Mortati, chi era costui?

Fonte: Huffingtonpost

Forse si va a votare a fine luglio o al massimo a ottobre.

È a tutti evidente che stiamo vivendo in un periodo in cui si assiste a un crescendo di offensive nei confronti delle istituzioni di garanzia e in primo luogo della Carta Costituzionale.

 

 

Da “mani pulite” in poi si è verificata l’introduzione di una forma surrettizia di presidenzialismo, che in qualche modo ha tentato di supplire alle deficienze di varie maggioranze parlamentari che dimentiche del “bene comune” vivevano il quotidiano del loro lavoro politico in turbolenze che hanno messo a dura prova la tenuta del sistema democratico. Ormai “L’uomo solo al comando” ha preso il sopravvento sul rispetto effettivo del sistema democratico così come scritto nella Carta Costituzionale.

Andremo a votare con una legge elettorale ancora una volta anticostituzionale che stravolge la volontà degli elettori a meno che non ci si accordi per modificare l’attuale legge, magari per farne una peggiore.

Maggioritaria o proporzionale? Premesso che di maggioritario ormai non c’è che l’astensionismo è bene ricordare che la commissione eletta dall’Assemblea Costituente il 2 giugno 1946 o si pose il problema su quale sistema elettorale adottare e soprattutto se fosse opportuno stabilire nella costituzione il principio giuridico fondante, oppure lasciare alla legge elettorale la decisione su tale questione.

Costantino Mortati, che comunista non era, propose di mettere in Costituzione l’obbligo di votare secondo un principio proporzionale affermando che:

“Bisognerà che si abitui il popolo a prendere decisioni politiche, ed a questo scopo il regime elettorale proporzionalistico è quello meglio rispondente ad abituare il popolo non solo alla migliore scelta degli uomini (esigenza anch’essa essenziale) ma alla valutazione e scelta dei programmi.”

Umberto Nobile, quello della “Tenda Rossa”, affermò in proposito:

Non può, dunque, esservi alcun dubbio che, per assicurare la rappresentanza di tutti i partiti minori, convenga adottare il sistema proporzionale”.

Tutti d’accordo tranne una parte della destra e Togliatti, il quale boicottò il suggerimento di Mortati e fece cadere la proposta di inserire in Costituzione l’uso del sistema proporzionale. La storia si ripete e ritornando all’oggi però se i partiti credono ancora nella democrazia ed effettivamente si vuol modificare la legge elettorale per renderla conforme allo spirito della Carta Costituzionale, è bene tener presente i punti di contrasto che gli avvocati, tra cui il sottoscritto, che hanno sconfitto prima il “Porcellum” e poi “Italicum“, hanno individuato.

Vediamoli brevemente. Il voto congiunto presente sia alla Camera che al Senato contrasta con libertà e personalità di voto. La mancata separazione tra voto maggioritario in collegi uninominali e collegi proporzionali plurinominali: mancato scorporo dei collegi uninominali da eletti, se non c’è voto disgiunto.

 

 

Costituzionalmente scorretta la possibilità di voto al solo uninominale che in caso di coalizione si trasferisce pro quota ai partiti in coalizione in proporzione ai voti espressi da altri elettori contrasta con contrasta con la libertà e personalità di voto.

Gravissimo è l’effetto flipper che si è verificato soprattutto in Sicilia in cui i voti sono emigrati fuori dalla circoscrizione o anche dal collegio. I parlamentari sono assegnati in relazione agli abitanti nel collegio o circoscrizione, con questo sistema un collegio elegge più parlamentari di quelli assegnati e un’altro meno, il voto non è più uguale. Questo succede a causa di liste bloccate e candidature. Sarebbe giusto punire chi esagera facendogli perdere parlamentari.

Assurda inoltre la soglia di accesso nazionale per senato che è eletto a base regionale. Tralasciando altri due punti minori, il “Rosatellum” ha determinato una disparità di trattamento tra liste singole e liste in coalizione per cui per liste singole non si conteggiano come validi voti da 0 a 2, 999%, mentre per le coalizioni si conteggiano i voti di liste tra 1 e 2,999%.

In tal caso si determina la violazione dell’art. 3 e dell’art. 48 della Costituzione, perché ingiustificato il miglior trattamento delle coalizioni dopo la modifica dell’art. 14 bis dpr n. 361/1957 come introdotto dalla 270/2005, modificato dalla 52/2015 con abrogazione coalizioni reintrodotte dalla l. 165/2017, ma togliendo obbligo alle coalizioni di avere un unico programma e un unico capo politico delle coalizioni, che poteva giustificare una disparità di trattamento. In tal caso quindi il voto non è uguale e non è personale.

Antonio Giolitti all’epoca Deputato Comunista dichiarò:

E infine voglio ancora ricordare la garanzia che il sistema proporzionale costituisce per i diritti delle minoranze, in particolare per il loro diritto ad essere adeguatamente rappresentate nel Parlamento e ad avere quell’influenza che corrisponde al loro peso e alla loro entità nella vita politica del Paese”.

Di tutto questo si è smarrito il senso.

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