartisan, anzi tripartisan, per la ratifica degli accordi di Maastricht; con un consenso praticamente unanime, anche se variamente motivato. Ad opporsi un manipolo di conservatori, in nome dell’alterità britannica e, a sinistra, Tony Benn, in nome della democrazia. Ecco alcuni brani del suo intervento:

 

 

“C’è chi pensa sinceramente che, se non otterremo la giustizia sociale dal governo britannico, l’avremo da Jacques Delors. E che un buon re sia meglio di un cattivo parlamento. Io non sono mai stato di questo parere. Non stiamo parlando di sovranità, stiamo parlando di democrazia! Stiamo discutendo del diritto dei cittadini di questo paese di eleggere coloro che approveranno le leggi che lo governano.

So bene di essere in minoranza. Ma so anche che il mio futuro compito sarà quello di spiegare ai miei elettori che cosa abbiamo deciso. E la mia spiegazione sarà questa: “Miei cari elettori, in futuro sarete governati da persone che non avete eletto e che non potrete rimuovere. Queste potranno garantirvi più asili nido e una diminuzione dell’orario di lavoro; ma resta il fatto che sono inamovibili (ORA), mentre un vantaggio importante della democrazia è il poter mandar via coloro che ci governano senza ricorrere alla violenza. Ma, nel sistema che ci viene proposto ciò sarà impossibile; anche nel caso che le politiche europee non dovessero piacervi.

 

 

Che cosa succederà allora ? Una di queste tre cose:

Primo l’apatia. L’apatia che può distruggere la democrazia. Quando la partecipazione al voto scenderà sotto il 50% saremo in pericolo.

Secondo, la rivolta. Un metodo vecchio ma sempre efficace per fare capire al governo che c’è qualcosa che non va.

Terzo, il ritorno del nazionalismo, nato dalla frustrazione della gente che pensa che votare sia inutile. E che magari attribuisce a questa o a quest’altra nazione colpe che sono del sistema. E con esso, la repressione.

Mi domando (INFINE) perchè un Parlamento non abbia più fede nella democrazia, di cui sono membro da quarantun anni. Penso che voglia essere governato da altri. Penso che abbia paura di usare i poteri che gli sono stati conferiti dal popolo. Penso che abbia accettato il ruolo di spettatore.

(E ALLORA) Se la democrazia sarà distrutta non sarà stato per colpa (DEI SOVVERSIVI) ma di un Parlamento che l’ha ceduta ad altri. Rinunciando a diritti cui non abbiamo il diritto di rinunciare.

I miei argomenti non sono nazionalisti ma democratici, e dovrebbero essere decisivi in un Parlamento democratico.”

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